Italia Nostra

Data: 22 Giugno 2011

Sicilia, traffico illecito di specie protette da norme nazionali

Le Associazioni hanno – su segnalazione di esperti del settore –
portato alla luce un gravissimo traffico illegale di specie protette, ed in particolare di
esemplari di Aquile del Bonelli, falchi Lanari, Pellegrini, Grillai e avvoltoio
Capovaccaio, le cui ultime popolazioni italiane, per alcune di esse, sono localizzate
nella sola regione Sicilia.

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Venerdì 22 aprile 2011 sono state rese note le risultanze di una  peculiare indagine della Procura della Repubblica di Caltanissetta. A seguito di una complessa attività investigativa svolta dalla sezione Cites del Corpo Forestale, in Sicilia è stata trovata, nel corso di perquisizioni a carico di tre falconieri svolte nel Ragusano, nel Catanese e nel Nisseno, una coppia di un anno della superba “Aquila del Bonelli” (Hieraaetus Fasciatus) – specie presente con non più di dieci siti di nidificazione in Sicilia e minacciata dal prelievo illegale per la falconeria e il collezionismo.
Una coppia di questa specie può essere pagata fino a 20 mila euro sul mercato internazionale, soprattutto in Medio Oriente. La specie è ovviamente protetta dalla normativa sul prelievo venatorio. È la prima volta che l’attività investigativa sul traffico di specie porta a scoprire, nel nostro Paese, il commercio di rapaci, ricostruendo l’illecito dal prelievo in natura nei nidi sino al ricettatore finale e permettendo di recuperare animali razziati che potranno essere reintrodotti in natura.
La coppia di rapaci era custodita in un isolato casale di campagna, in provincia di Ragusa, rintracciato grazie all’ausilio di tecniche di rilevazione satellitare Gps dal personale della Cites di Roma e Palermo. I pulcini di aquila erano stati prelevati da un nido situato in una gola nelle campagne di Campobello di Licata. Il sequestro assume un’importanza fondamentale soprattutto perché l’individuazione del sito dei rapaci potrà permettere l’attuazione di un piano di reintroduzione degli esemplari in natura, prima che la vicinanza con l’uomo pregiudichi definitivamente le loro attitudini a predare e ad autoalimentarsi.
Con questa indagine, collegata all'”Operazione Bonelli”, iniziata nel 2010 e coordinata dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, che ha portato al sequestro complessivo di oltre 50 rapaci protetti tra cui gipeti, aquile reali, falchi lanari e pellegrini, capovaccai (i famosi avvoltoi egiziani), il Corpo Forestale dello Stato contribuisce, in maniera concreta e diretta, alla difesa e alla tutela della biodiversità quotidianamente minacciata nel nostro Paese.
Sono più di 15 le persone complessivamente indagate per i reati contestati che vanno dalla legge applicata dalla Cites in Italia a quella sul prelievo venatorio, sino alla normativa sul maltrattamento per aver recato disturbo ai siti di nidificazione e alle coppie di rapaci durante la fase riproduttiva e di svezzamento della prole. Per gli animali sequestrati è già previsto, in accordo con il Wwf e la Fondazione Bioparco di Roma, un programma di rieducazione alle pratiche di vita selvatica e di reintroduzione nell’ambiente.

Adesso che l’operazione di polizia si è conclusa positivamente ed è stata resa nota possiamo dirlo: un caloroso plauso alla Procura della Repubblica di Caltanissetta e al Corpo Forestale dello Stato per le brillanti indagini condotte contro esecrabili falconieri e trafficanti di specie protette.

Le associazioni ambientaliste siciliane denunciano nel dicembre 2010 un gravissimo traffico illegale di specie protette.

Le associazioni Italia Nostra, Lipu, Fondo Siciliano per la Natura, Associazione Mediterranea per la Natura (MAN), EBN Italia e Wwf Sicilia, su segnalazione di esperti del settore, hanno portato alla luce un gravissimo traffico illegale di specie protette. In particolare, esemplari di Aquile del Bonelli, Falchi Lanari, Pellegrini, Grillai e Avvoltoi Capovaccaio.

L’incrocio di dati, sopralluoghi e altri episodi hanno permesso di attivare un intervento del Corpo Forestale dello Stato, servizio Cites, in collaborazione con il medesimo servizio regionale ed è attualmente in capo alla Procura della Repubblica di Caltanissetta, che ha confermato che la Sicilia è fortemente interessata da furti di giovani al nido di queste specie di rapaci, tutte rigorosamente protette a livello nazionale (LN 157/92), comunitario (Direttiva 79/409/CEE) e mondiale (convenzione di Washington, LN 150/92). Diverse persone sono attualmente sottoposte ad indagini ed esemplari di falchi e aquile sono sotto sequestro.

Quanto scaturito dalle indagini è, a nostro avviso, la punta di un iceberg. Alla luce della gravità di questo fenomeno, con soggetti siciliani coinvolti che esportano anche all’estero (traffico estremamente lucroso), abbiamo individuato una serie di azioni per poter scongiurare ulteriori gravi prelievi che, per alcune specie, porterebbero ad un costante declino con gravissime ripercussioni a livello mondiale (Falco Lanario).

Pertanto, le associazioni Italia Nostra, Lipu, Fondo Siciliano per la Natura, Associazione Mediterranea per la Natura (MAN), EBN Italia e Wwf Sicilia, hanno chiesto un incontro ai Prefetti di Catania, Palermo, Enna, Caltanissetta, Agrigento, Ragusa, Siracusa e Trapani, al fine di poter illustrare, nel dettaglio, sia le località pertinenti ai territori di  competenza, sia di poter presentare alcune proposte per ripristinare la legalità e garantire la conservazione di specie per le quali il nostro Paese ha obbligo di tutela.

Leandro Janni

Consigliere nazionale di Italia Nostra

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