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Nel ricordo di Paola Pelagatti, Accademica dei Lincei

7 Aprile 2026
paola pelagatti
 
Italia Nostra piange la scomparsa di Paola Pelagatti. Lo fa con il senso preciso di aver perduto non soltanto una grande studiosa, ma una compagna di strada: una donna che aveva fatto propria, molto prima che divenisse battaglia collettiva, la convinzione che il patrimonio archeologico non sia proprietà degli specialisti né degli Stati, ma bene comune dei popoli che vi abitano sopra, che vi vivono intorno, che ne ricevono identità e che hanno il diritto — e il dovere — di difenderlo.
Si è spenta all’età di novantanove anni, protagonista di alcune tra le più importanti campagne di scavo nel Sud-Est siciliano. ) Ma ridurre Paola Pelagatti alla dimensione dello scavo sarebbe un’operazione ingenerosa e parziale. Ella fu qualcosa di più e di diverso: fu una coscienza critica del sistema dei beni culturali italiani in un momento storico in cui quel sistema era ancora tutto da costruire, e spesso da difendere contro le negligenze delle amministrazioni, contro l’indifferenza della politica, contro la predazione organizzata del mercato clandestino.
Fu tra le prime in Italia ad introdurre metodologie di scavo stratigrafico aggiornate, e  anche a promuovere iniziative pionieristiche contro gli scavi clandestini e per il rientro dei beni trafugati dall’Italia. In questo, Pelagatti anticipò battaglie che Italia Nostra avrebbe fatto proprie con la stessa urgenza e con la la stessa intransigenzala convinzione che ogni reperto estratto illegalmente dal suolo siciliano, ogni anfora venduta a un collezionista straniero, ogni necropoli violata nella notte rappresentino una ferita inflitta non soltanto alla scienza, ma alla comunità civile che su quel territorio fonda la propria memoria. Non si tutela ciò che non si ama, e non si ama ciò che non si conosce: ed ella dedicò la vita intera a far conoscere — agli studiosi, alle istituzioni, ai cittadini — ciò che la terra di Sicilia custodisce.
Successore di Luigi Bernabò Brea alla guida della Soprintendenza alle Antichità della Sicilia Orientale, Pelagatti ereditò da quel grande maestro non soltanto la responsabilità istituzionale, ma una visione del tutto: la convinzione che la Soprintendenza non fosse un ufficio burocratico, ma un presidio civile, un luogo di resistenza contro la dispersione e il degrado. Bernabò Brea aveva costruito attorno a sé una squadra — Pelagatti,  Giuseppe Voza,  Madeleine Cavalier — affidando loro lavori fondamentali e incoraggiando la collaborazione con istituti stranieri: un modello di lavoro collegiale, aperto, internazionale, che Pelagatti proseguì con fedeltà e con originalità propria.
Siracusa deve a Paola Pelagatti qualcosa che non è semplicemente catalogabile nella storia della ricerca, ma appartiene alla storia della Città come istituzione civile. Ella giunse in questa Soprintendenza come erede di una doppia genealogia — quella di Paolo Orsi, il grande fondatore, e quella di Bernabò Brea, il ricostruttore del dopoguerra — e seppe tenere insieme le due tradizioni senza schiacciarne nessuna. Fu profonda conoscitrice dei Taccuini di scavo di Paolo Orsi,  quei manoscritti preziosi nei quali si stratifica l’intera memoria della ricerca siciliana ottocentesca e primo-novecentesca,  e ne curò la valorizzazione scientifica con lo stesso rigore con cui conduceva gli scavi sul campo, convinta che custodire il metodo di un grande predecessore fosse un atto di responsabilità verso il futuro non meno urgente dello scavo medesimo. Ma il lascito più visibile che Siracusa porta nel suo volto pubblico è il Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi”.
 
Il Museo, inaugurato nel 1988 nel parco di Villa Landolina, offre al visitatore il risultato dell’intensa attività di scavi condotta da Paolo OrsiLuigi Bernabò Brea, Paola Pelagatti e Giuseppe Voza nella Sicilia centro-orientale;  il nome di Pelagatti in quella sequenza non è un’aggiunta protocollare, ma il riconoscimento di una responsabilità scientifica e istituzionale concreta. Al progetto espositivo e all’allestimento del nuovo museo contribuirono Luigi Bernabò Brea e Paola Pelagatti — entrambi già Soprintendenti di Siracusa e Direttori del Museo nella sede storica di Piazza Duomo — insieme a una generazione di studiosi italiani e francesi che fecero di quella impresa museografica un atto di cultura europea. Il Museo che oggi i visitatori percorrono, con le sue sale di preistoria sicula, di colonie greche, di necropoli arcaiche, è anche opera sua: non solo nei reperti che ella portò alla luce, ma nell’ordine con cui quei reperti parlano al pubblico, nella logica espositiva che ne orienta la lettura, nel gesto — per nulla scontato — di aver pensato il Museo come luogo di formazione civica e non soltanto di esposizione scientifica.
Nel 2017 il Comune di Ragusa le conferì la cittadinanza onoraria, riconoscendoLe di aver dedicato «buona parte della propria vita professionale allo studio, alla conservazione, alla fruizione e alla tutela del notevole patrimonio archeologico della Sicilia sud-orientale». Quella formula — conservazione, fruizione, tutela — è il lessico di Italia Nostra. È il lessico di chi sa che il patrimonio non sopravvive da solo,  ma 
che ha bisogno di essere presidiato, raccontato, reso accessibile, e che questo lavoro esige una fedeltà quotidiana, spesso ingrata, raramente celebrata. Paola Pelagatti praticò quella fedeltà per quasi un secolo, senza mai cedere alla stanchezza, né alla rassegnazione.
Durante la cerimonia del 2017 ella ricordò l’importanza del Museo Archeologico Ibleo e del Parco di Camarina, invitando le istituzioni a custodirli come beni identitari e irrinunciabili. Le parole di un’anziana studiosa che, a novant’anni suonati, trovava ancora necessario rivolgere un monito alle istituzioni affinché non dismettessero la responsabilità della custodia, risuonano ancora come monito. È un’immagine che dice tutto di ciò che Ella fu: non un’icona da celebrare, ma una voce da ascoltare, ancora viva, ancora esigente, ancora capace di scomodare chi avrebbe preferito dormire sonni  tranquilli.
Accademica dei Lincei dal 2002, membro dell’Istituto Archeologico Germanico e della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, Ella portò il peso di questi riconoscimenti con la sobrietà di chi sa che il titolo vale quanto il lavoro che lo ha preceduto, e non oltre. La grandezza di Paola Pelagatti non stava nelle cariche, ma nella continuità silenziosa e tenace di una presenza: nei taccuini di scavo, nei cataloghi museali, negli atti dei convegni, nelle aule universitarie della Calabria e della Tuscia, dove formò generazioni di archeologi che oggi presidiano, a loro volta, quel patrimonio.
Italia Nostra Siracusa la ricorda con gratitudine e con rispetto. Con gratitudine, perché la sua opera ha restituito alla luce — e dunque alla comunità — ciò che il tempo e la disattenzione avrebbero condannato all’oblio. Con rispetto, perché Ella  ha dimostrato che è possibile spendere una vita intera al servizio di ciò che è pubblico, collettivo, irripetibile, e farlo senza clamore, senza reclamare altro compenso se non quello di vedere la terra custodita e la memoria onorata.
Alla famiglia e a quanti la conobbero e le vollero bene, l’Associazione Tutta esprime le proprie condoglianze.
 Italia Nostra – Presidenza nazionale 
Italia Nostra – Sezione di Siracusa