Italia Nostra

Data: 12 Gennaio 2015

Soprintendenze siciliane, la corruzione si combatte con la rotazione

Nei Beni culturali siciliani la corruzione si combatte con le rotazioni nelle Soprintendenze. È la stessa misura con cui il Comune di Roma tenta di scrollarsi di dosso l’etichetta di Mafia Capitale assegnatogli dalla Procura ai primi di dicembre. Rotazioni anticorruzione, dunque. Quelle targate Trinacria, annunciate dall’estate scorsa, sono state tradotte concretamente dai primi di novembre. Regista di questi trasferimenti, già attuati o solo annunciati, per tutte le nove le Soprintendenze (uniche su base provinciale, a differenza di quelle nel resto d’Italia circoscrizionali e tematiche), il dirigente generale (dg) del Dipartimento Beni culturali Salvatore Giglione. Sembrerebbe la conferma al topos di una regione–laboratorio, che anticipa certi scenari italiani. È, invece, è il contrasto pirandelliano tra apparenza e sostanza. Ci si appella al Piano triennale di prevenzione della corruzione (Ptpc), che stabilisce che «il principio di rotazione si applica alle aree a più elevato rischio di corruzione» e che «la durata dell’incarico dovrebbe essere fissata a cinque anni rinnovabile preferibilmente una sola volta» (cap. 4, par. 3), per agire con incomprensibile tempestività laddove non ci sono interventi della magistratura in corso (Siracusa) e, invece, prendersela con comodo o rinviare a tempi non meglio definiti, e con modalità tutte da stabilire, su scenari in cui la Procura ha rivelato azioni a nocumento del territorio e del suo Patrimonio con l’avallo degli Istituti preposti alla tutela (Agrigento e Messina)…

continua a leggere articolo da Il Giornale dell’Arte. com del 7 gennaio 2015 – autore: Silvia Mazza (clicca qui)

 

 

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