Italia Nostra

Data: 14 Settembre 2017

In merito alla Lettera Aperta inviata al Sindaco Nardella – Italia Nostra sul problema degli alberi a Firenze

Italia Nostra ha comunicato che ritiene che i tempi siano ormai maturi per esprimere il proprio pensiero su quanto accade a Firenze in merito all’abbattimento e al nuovo impianto di alberi. Dopo un dialogo aperto che questa Associazione ha avuto con l’Assessorato all’Ambiente per la sostituzione dei pini del viale Torricelli, vi sono stati altri due incontri. Nel primo i cittadini avevano chiesto, riguardo all’abbattimento degli ippocastani del Viale Corsica, di non tagliare ventidue ippocastani giovani, tutti di non più di 18 anni di età dall’impianto, classificati dalla stessa amministrazione comunale come di bassa pericolosità (Classe B) e di sostituire gli altri ippocastani a moderata pericolosità (Classe C), ventisei in tutto, con specie diverse dal pero “Calleriana”.

Gli ippocastani da mantenere sul posto, almeno fino a quando quelli di nuovo impianto fossero cresciuti abbastanza per poter fare più ombra, avrebbero consentito un qualche risparmio energetico e lo stoccaggio di maggiori quantità di anidride carbonica, essi rappresentavano quindi un’elevata percentuale, quasi la metà di tutti gli ippocastani allora presenti e, se si includono nel conto anche i quarantaquattro peri, non destinati all’abbattimento, circa un quarto dell’intera popolazione arborea esistente nella strada. Nel secondo incontro Italia Nostra prendeva atto che l’Amministrazione, che aveva già provveduto all’abbattimento di tutti gli ippocastani, dei pini del viale Guidoni e avviato quello dei pini del viale Belfiore, avrebbe abbattuto tutti i pini di piazza Stazione e cinque grandi olmi di piazza San Marco. Motivo addotto per viale Belfiore, piazza Stazione e San Marco: la classe C di moderata propensione al cedimento degli alberi, sarebbe stata comunque un rischio per l’elevata frequentazione dei luoghi; uno dei pini della Stazione era in classe B, a bassa pericolosità. In sostanza anche per gli alberi in classe B, contrariamente alla valutazione di stabilità, in realtà erano temute alterazioni occulte delle radici.

Di fronte al fatto compiuto, volendo evitare di assumere una posizione radicalmente ostativa, la cosa che abbiamo caldeggiato di fare, l’unica possibile, è stata quella di sollecitare l’incontro coi cittadini e aprire un dialogo, prima degli interventi; sarebbe stato fondamentale cercare una condivisione almeno su criteri che avevano indotto l’Amministrazione a prendere tali decisioni. Ma ormai era troppo tardi: molti cittadini non si erano dati ragione dell’abbattimento degli alberi sani di viale Corsica, voluto a ogni costo dall’Amministrazione e molti altri si interrogavano su perché altri alberi di interi viali della città fossero stati tagliati; da una situazione di dialogo era nata una situazione di contrapposizione che ha poi ingenerato forti incomprensioni e sfiducia … da ambo le parti.

Quando accade che le parti sono contrapposte, sappiamo bene che la regola basilare della “partecipazione collettiva” sarebbe quella di individuare i punti in comune su cui far leva per evitare il conflitto. Questo purtroppo non è successo, anzi adesso chiunque provi a esprimere una propria opinione deve schierasi da una parte o dall’altra e se non lo fa viene frainteso e posto a forza da una parte o dall’altra. Sia ben chiara a questo punto la posizione della nostra Associazione.

Viale Corsica

L’intervento massiccio di abbattimento di tutti gli ippocastani avrebbe richiesto molto prima, non solo una dovuta informazione, ma anche una partecipazione dei cittadini, che è ben altra cosa dal comunicare le decisioni prese. Vogliamo ricordare assieme che

– la scelta di pianificare, progettare, realizzare e mantenere infrastrutture verdi con criteri di gestione sostenibile deve essere condivisa con le comunità locali;

– per le Amministrazioni pubbliche un tema cruciale per la gestione del rapporto con i cittadini è costituito dalla comunicazione esterna, che deve essere semplice, corretta e costantemente aggiornata, al fine di evitare problemi legati al dissenso della cittadinanza e di renderla partecipe della gestione dei beni pubblici;

– attività di comunicazione istituzionale, di divulgazione e promozione, nonché Iniziative di coinvolgimento attivo supportano  l’amministrazione comunale nella gestione del verde pubblico e consolidano il rapporto con i cittadini, rendendoli parte attiva nelle scelte future dell’amministrazione.

