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Data: 7 Febbraio 2024

Progetto di ampliamento della pista Porsche: le azioni di Italia Nostra per salvare il bosco e la macchia dell’Arneo

La vicenda del progetto di ampliamento della Pista NTC della Porsche di Nardò è diventata una questione di carattere internazionale visto l’ampio interessamento dei diversi organi di informazione ai diversi livelli e il coinvolgimento della Commissione Europea con l’interrogazione presentata dell’On. Rosa D’Amato e con il documento inoltrato da Italia Nostra. L’attività dall’Associazione, tramite della scrivente Sezione, è stata ed è finalizzata esclusivamente a difendere il bosco e la macchia dell’Arneo quale parte dell’originaria foresta del Salento, luogo simbolico legato alla storia e alle tradizioni delle comunità locali e inserito, per la sua rilevante valenza ambientale, nella Rete Natura 200 (Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale), e per la presenza di pseudo-steppa e foreste di leccio che “risultano quasi del tutto scomparsi nel Salento, lo stesso esteso nucleo di lecceta-macchia presenti nella proprietà NTC costituiscono l’ultimo relitto di questi habitat nel Salento…” come risulta dal Progetto di gestione dell’area naturale protetta.

In merito a tali aspetti le azioni poste in essere e le motivazioni di Italia Nostra risultano essenzialmente le seguenti. Le criticità rilevate sul progetto di ampliamento della pista Porsche (approvato dalla Giunta regionale pugliese con la Del. n. 1096 del 31 luglio 2023) sono state evidenziate prioritariamente dall’Associazione lo scorso 30 nov. nell’audizione presso la 5° Commissione della Regione Puglia, osservazioni che l’Associazione ha poi inviato il successivo 5 dicembre alla Commissione Europea affinché valutasse la legittimità delle procedure e le valutazioni del progetto Porsche effettuate dalla Regione Puglia.

Tutto ciò non perché Italia Nostra sia prioritariamente contraria all’ammodernamento dell’impianto della Porsche, ma al progetto tal quale e alla procedura di deroga sulla salvaguardia dell’habitat adottata dalla Regione Puglia in quanto mancherebbero i presupposti necessari giacché l’intervento potrebbe realizzarsi in adiacenza senza intaccare la vegetazione protetta e con minore consumo di suolo, argomentazioni che l’Associazione ha evidenziato per la mancanza di un adeguato esame delle localizzazioni alternative, in quanto tale carenza costituisce un presupposto fondamentale in caso di accertato pregiudizio degli habitat, insieme alle carenze del parere espresso nella Valutazione di Impatto Ambientale senza valutare alcuni elementi essenziali come l’entità della biomassa estirpata.

Per tali ragioni e sulla necessità di stimare le caratteristiche, la vetustà degli alberi che verrebbero rimossi, negli oltre 2 milioni di mq di aree naturali che saranno devastate, e per valutare l’impatto sull’assorbimento della CO2 e gli effetti climatici causati dalle biomasse vegetali estirpate (il Testo Unico Ambientale prevede la possibilità che si accerti, anche “successivamente all’autorizzazione del progetto” , …”la sussistenza di impatti ambientali negativi, imprevisti, ulteriori o diversi, ovvero di entità significativamente superiori a quelli valutati nell’ambito della procedura di VIA”), Italia Nostra ha chiesto alla Regione Puglia, in ottemperanza agli obblighi di monitoraggio e controllo, che disponesse l’accesso all’Associazione nell’area dell’intervento, unitamente al soggetto proponente e con “gli altri soggetti competenti in materia ambientale”, tanto anche ai fini di ulteriori valutazioni ed eventuali e provvedimenti, richiesta che – da ben due mesi – la Regione Puglia ha eluso nonostante i ripetuti solleciti.

A seguito della comunicazione inviata dalla Regione Puglia alla Commissione Europea per la deroga concessa alla Direttiva Habitat, Italia Nostra ha inviato il 5 dic. u.s. alla stessa Commissione una dettagliata segnalazione, con richiesta d’intervento, evidenziando le carenze nella prospettazione della Regione, tra cui la mancata indicazione di soluzioni alternative che consentissero di realizzare le opere in aree diverse senza intaccare la zona protetta, indicazione che è presupposto fondamentale della Direttiva Habitat per una rigorosa e completa valutazione. Verso la Commissione Europea Italia Nostra ha evidenziato infatti che la presenza di adeguate aree esterne imponeva di considerare tale ipotesi alternativa e la mancata valutazione, in base alla giurisprudenza della Corte Europea, costituisce responsabilità per lo Stato, garante della tutela del sito, per il venir meno del rispetto degli obblighi.

A tal proposito l’Associazione ha segnalato alla Commissione come le uniche alternative realmente valutate siano state quelle all’interno della proprietà Porsche che danneggiano comunque gli habitat, mentre non è stato mai valutato dalla Regione alcun ipotesi alternativa sulle aree confinanti la proprietà Porsche presenti all’interno del grande anello. Al contrario di quanto sostenuto nel progetto della NTC, proprio in contiguità con le attuali strutture vi sono aree pianeggianti, prive di vincoli ambientali e tecnicamente collegabili, la cui inclusione nel progetto ne adeguerebbe la destinazione urbanistica e, utilizzando le quali, vi sarebbe minor consumo di suolo ed alcuna estirpazione di habitat.

In merito ai contenuti del Ricorso depositato lo scorso 22 gennaio al TAR Puglia – Sede di Bari, promosso da Italia Nostra, dal Gruppo di Intervento Giuridico, dal Comitato “Custodi del bosco d’Arneo” ed altri e patrocinato dell’Avv. Prof. Filippo Colapinto del Foro di Bari, avverso la Delibera della Giunta regionale pugliese di approvazione dell’Accordo di programma e al Decreto del Presidente Emiliano, si rimanda al documento dello stesso Avv. Colapinto del Gruppo di Intervento Giuridico e allegato alla presente. Per le numerose e variegate argomentazioni poste in evidenza attraverso le iniziative intraprese da Italia Nostra e nell’evidenziare il mancato coinvolgimento del territorio e dei portatori di interessi diffusi su un intervento di enorme portata ambientale e sociale, l’Associazione è impegnata nel pro-muovere ulteriori azioni nelle diverse sedi per tutelare un bene naturale di importanza comunitaria ed anche perché le diverse parti in causa – a partire dalla Regione Puglia – possano convenire nell’individuare una diversa collocazione del progetto in grado di salvaguardare integralmente il bosco e la macchia dell’Arneo. 

Qui la documentazione sul comunicato stampa del Gruppo di Intervento Giuridico

e

qui il contributo dei Custodi del Bosco d’Arneo

per leggere la rassegna stampa: cliccare qui

Per leggere la rassegna stampa sulle possibili alternative: cliccare qui

L’editoriale di Fabio Modesti sul Corriere del Mezzogiorno

 

 

 

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