Italia Nostra

Data: 12 Giugno 2014

News dalla Sicilia: non reindustrializzate Termini Imerese a spese dei boschi siciliani!

Un paio di anni fa chiudeva lo stabilimento FIAT di Termini Imerese (PA) e oltre 2000 persone, tra stabilimento ed indotto rimanevano senza lavoro. Poiché la cassa-integrazione prima o poi sarebbe finita, si è posto il problema di come reindustrializzare quell’area per risollevarne l’economia. Diversi imprenditori, anche stranieri, hanno presentato progetti industriali che non sono andati a buon fine per i più diversi motivi. Pertanto il problema della reindustrializzazione ha continuato ad incombere sulla Comunità Termitana alternando speranze a delusioni.

“La Sicilia” di domenica 8 giugno dà (senza troppo risalto, in verità) notizia di ulteriori proposte industriali, una delle quali (v. estratto in allegato) per nulla condivisibile per le negative ripercussioni che avrebbe sui boschi, sulla stabilità dei pendii ora protetti dal manto vegetale e sul paesaggio della Sicilia. Per discutere di tali proposte il Governo ha convocato il Presidente della Regione e l’Assessore alle Attività Produttive, ma non quello al Territorio e Ambiente (?) per la specificità del progetto che desta più preoccupazione.

Un’azienda intende produrre pellet per stufe non solo da residui di lavorazione del legno, ma anche attingendo ai boschi siciliani privi di manutenzione”.
Questa la notizia che  preoccupa moltissimo  perché la Sicilia non ha mai avuto un’industria del legno degna di tale denominazione (quindi scarti insignificani; forse quelli della lavorazione delle cassertte per frutta e verdura!). Il “ma anche attingendo” va pertanto realisticamente letto: “attingendo principalmente, se non esclusivamente“.
La Sicilia ha già dato in termini ambientali molto più di quanto abbia ricevuto in lavoro e benessere per i Siciliani: prima gli stabilimenti petrolchimici, poi lo stoccaggio di rifiuti pericolosi (???) nelle dismesse miniere di Pasquasia, ora l’eolico industriale selvaggio, prossimamente il taglio dei boschi. La Sicilia non può più essere considerata terra di rapina. L’orografia e la fragilità delle nostre aree montuose e collinari non permettono la rinuncia ad un solo ettaro della residua copertura boschiva, con o senza manutenzione. Il mantenimento della copertura boschiva è fondamentale per la difesa del suolo; lo si insegna anche agli scolari delle elementari!

Ma il bosco è anche il contesto dove la biodiversità si manifesta in tutta la sua potenza, specialmente in Sicilia dove i boschi presentano peculiarità proprie e specialissime nelle diverse aree geografiche. I boschi “lasciati a sè stessi” hanno un alto tasso di naturalità e di biodiversità in quanto non disturbati dall’intervento antropico. Piante ed animali, in competizione o in simbiosi tra loro, possono essere osservati in condizioni biologicamente ottimali. La “non manutenzione” (la cronaca ci è maestra dei mille artifici con cui si può piegare lo stato dei luoghi ai “requisiti di legge”!) non può essere il lasciapassare per le motoseghe che, in men che non si dica, “sbarberebbero” cime e pendii ora verdissimi lasciandoci terre brulle e desolate, soggette al dilavamento delle acque meteoriche ed a franamenti in caso di piogge intense.
Ulteriore motivo di preoccupazione per Italia Nostra è l’irreparabile danno che si arrecherebbe al paesaggio collinare e montano ancora connotato da coperture boschive.
Senza dire che la nuova strategia forestale europea, riconoscendo il plurale valore delle foreste, ha per obiettivo che entro il 2020 sia assicurata alle foreste dell’ UE una gestione rispettosa dei principi di sostenibilità ambientale e sia contrastata la deforestazione per il mantenimento della vitalità e della biodiversità degli ecosistemi.

LILIANA GISSARA – Consigliere Nazionale Italia Nostra

LEANDRO JANNI  –  Presidente Consiglio Regionale Sicilia di Italia Nostra

(clicca sull’articolo per ingrandirlo)


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