– tutte le decisioni che abbiano una ricaduta diretta sul territorio e sulla vita della cittadinanza, come le scelte di pianificazione, i progetti di realizzazione di nuove aree verdi, fino a decisioni di carattere organizzativo e gestionale, dovrebbero essere comunicate con largo anticipo e possibilmente condivise con i cittadini, per rendere la comunità partecipe delle scelte che interessano il territorio;

– i responsabili della gestione dovrebbero perseguire l’obiettivo di intrecciare relazioni e scambi di informazioni con organizzazioni e associazioni di cittadini che operano a livello locale, questo al fine di rendere più efficiente e efficace la comunicazione e creare consenso sull’operato della struttura che eroga il servizio pubblico di cura del verde.

Questi concetti, pienamente condivisibili, non sono invenzione di Italia Nostra, ma vengono esplicitamente espressi nelle stesse Linee guida per la gestione del verde urbano emanate dal Ministero dell’ambiente (comitato per lo sviluppo del verde urbano) sottoscritto espressamente anche dall’Amministrazione Comunale di Firenze.

Per quale motivo allora quando, all’inizio del 2017, Italia Nostra fu interpellata riguardo al Viale Torricelli, nulla di tutto quanto sopra enunciato fu fatto e comunicato riguardo ai progetti di abbattimento e reimpianto già deliberati e finanziati nel dicembre del 2016?

Gli abbattimenti sono stati fatti solo adesso, in agosto, otto mesi dopo e altri ancora sono previsti.

Com’è possibile che un progetto di abbattimento e reimpianto non sia neppure corredato da planimetrie di dettaglio che individuino i punti di nuovo impianto e la futura posizione della pista ciclabile prevista dal Regolamento Urbanistico? Si pensa forse di piantare gli alberi e poi di delegare ad altri settori dell’Amministrazione la definizione del nuovo tracciato ciclabile, con il rischio di creare problemi non solo alle piante ora esistenti, ma anche a quelle nuove? In quale parte del progetto si illustra un bilancio ambientale scientifico che spieghi in quanti anni le nuove piante compenseranno la perdita di stoccaggio di anidride carbonica creatasi con gli abbattimenti? E così anche per il bilancio termico: quanta energia per la climatizzazione degli edifici e tra quanto tempo, sarà possibile nuovamente risparmiare?

Gli strumenti scientifici per valutare questi cambiamenti esistono, alcuni sono addirittura pubblicati e adottati dal Ministero delle politiche agricole e firmati dall’Università di Firenze e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche: di ogni specie si conoscono le caratteristiche necessarie per le scelte di impianto in città.

Perché non è stato realizzato un lavoro professionale completo?

Il Regolamento Urbanistico attribuisce al viale Corsica l’importante funzione di rete ecologica: il viale è un corridoio ben evidenziato nella tavola specifica. Si è tenuto conto che eliminare così tante piante in una sola volta avrebbe penalizzato fortemente la biodiversità e le altre funzioni del viale enunciate nello stesso regolamento, nonché nel Decreto del Presidente della Giunta Regionale 13 maggio 2014, n. 25/R e  dalla Legge regionale toscana 23 luglio 2012, n. 41?

E che dire delle nuove aree di impianto previste con superfici minime? Eppure un intervento così importante avrebbe giustificato anche una possibile modifica delle distanze dalle facciate, per specie anche diverse dal pero Calleriana, oltre ad aiuole più grandi e adeguate ad un ottimale accrescimento degli alberi, nonché una valutazione dei possibili conflitti con le fognature esistenti, le tubazioni dell’acqua, le linee del gas, dell’energia elettrica, dei telefoni, con la presenza degli spazi di sosta per le autovetture e dei pali dell’illuminazione.

Sembrerebbe quasi che l’Amministrazione mentre agisce con una mano per riqualificare il verde, non riesca a  sapere o si disinteressi di quello che fa con l’altra mano per i lavori pubblici, la mobilità, l’urbanistica, forse tale Direzione, che prevede piste ciclabili e corridoi ecologici, si sarebbe potuta relazionare con la Direzione ambiente e viceversa. Ma la cosa che un po’ ci sorprende è che ci pare di capire che nel Comune di Firenze, queste due Direzioni fanno capo a uno stesso responsabile.

Un interrogativo rimane poi sull’espianto dei giovani ippocastani. Ci chiediamo se l’Amministrazione abbia valutato con un calcolo economico, all’interno dei parametri dei costi benefici della sostituzione degli alberi, anche i costi sostenuti diciotto anni fa per impiantare quei giovani ippocastani ora in classe B, per allevarli e adesso per abbatterli per ripiantare nuovi alberi che avrebbero, per la specie prescelta, un’efficacia ambientale ridotta anche a maturità.

