Italia Nostra

Data: 18 Luglio 2016

Quel “pasticciaccio brutto” della cuspide della Cattedrale di Nicosia

La città di Nicosia aspetta da decenni di poter rivedere, libera dalle impalcature di cantiere, la possente torre campanaria della sua Cattedrale. La cattedrale di San Nicolò di Bari, eretta nei primi decenni del 1300, sotto il regno di Federico II d’Aragona, è il più importante luogo di culto della città, sede della Diocesi di Nicosia. Al suo interno sono presenti opere di Antonello Gagini e di Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto. Al di sopra della volta a botte, si conserva un sorprendente tetto ligneo dipinto, peculiare opera pittorica siciliana del Quattrocento. La chiesa è stata dichiarata monumento nazionale il 21 novembre 1940.

Il restauro della torre, a cura della Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Enna, sta per concludersi. Finalmente. Ma i lavori di rifacimento (in corso) della cuspide stanno suscitando fortissimi dubbi, polemiche, sconcerto. Lunedì 11 luglio 2016, il dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale di Nicosia, in attesa di approfondimenti, ha disposto la sospensione dei lavori, in considerazione del fatto che sarebbe stata violata la normativa che prevede la richiesta di nullaosta sulle varianti sostanziali. Il progetto di variante relativo alla cuspide non sarebbe stato autorizzato dagli uffici competenti del Comune e dagli altri organi preposti alla tutela del bene culturale, ad esclusione del Genio Civile. L’ordinanza di sospensione è stata notificata alla Curia Vescovile di Nicosia e alla Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Enna. Il progetto originario relativo alla cuspide prevedeva una struttura conica, in acciaio  e legno, da rivestirsi con i preesistenti elementi in cotto smaltato policromi, previo intervento di restauro conservativo e limitando al massimo l’eventuale reintegro degli stessi. Il progetto di restauro della torre campanaria della Cattedrale, committente la Curia Vescovile di Nicosia, era stato approvato (nel 2004) dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali, dalla Soprintendenza di Enna, dall’Ufficio Tecnico Comunale e dal Genio Civile. Il recente, controverso progetto di variante prevede il rivestimento della cuspide con scandole di materiale plastico dai colori vivacissimi. Sgargianti. Il singolare cantiere della cuspide, allestito al centro di Piazza Garibaldi, adiacente alla Cattedrale nicosiana, ha  inesorabilmente evidenziato l’assurda e impropria soluzione tecnico-estetica delle scandole in plastica dai molteplici colori, scatenando perplessità e critiche nei cittadini più sensibili. Giustamente.

Noi di Italia Nostra non possiamo non chiederci come mai si sia potuta concepire, progettare e realizzare una soluzione del genere. Una cuspide rivestita con scandole di materiale plastico dai colori vivacissimi: uno “strano oggetto” che andrebbe bene per un parco giochi per bambini. Per una luna park. Per un ludico edificio postmoderno. Mai per il progetto di restauro di una chiesa del 1300. E’ stato detto che la cuspide rivestita in maiolica avrebbe avuto un peso eccessivo. Noi riteniamo che, laddove fosse stato necessario alleggerire il carico della cuspide, allora si sarebbe dovuta individuare una soluzione architettonica del tutto diversa. Una soluzione comunque dignitosa. Ma, evidentemente, a qualcuno è venuta in mente la soluzione delle scandole in plastica e questa surreale soluzione è stata portata avanti. Ottusamente, scriteriatamente.

Che altro dire? L’ennesimo lavoro pubblico relativo ad un bene di valore storico, collettivo, all’insegna dell’opacità e del pressappochismo. Della superficialità. Davvero un “pasticciaccio brutto”. Noi siamo convinti che nei casi di buon governo, di buona amministrazione, processo, contenuto e regola coincidano. Virtuosamente, luminosamente. Quando ciò non accade, allora c’è un problema di coerenza, di credibilità, di affidabilità. E di certo i cittadini e i monumenti non possono essere offesi in questo modo.

Leandro Janni – Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

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