Italia Nostra

Data: 10 Ottobre 2011

Casteldelci, Poggio Tre Vescovi

Oggi in Conferenza dei Servizi sull’ impianto eolico Poggio Tre Vescovi   si saprà se verranno devastate o no  le Terre di Piero della Francesca

  • in allegato la foto del paesaggio di Casteldelci accanto, per un confronto, quello retrostante i Duchi di Urbino di Piero della Francesca (Galleria degli Uffizi).

L’Impianto eolico ‘Poggio tre Vescovi – Fresciano” è stato sottoposto alla procedura iniziale di scoping per la definizione dei contenuti dello Studio di Impatto Ambientale: è stato richiesto anche il parere allo Stato di  San Marino per gli impatti visivi delle torri alte 180 m. Si prevede la realizzazione di 36 aerogeneratori, di cui 22  nel territorio comunale di Badia Tedalda  (Arezzo), della potenza nominale di 3,4 MW ciascuno, per una potenza totale installata di 122,40 MW.   E’ prevista, la realizzazione di circa 18 km di strade di collegamento interne all’impianto, anche attraverso adeguamenti di sentieri esistenti, di cui 14 km interessano il territorio toscano. L’accesso al sito
per i mezzi pesanti adibiti al trasporto delle pale avverrà tramite strade esistenti, sulle quali, sono previsti 26 interventi di adeguamento, con  relativi disboscamenti di macchie boschive, siepi e filari arborei. Sono innumerevoli i profili di criticità legati alle caratteristiche dimensionali del progetto e alla mole degli interventi previsti, che determineranno un sistema di interferenze e di impatti rilevanti ed estesi,
rispetto alle caratteristiche del paesaggio di riferimento che è iintatto e in gran parte vincolato, del territorio, nonché dell’assetto geomorfologico dei luoghi.    La zona interessata è nei territori della Toscana e dell’Emilia Romagna: Comuni di Verghereto (Forlì Cesena), Casteldelci (Rimini) e Badia Tedalda (Arezzo)  ma si affaccia su quella sottile lingua di terra delle Marche che si insinua in Toscana. Casteldeci e altri tre comuni sono passati dal punto di vista amministrativo e solo da circa due anni a far parte dell’Emilia, prima erano marchigiani. Siamo in un crocevia interessantissimo dal punto di vista paesaggistico e culturale, le antiche strade erano percorse fin dall’epoca romana,  sono ancora presenti sentieri medievali e un reticolo viario storico. Siamo nelle terre di Piero della Francesca (Sansepolcro), appartenute a più riprese ai Montefeltro Duchi di Urbino, con breve parentesi Medicea e del Comune di Firenze, siamo nella patria dei Della Robbia. Sono terre ricche di storia con borghi di grande pregio  come Casteldelci.
Il crinale interessato dal progetto si affaccia sullo spartiacque tirennico-adriatico, a cavallo delle valli del Tevere e del Marecchia, .

Questo crinale raggiunge proprio la massima elevazione con “La Montagna” (mt 1154) e Monte Loggio (mt 1179). Da questi rilievi la vista spazia a sud/est verso le propaggini dell’Alpe della Luna, dei Sassi del Simone e del Simoncello dalla forma particolarissima, del Monte Nerone e del Catria nell’Appennino Umbro-Marchigiano, a ovest verso i vicini rilievi dell’alta Val Tiberina e a Nord verso il Monte Fumaiolo, da cui nasce il Tevere.

Si tratta di paesaggi in parte già tutelati da vecchi vincoli dove, per l’elevato valore ambientale, negli ultimi anni sono state istituite anche diverse aree protette (riserve naturali, parchi SIC e ZPS) sulle quali, qualora si realizzasse il progetto in questione, si determineranno impatti pesantemente negativi e non solo di carattere visivo (con una condizione pressoché uniforme di alta visibilità di oltre l’85% delle torri).

Si evidenzia anche l’interruzione di reti ecologiche, la sottrazione di habitat, il disturbo diretto e indiretto a carico di varie comunità faunistiche che utilizzano quest’area per funzioni biologiche fondamentali.

Si tratta peraltro di un percorso escursionistico, fiancheggiato da siepi che annoverano specie di pregio botanico e da esemplari arborei di notevole valore biologico per la loro vetustà, Sito importantissimo per la biodiversità e l’avifauna.

Per consentire il passaggio di camion e gru per il trasporto e il montaggio degli aerogeneratori dovranno essere create nuove strade e adeguate strade e sentieri esistenti. La maggior parte degli aerogeneratori ricadrà in aree in dissesto da frana e dato che tutto il territorio di crinale, almeno per quanto riguarda il versante toscano, risulta classificato a livello sismico come zona di massimo rischio.

Saranno fatti sbancamenti per diversi chilometri lungo di crinale e verso le pendici laterali, oltre a decine di chilometri di piste e di strade da aprire per la collocazione dei 36 aerogeneratori, che per le loro dimensioni, la scarsa portanza e per le cattive condizioni geomeccaniche dei terreni argillosi costringeranno alla realizzazione di un sistema di fondazione profonda per l’ancoraggio, di piazzole e superfici cementate e di piste di manovra di enormi dimensioni. Si prevedono 275.000 mc di materiali in esubero (che non si sa dove verranno trasferiti). Ulteriormente impattante sarà la realizzazione di un sottofondo stradale per adeguare la scarsa portanza del terreno al passaggio di mezzi pesanti. Il cavidotto interrato ad Alta Tensione per l’allacciamento alla Rete di Trasmissione Nazionale andrà a interferire col metanodotto esistente e dovrà attraversare alcuni corsi d’acqua. Infine immaginiamoci quale sarà l’impatto di cantiere.

Mariarita Signorini

membro della Giunta e del gruppo di lavoro energia

del Consiglio nazionale di Italia Nostra

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