Italia Nostra

DOMANI LA FIRMA MATTEOLI, ROSSI, BARDUCCI, RENZI E MORETTI

2 Agosto 2011

Sul tavolo 80 milioni e i fondi per la tramvia. L’accordo per la Tav fiorentina così è fatto
di SANDRO BENNUCCI
da LA NAZIONE FIRENZE 02/08/2011

L’accordo per scavare il tunnel che farà passare l’Alta velocità sotto Firenze è già sul tavolo del ministro Altero Matteoli. Prevede soprattutto tre punti: il finanziamento della tramvia 2 da Peretola a piazza della Libertà; il finanziamento della tramvia 4, dalla Stazione Leopolda alle Piagge; il contributo, determinante, di 80 milioni di euro che le Ferrovie daranno a Palazzo Vecchio per interventi di viabilità e mobilità, ossia per risolvere i mille nodi che s’intrecceranno intorno alla nuova stazione Foster.
E’ un accordo complesso, da parto cesareo. Non tutto è stato risolto, ma si va avanti, nel solco di altri accordi e di altri impegni, solennemente siglati, sempre a Roma, una quindicina di anni fa, durante la lontana Conferenza dei servizi per l’Alta velocità. Dichiarazioni ufficiali non ce ne sono, ma si sa che domani a mezzogiorno, nel salone più grande del ministero delle infrastrutture, accanto a Porta
Pia, l’accordo che è sul tavolo di Matteoli sarà firmato. Da chi? Dallo stesso ministro, dall’amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, dal presidente della Regione, Enrico Rossi, dal presidente della provincia di Firenze, Andrea Barducci e… sì, anche da lui: il sindaco Matteo Renzi. Arrivato all’appuntamento quasi senza voce per le arrabbiature e i contrasti, ma ora non più riottoso a impugnare la penna. Non ci saranno parole d’entusiasmo, né sorrisi di soddisfazione: perché Firenze sta vivendo col batticuore quest’agosto che precede il montaggio della grande «talpa» e l’avvio della perforazione. Un’estate segnata ancora da paure, incertezze, cartelli «no Tav».Ma attenzione: la Val di Susa è lontana anni luce. A Firenze il confronto è stato ed è aspro: ma civile e senza lacrimogeni. E dovrà mantenere questi connotati e queste prerogative. Sia in Regione che nei corridoi del ministero, a Roma, si escludono colpi di scena dell’ultimo momento, nonostante che nel corposo fascio di carte che aspetta le firme determinanti sembra non siano previste opere che hanno provocato discussioni e arrabbiature fino allo sbattere dei pugni sul tavolo. Quali opere? Per esempio il collegamento fra la stazione Foster e Santa Maria Novella. Il people mover era valutato una trentina di milioni: fa parte del «pacchetto» da ottanta milioni che Moretti, firmando, consegnerà virtualmente a Renzi? E mancherebbero le stazioni aggiuntive, Cure e San Salvi. Non basta: non risulterebbe nemmeno l’intesa per il polo tecnologico dell’Osmannoro con i posti di lavoro connessi.
E’ sparito tutto? Può darsi che le appena elencate facciano parte di un capitolo compreso nell’accordo. O che siano state inserite in un’intesa collaterale, comunque da siglare a Roma. Fatto sta l’appuntamento di domani chiuderà un dibattito di una trentina d’anni, passato attraverso poli opposti: dalla quasi indifferenza della conferenza dei servizi di tanti anni fa, quando la Regione era rappresentata dall’allora presidente Vannino Chiti e per Firenze firmava il sindaco Mario Primicerio, fino al patema degli ultimi due anni. Tornare indietro? «E’ tutto firmato, tutto fatto», ha sempre detto l’ad delle Ferrovie, Moretti. E su questa linea si è attestata la Regione, prima con il fiorentino Riccardo Conti, assessore ai trasporti e all’urbanistica per dieci anni, e ora con il suo successore, Luca Ceccobao, già sindaco di Chiusi, importante nodo ferroviario in provincia di Siena. E passi avanti sono stati fatti nei dieci anni in cui è stato sindaco Leonardo Domenici.
Matteo Renzi ha trovato «già fatto» buona parte del lavoro. Per questo la «sua» trattativa è risultata complicata. Fino alle pagine dell’accordo che domani, coi rintocchi di mezzogiorno, darà la svolta alla Tav: cioè il via libera all’abbraccio difficile, e gonfio di sospetti e paure, fra Firenze e l’Alta velocità.

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