Al Sindaco della Città di Bari
All’Assessora alla Rigenerazione urbana del Comune di Bari
Ai Consiglieri comunali di Bari
Le decisioni sul futuro della città non spettano solo agli amministratori pubblici e ai portatori di interessi – cioè la proprietà immobiliare, le imprese edili, i fondi di investimento e i tecnici del settore. La città appartiene a chi la abita, chi ci vive e la usa ed ha diritto di incidere sulle scelte e difendere il bene comune dalla mercificazione turistica.
L’ha ricordato l’urbanista del Politecnico di Bari Valeria Monno al convegno promosso dalla sezione di Bari di Italia Nostra, lo scorso 26 febbraio. Intorno al tema dell’incontro – «Le politiche dell’abitare. Una sfida per Bari» – si è sviluppato il confronto sulle più recenti tensioni dell’urbanistica cittadina, caratterizzate dalla delibera di Consiglio comunale del 26 marzo u.s. che applica la legge regionale n. 36 del 2023 sulla rigenerazione urbana.
La giurista dell’Università di Bari Annamaria Angiuli ha indicato i rischi delle norme di governo del territorio che finiscono per legittimare un sistema di deroghe generalizzate ai piani urbanistici. Il meccanismo degli incentivi volumetrici – previsto nelle ristrutturazioni – è ancora più dannoso quando prevede la compensazione economica della cessione di aree da destinare a standard, cioè verde pubblico e servizi per la residenza.
Le iniziative volte alla realizzazione di programmi di social housing non hanno prodotto sinora nessun risultato significativo ed anzi si sono rivelate per paradosso il mezzo per costruire residenze universitarie e studentati poi trasformati in appartamenti da immettere sul mercato immobiliare, con ulteriore aggravamento del carico insediativo in quartieri già privi di servizi.
I programmi di edilizia residenziale pubblica non sono adeguati alle urgenze del fabbisogno abitativo, espresso da fasce a basso reddito. L’offerta di alloggi popolari è ulteriormente erosa dalle cessioni per riscatto di alloggi inclusi nei piani di dismissione dell’Arca Puglia Centrale: nel piano del 1994 – e tuttora efficace – si dispone la vendita di 8.735 alloggi.
Inoltre, la riserva del 35% dell’incremento volumetrico premiale ai contratti a lungo termine (solo per dieci anni e senza limite dell’importo), stabilita nella succitata delibera di Consiglio comunale, non appare affatto sufficiente a contrastare il fenomeno degli affitti brevi e dell’overtourism che sta minando anche il carattere identitario di interi quartieri, a cominciare dalla Città Vecchia, i cui abitanti sono diminuiti a causa della epidemia dei B&B.
Il parroco della Cattedrale, don Franco Lanzolla, ha di recente sottolineato che rispetto a vent’anni fa Bari Vecchia ha perduto due terzi della sua popolazione, oggi ridotta a poco più di 5.000 persone.
È necessario sottrarre l’urbanistica alla dimensione freddamente normativa. La partecipazione non può essere ridotta ad una forma di costruzione verticale di consenso verso decisioni già prese e progetti già elaborati, ma deve interrogare i bisogni reali della cittadinanza, esclusa finora dal dialogo con la pubblica amministrazione, perché non ha voce.
La sezione di Bari dell’associazione Italia Nostra fa propria perciò la richiesta – avanzata dalla professoressa Monno – di istituire un tavolo di confronto della società civile e delle associazioni di cittadinanza attiva con il Comune sulle politiche dell’abitare.
Bari, 8 aprile 2026 – prot. 0030/2026
Raffaella Cassano – Liliana Spagnolo
Dino Borri – Antonella Calderazzi
Valeria Monno – Nicola Signorile
Italia Nostra APS – Sez. di Bari





