Percorrendo la strada provinciale, una volta statale, fra Domo e Villa molti avranno notato un nuovo cantiere. Si tratta della costruzione di una rotatoria. Pochi rammenteranno, tuttavia, che dietro quest’opera c’è una storia cominciata esattamente trent’anni fa che vorrei rievocare poiché mi ha coinvolto personalmente quando cominciai ad occuparmi di Italia Nostra.
Durante un viaggio in auto attraverso l’Inghilterra e la Scozia mi imbattei in una strana creatura che non avevo mai sperimentato: una rotatoria. Non che le rotonde mancassero in Italia ma in quegli anni le stavano smantellando poiché si intasavano facilmente. In effetti, essendo la precedenza accordata ai veicoli provenienti da destra capitava che quelli nella rotonda dovessero fermarsi e, rimanendo intrappolati, paralizzavano il traffico.
In Inghilterra notai, invece, che la precedenza era data ai veicoli provenienti da sinistra e il traffico, anche intenso, scorreva a meraviglia. Lì per lì ritenni che il miracolo fosse dovuto alla guida a sinistra: sempre fortunati questi inglesi, pensai! In ogni modo rischiai più volte di essere travolto in quanto un radicato riflesso condizionato mi suggeriva che avessi io la precedenza in quanto proveniente da destra. Alla fine capii l’antifona e mi piacque talmente che tornato in Italia cominciai a scrivere ai giornali perorando la causa della rotatoria all’inglese.
E qui cominciò una saga che Adriano Velli, storico cronista de La Stampa, ricorda benissimo avendo scritto diversi articoli sul tema che ora sta cercando di ritrovare negli archivi del giornale. Comunque, sulla base della mia esperienza vi racconto la reazione del pubblico.
Il primo a farsi vivo fu un compagno delle scuole elementari di Arona che si ricordava di me dopo quaranta anni che ci eravamo persi di vista. Mi telefonò indignato chiedendomi se ero uscito di testa nel proporre simile assurdità. Non so se fosse cointeressato in qualche commercio di semafori ma scoprii presto che si trattava di una questione “ideologica”. Si erano infatti formate due fazioni, con i fautori delle rotonde collocabili “a sinistra” e i detrattori, individuabili nel mondo di “ destra”.
La disputa si focalizzò, appunto, sullo svincolo della superstrada fra villa e Domo allora in costruzione. Il Sindaco in carica, Ettore Angus disse che non si poteva fare la rotatoria poiché troppo costosa:. cinquecento milioni di lire che rapportati al 2011 corrisponderebbero all’incirca a 667.000,00 euro. Se la Provincia ne spende ora 400.000, come riportano i giornali o ha fatto un affare o Angus esagerava. Ma Angus era “di destra”..
Ma torniamo all’origine delle rotatorie. Esse furono inventate dall’Ing Frank Blackmore, ufficiale della Raf. Fu scritto di lui che “Come Churchlll disse dei piloti della Royal Air Force, dopo la seconda guerra mondiale, mai così tante persone hanno dovuto riconoscenza a così poche e in questo caso a una sola: l’inventore delle moderne rotonde stradali”,
Blackmore chiamò la sua creatura the magic roundabout ovvero il magico rondò.
Le prime rotatorie furono sperimentate nel 1969.e invasero l’Inghilterra in brevissimo tempo.. Tanto per dire, in Scozia le intersezioni fra superstrade di classe M, del tutto simili alle nostre autostrade, è regolata da una magica rotonda, a raso.
In Europa i primi ad adottare l’invenzione dell’ingegnere inglese furono i francesi circa trent’anni fa ed ebbero una rapida diffusione. Da qui la falsa definizione di “rotatorie alla francese”. Intanto in Italia si completava la strage delle ultime rotonde sostituendole con semafori. Chiesi disperato a un ingegnere perché mai non copiavamo da inglesi e francesi: era sufficiente cambiare il senso delle precedenze. Mi rispose che nel nostro Paese non esisteva “la cultura della rotonda alla francese” poiché al Politecnico insegnavano 148 tipi li incroci stradali ma la rotatoria anglo-inglese non c’era.
Finalmente, dopo i canonici trent’anni di ritardo, anche da noi comparvero le prime pasticciate rotatorie “all’italiana”, cioè con modifiche e cervellotici adattamenti talvolta esilaranti, evocanti il Conte di Sandwich, il quale, come narra la leggenda, spese una vita nel ricercare la giusta posizione dei tre strati di pane e salame come riscontrabile oggigiorno nei panini di McDonald’s.,
E’ tuttavia sorprendente l’entusiasmo che travolse gli italiani una volta scoperta la logica della rotatoria tanto che, come tutti i neofiti, ne piazzarono dappertutto anche nei luoghi più impensati. Vogogna è lì da vedere..
P.S. In quanto a stranezza la nuova rotatoria in costruzione fra Domo e Villa rischia di superare quella di Vogogna; perché così grande? In questo modo si costringono gli sfortunati automobilisti provenienti da Villa ad una lunga deviazione. Valli a capire.
Dr. Italo Orsi
Presidente della Sezione Verbano Cusio Ossola
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Leggi i due articoli:
L’uomo che odiava i semafori (da La Stampa.it)



