Italia Nostra

Data: 1 Dicembre 2014

Il passato e il futuro di Gela

Paradiso e inferno. Esotica, geometrica e caotica. Estrema. Gela, al centro della costa meridionale della Sicilia, bagnata dal Mediterraneo, è città dalle fortissime contraddizioni. In un contesto in cui le testimonianze archeologiche rimandano a un passato straordinariamente ricco, la rapida, caotica espansione urbana della città degli ultimi decenni sconcerta e frastorna. Del resto, è impossibile descrivere Gela senza analizzare il diffuso abusivismo edilizio che, incurante di leggi e divieti, ne ha alterato la struttura urbana e paesaggistica sino a soffocarne, renderne quasi illeggibili le rilevanti stratificazioni storiche.

Già nel 1900 Paolo Orsi iniziò scavi sistematici che, ancora oggi, continuano a riportare alla luce testimonianze della presenza dell’uomo sin dai tempi preistorici. Nel 669 a.C. i coloni rodio-cretesi fondarono la città sulla parte orientale dell’altura detta del Molino a Vento, controllando ben presto la costa e la pianura e creando, nel 580 a.C, la sub-colonia di Akragas (Agrigento). L’apogeo venne raggiunto sotto il tiranno Gelone, il quale però, impadronitosi di Siracusa, vi trasferì nel 482 a.C. gran parte dei geloi. Distrutta dai cartaginesi nel 405 a.C. e rifondata nel 338 a.C., Gela fu rasa al suolo nel 282 a.C. dai mamertini. Finzia, tiranno di Agrigento, ne accolse gli abitanti nella nuova città di Phintias (Licata). Dopo più di 1500 anni di disaggregazione, Federico II di Svevia, nel 1230, fondò la nuova città, sul sito di Gela arcaica, col nome di Terranova. L’impianto urbano medievale, probabilmente cinto da mura, si strutturò tra l’attuale piazza Umberto I e largo Calvario, sui due assi ortogonali di corso Vittorio Emanuele e via Marconi. Infeudata agli inizi del XV secolo, la città venne circondata da una nuova cinta di mura nel 1582, entro la quale l’abitato rimase sino all’Ottocento. Dal 1927 la città ha ripreso l’antica denominazione di Gela.

Il recente, controverso sviluppo della città è contrassegnato dal polo petrolchimico – inaugurato nel 1965, oggi inesorabilmente in dismissione – e dalla mancanza quasi assoluta di politiche di gestione e di tutela del territorio. Dal suo importante passato la città può trarre forza, ispirazione e idee per un progetto di rinascita sociale, culturale ed economica, per un progetto di riconversione industriale e urbana, oggi auspicato da numerosi cittadini e proclamato, tra ambiguità e contraddizioni, da politici e amministratori. Certo è che se tanti cittadini, risvegliati o unicamente esasperati, protestano, partecipano, propongono, si coordinano, vigilano, operano, pretendono che siano rispettati i propri diritti e si impegnano ad assolvere i propri doveri, qualcosa di nuovo, di importante può accadere. A Gela ci sono risorse straordinarie, umane e ambientali, ma non basta. Ci vuole consapevolezza e una nuova idea di città, di territorio. E di certo il nuovo, oggi, nasce come desiderio, progetto, processo collettivo. Tutto è ancora possibile.

Leandro Janni – Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

 

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