Italia Nostra

Data: 25 Febbraio 2011

Monitoraggio delle cave nei territori di Enna e Caltanissetta per contrastare la criminalità organizzata

Nella nostra bella e martoriata Sicilia anche le cave sono tra gli obiettivi della criminalità comune e organizzata, tra gli obiettivi di Cosa nostra. Questo, in particolar modo, nei territori della Sicilia centrale di Enna e Caltanissetta, dove si sono registrate sei denunce per scavo abusivo o violazioni delle norme di sicurezza, tre ordinanze di sospensione dei lavori e dieci diffide amministrative. È questo il bilancio dell’attività interforze voluta dalla Prefettura di Enna relativamente alla gestione delle cave e dell’attività estrattiva che, secondo il prefetto Giuliana Perrotta, sarebbero sensibili e subirebbero tentativi di infiltrazione da parte della criminalità comune e organizzata.

Martedì 22 febbraio 2011 si è riunito presso la Prefettura di Enna il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, un vertice allargato agli assessori regionali alle Autonomie locali e alle Infrastrutture, Caterina Chinnici e Pietro Carmelo Russo, ai procuratori della Repubblica di Enna, Nicosia e Caltanissetta, Calogero Ferrotti, Fabio Scavone e Sergio Lari, al comandante regionale dei Carabinieri Riccardo Amato, al capo di Stato maggiore della Guardia di Finanza in Sicilia Giuseppe Sironi, al questore Salvo Patanè, ai comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, Baldassare Daidone e Giuseppe Pisano, al capocentro della Dia di Caltanissetta Gaetano Scillia, al viceprefetto Matilde Pirrera. Considerato che precedenti controlli e recenti attività investigative delle forze dell’ordine hanno evidenziato un’esposizione all’ingerenza della criminalità organizzata di cave e impianti di trattamento di materiale di scavo e dei rifiuti derivanti da demolizioni,  il nucleo interforze è stato integrato con la presenza di tutti i rappresentanti degli enti che a vario titolo sono interessati, per la loro attività istituzionale, al settore estrattivo: il Distretto Minerario, l’Agenzia Regionale per la Prevenzione Ambientale, la Polizia Provinciale.

L’attività di coordinamento svolta dalla Prefettura ha permesso, anche tramite le verifiche in situ, di acquisire una visione completa delle attività estrattive presenti sul territorio, evidenziando casi di abusivismo, di mancato rispetto delle prescrizioni ambientali e ogni altra situazione di rilievo suscettibile di essere opportunamente valutata da parte degli enti competenti nell’azione autorizzativa. Inoltre, in relazione al numero delle cave oggetto del monitoraggio, va evidenziato che il contesto ambientale in esame risulta significativo. Secondo i dati diffusi dalla Regione Siciliana e aggiornati al 31 dicembre 2008, la provincia di Enna conta un numero di cave attive (52) analogo a quello di territori ben più vasti quali Palermo (56 cave attive), Messina ( 42 cave attive) e Caltanissetta ( 48 cave attive). Lo screening ha riguardato anche 82 cave ormai dismesse e 19 impianti di trattamento di materiale di cava e di inerti. Le risultanze del monitoraggio hanno fornito la fotografia di un settore sensibile alle infiltrazioni della criminalità organizzata e gestito in violazione delle disposizioni ambientali. I rappresentanti della Regione hanno manifestato grande apprezzamento per il lavoro svolto che, al momento, costituisce un caso unico a livello regionale e hanno assicurato l’individuazione, in sinergia, di specifiche disposizioni anche di natura pattizia finalizzate a rendere efficaci gli accertamenti antimafia nel settore estrattivo e più in generale in relazione agli appalti pubblici.

I rappresentanti della Magistratura, nell’unirsi all’apprezzamento per il lavoro svolto, hanno invitato il comandante della legione dei Carabinieri a voler segnalare al comando generale l’esigenza che venga istituito in provincia di Caltanissetta, con competenza anche su quella di Enna, una sezione del Noe dei Carabinieri. Il Prefetto, nel ringraziare le forze di polizia e le altre istituzioni per la collaborazione e sinergia d’intervento, ha evidenziato che con la metodologia utilizzata è stato possibile creare una vera e propria anagrafe di un settore particolarmente delicato “non solo sotto il profilo antimafia, ma anche sotto l’aspetto ambientale, sanitario ed economico, con dati e immagini suscettibili di un continuo e dinamico aggiornamento”.

Noi di Italia Nostra non possiamo che esprimere vivo apprezzamento nei confronti dei protagonisti istituzionali e territoriali di questa vicenda riscontrando, finalmente, l’affermarsi di una sensibilità nuova verso le complesse e delicate problematiche paesaggistiche e ambientali.

Leandro Janni

Consigliere nazionale di Italia Nostra

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