Italia Nostra

Data: 25 Settembre 2018

Giorgio Bassani, Feltrinelli e la controversa pubblicazione de “Il Gattopardo”

«Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano un repubblica in quattro e quattr’otto. Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.» (Tancredi Falconeri, nipote di don Fabrizio Corbera, Principe di Lampedusa – da “Il Gattopardo”)

La recente scomparsa di Inge Schönthal Feltrinelli, moglie di Giangiacomo Feltrinelli, ha riportato alla luce la controversa vicenda della pubblicazione di un testo, di un romanzo straordinario: “Il Gattopardo”, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il testo racconta, descrive le trasformazioni sociali in Sicilia durante il Risorgimento, dal momento del trapasso del regime borbonico alla transizione unitaria del Regno d’Italia, seguita alla spedizione dei Mille di Garibaldi. Dopo i rifiuti delle principali case editrici italiane, Mondadori, Einaudi e Longanesi, l’opera fu pubblicata da Feltrinelli nel 1958, un anno dopo la morte dell’autore, vincendo il Premio Strega nel 1959, e diventando uno dei best-seller del secondo Dopoguerra. Considerato uno dei più grandi romanzi della letteratura italiana e mondiale, il testo fu adattato, nell’omonimo film del 1963, diretto da Luchino Visconti, e interpretato – tra gli altri – da Burt Lancaster, Claudia Cardinale e Alain Delon.

“Il Gattopardo” fu scritto tra la fine del 1954 e il 1957. L’autore, Tomasi di Lampedusa, un aristocratico erudito e appassionato di letteratura, ma del tutto sconosciuto ai circuiti letterari italiani, inviò il manoscritto, per farlo pubblicare, agli editori Arnoldo Mondadori Editore e Einaudi, che rifiutarono. Il testo, pur privo di alcuni capitoli, fu dato in lettura prima al conte Federici per Mondadori, poi a Elio Vittorini (siciliano come Tomasi di Lampadusa), allora consulente letterario per Mondadori e curatore della collana “I gettoni” per l’Einaudi. Vittorini bocciò il romanzo per entrambe le case editrici, rimandandolo all’autore, e accompagnando il rifiuto con una lettera di motivazione. Nella lettera Vittorini  comunque scriveva: «Anche se come modi, tono, linguaggio e impostazione narrativa può apparire piuttosto vecchiotto, da fine Ottocento, il suo è un libro molto serio e onesto, dove sincerità e impegno riescono a toccare il segno in momenti di acuta analisi psicologica, come nel capitolo quinto, forse il più convincente di tutto il romanzo». L’opinione negativa di Vittorini fu da lui ostinatamente ribadita anche successivamente, quando “il Gattopardo” divenne un caso letterario internazionale.

La controversa pubblicazione del romanzo avvenne solo dopo la morte dell’autore. L’ingegner Giorgio Gargia, paziente della baronessa Alexanadra Wolff Stomersee, la moglie (psicoanalista) di Tomasi, si offre di consegnare una copia a una sua conoscente, Elena Croce, figlia di Benedetto Croce, che lo segnala a Giorgio Bassani, da poco divenuto direttore della collana di narrativa “I Contemporanei” per la Giangiacomo Feltrinelli Editore, e che sollecitava gli amici letterati a segnalargli interessanti inediti. Bassani ricevette dalla Croce il manoscritto incompleto, ne comprese immediatamente l’enorme valore, e nel febbraio 1958 volò a Palermo per recuperare e ricomporre il testo nella sua interezza. Decise subito di pubblicare il libro, che uscì l’11 novembre dello stesso anno. Nel 1959, quando “Il Gattopardo” ricevette il premio Strega, la tiratura aveva raggiunto in solo otto mesi le 250.000 copie, divenendo il primo best seller italiano con oltre centomila copie vendute. Il titolo del romanzo ha origine nello stemma di famiglia dei principi di Lampedusa, rappresentato dal “Felis leptailurus serval”, una belva felina diffusa nelle coste settentrionali dell’Africa, proprio di fronte a Lampedusa. Nelle parole dell’autore l’animale ha un’accezione positiva: «Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra». Tuttavia, proprio sull’onda del successo mondiale del romanzo, sarebbe prevalso un significato non positivo: l’aggettivo “gattopardesco” da allora rappresenta l’emblema del trasformismo delle classi dirigenti italiane. Ad ogni modo, è anche vero che fu Tomasi di Lampedusa stesso, con le sue  parole, a legare il termine “gattopardesco” a un significato ambiguamente negativo, quando prevede un destino di rassegnazione e di solo illusorio orgoglio per l’Italia futura. Le pagine del manoscritto originale sono oggi custodite presso il “Museo del Gattopardo” a Santa Margherita di Belice (Agrigento) e furono cedute al Comune da Gioacchino Lanza Tomasi.

Da mio padre ho avuto in dono questa prima edizione de “Il Gattopardo”, pubblicata –  appunto – da Feltrinelli, a Milano, nel 1958. Bellissima la copertina, disegnata da Heiri Steiner. La prefazione (che allego) è di Giorgio Bassani, scrittore poeta e politico; indimenticabile presidente nazionale di Italia Nostra dal 1965 al 1980.

Leandro Janni – Presidente del Consiglio Regionale di Italia Nostra Sicilia

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