Italia Nostra

Data: 26 Settembre 2018

“Specialissima Sicilia”

Dal governo regionale ancora una norma ambigua e insidiosa per la gestione del patrimonio storico, artistico e naturale dell’Isola

La gestione dei beni culturali e ambientali, in Sicilia, è e rimane preoccupante. Mai seria, comunque. Dopo lo scampato pericolo dell’art. 48 della legge 11/08/2017 n. 16 della Regione Siciliana, con il quale veniva gravemente compromessa l’efficacia dei piani paesaggistici regionali (vedi https://www.italianostra.org/sicilia-successo-della-cultura-e-del-diritto-sulla-barbarie/), un nuovo e insidioso disegno di legge che, apparentemente, punta a riscrivere le regole della burocrazia regionale, in ossequio alla legge Madia. Di fatto, tra le pieghe del disegno di legge si nasconde l’ennesima, spudorata norma, l’ennesima “specialissima” proposta di governo. In nome dell’autonomia regionale, ovviamente. L’art. 22 del ddl approvato lo scorso 19 settembre 2018, prevede infatti di conferire alla giunta di governo l’ultima parola in ordine alla possibilità di realizzare opere anche con il parere contrario della soprintendenza o con una valutazione di impatto ambientale non positiva. Una bella “pensata”, non c’è che dire. Una norma che, a parere di Italia Nostra, e non solo, faciliterebbe inesorabilmente nuovi abusi e nuove speculazioni. Ancora una volta, dunque, un organismo politico può scavalcare le indicazioni, le prescrizioni dei tecnici, può cancellare i vincoli di autorità neutre poste a tutela di aree protette, parchi, zone di particolare pregio paesaggistico. La peculiare riforma è  firmata dagli assessori Gaetano Armao e Bernadette Grasso.

L’attuale assessore regionale dei Beni Culturali Sebastiano Tusa ineffabilmente afferma: “Il rischio di un allentamento dei vincoli c’è, ma bisogna anche dire che le conferenze di servizi esistono per deliberare o non per bloccare le opere come capita spesso. Questa norma velocizza le procedure. Poi, stiamo attenti, a volte a porre ostacoli, nelle conferenze di servizi, sono le Autorità come quelle portuali o le Capitanerie che difendono interessi opposti a quelli della tutela dell’ambiente”. Molto più netta la reazione di Fabio Granata, ex deputato, ex assessore regionale dei Beni Culturali, oggi assessore alle Bellezze di Siracusa: “ Questa norma andrebbe subito ritirata, se si vuole che la Sicilia diventi non dico bellissima, ma almeno abbastanza bella. E’ una legge pericolosissima per il paesaggio e rischiosa per chi l’approva, vista la prospettiva di ricorsi e di un’impugnativa da parte di Roma”.

Insomma: la norma è una sorta di cartina al tornasole che svela le ambiguità e le contraddizioni che stanno caratterizzando l’azione politica del presidente della Regione Nello Musumeci nell’ambito, assai delicato, della conoscenza, tutela e valorizzazione dei beni culturali e ambientali siciliani. Emblematico e sconcertante è, a nostro parere, l’avvicendamento dei soprintendenti a Siracusa e a Catania. Mariarita Sgarlata, docente, consigliere del ministro dei Beni e delle Attività Culturali Bonisoli, ex assessore regionale dei Beni Culturali è chiarissima: “Presidente Musumeci, bisogna lasciare l’autonomia dei pareri agli istituti periferici del Dipartimento, così come prevista dalla legge e mettere i dirigenti migliori a capo delle Soprintendenze e Poli Museali, quelli con i curricula migliori e senza macchia, insomma quelli che la politica non vuole nei ruoli apicali. Solo così arriveranno pareri giusti e in conformità con la legge. Avocare a Palermo (alla Giunta di Governo poi!) le decisioni prese nei territori significa di fatto commissariare l’Assessorato regionale dei Beni Culturali e concentrare i poteri in modo del tutto arbitrario. È una deriva autoritaria contro cui tutti dovremmo protestare.”

Noi di Italia Nostra, in nome del diritto e della cultura, ci opporremo ancora una volta a una norma ambigua e insidiosa. Di certo se è già problematico, con i vertici delle Soprintendenze, far valere principi e norme volte alla tutela del nostro patrimonio, far rispettare tali principi e norme al ceto politico regionale sarebbe davvero un’impresa impossibile.

Leandro Janni – Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia  

 

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