Dove sta l’errore? Nell’avere ripiantato degli ippocastani diciotto anni fa o nell’abbatterli prematuramente?

L’indicazione secondo il criterio di espianto totale proposto anche da prestigiose sedi accademiche, di sostituire gli alberi ogni trenta-quaranta anni e realizzare viali più belli perché uniformi, è sempre applicabile nella pratica? Ad esempio in questo caso, con questo ciclo di vita i giovani ippocastani abbattuti sarebbero rimasti in teoria, per dodici-ventidue anni; contemporaneamente, per i peri Calleriana esistenti, secondo lo stesso criterio, dovrebbe essere previsto il loro completo abbattimento tra diciotto – ventotto anni e ai cittadini andrebbe pertanto spiegato fin d’ora che nell’arco medio di ventitré anni un’altra parte consistente del viale dovrebbe essere sostituita.

Viale Belfiore, viale Guidoni, piazza della Stazione, piazza San Marco.

Valgono le considerazioni già espresse sulla partecipazione dei cittadini. Inoltre in particolare per il viale Belfiore, si nota l’assenza di un progetto con un bilancio climatico e ambientale che raffronti la situazione precedente con quella che si evolverà negli anni, dopo il reimpianto con tigli; tanto più che in questo caso la mitigazione dell’impatto per il traffico e la totale perdita di un corridoio ecologico, per altro ben evidenziato nel Regolamento Urbanistico, appaiono decisamente non trascurabili e degne di giustificazioni tecniche e scientifiche più approfondite: un progetto dettagliato, non solo enunciazioni di principio che in pratica sembrano essere utilizzate semplicemente per giustificare meglio la necessità d’una maggiore sicurezza rispetto al pericolo degli alberi esistenti.

Sarebbe stato possibile realizzare un intervento più graduale? A chi obbietta che un impianto fatto in una sola volta previene i difetti della difformità estetica, va fatto presente che è anche necessario mitigare, con la sostituzione graduale degli alberi, un improvviso crollo, per alcuni anni, dei benefici ambientali. Non è poi vero che la diversità di età delle piante crea tanto disturbo estetico. Infatti è proprio la cultura del restauro delle opere d’arte, che molto si addice anche alle alberate storicizzate, che ci fa capire come la percezione delle differenze può non essere notata, perché ciò che viene istintivamente subito  percepito è un unico insieme, organico e gradevole. Per rendersene conto è sufficiente passeggiare in un bel viale cittadino e scoprire, osservando con attenzione, che nell’apparente uniformità molte piante hanno spessore dei tronchi e dimensioni della chioma diverse, perché gli alberi sono stati ripiantati in epoche diverse. Ovviamente vi sono anche le eccezioni e casi nei quali l’espianto totale può essere la soluzione più ragionevole, ma non è prudente generalizzare con regole assolute. La natura progettata non è solo disegno architettonico, è anche vita organizzata da regole sovraordinate della natura.

Anche  per viale Guidoni, viale Belfiore e piazza della Stazione ci poniamo la domanda del viale Corsica: esistono planimetrie di progetto che indicano con precisione le aree di rispetto delle nuove piante, magari più ampie delle precedenti, e le distanze dalla viabilità pedonale/ciclabile, dalla sosta dei veicoli, dalle tubazioni sotterranee e dai i pali dell’illuminazione?

E sarebbe stato possibile risparmiare almeno una parte degli alberi abbattuti, rinviando l’intervento di qualche anno? Di fatto per la classe C, di pericolosità moderata (questo vale per tutti gli interventi decisi in città), prevede anche la possibilità, secondo il tipo di difetto riscontrato, di ridurre il pericolo con tecniche colturali anche non dannose per l’albero. In altri casi invece si sa bene che i difetti sono tali che nel tempo si aggraveranno inesorabilmente, senza possibilità di rimedio. Si tratta di non far crollare tutto in una volta il tenore ambientale dei luoghi e non dover attendere anni per un recupero che sarà inizialmente molto parziale. Ponendo questi interrogativi chiediamo semplicemente di mettere in atto quel confronto esaustivo che soprattutto con i cittadini diretti fruitori, è mancati. Per i prossimi interventi, anche se l’Amministrazione è in ritardo, chiediamo di dare esaustive informazioni che non siano solo unilaterali, anche se avvalorate dal mondo accademico, ma anche di ascoltare le voci della città.

E nel frattempo chiediamo di sospendere i nuovi interventi, perché la progettazione del verde urbano non può basarsi solo su linee di principio, ma deve essere accompagnata da progetti specifici e puntuali, giustificando e valutando in concreto, non in astratto, le diverse situazioni;

 In sintesi si chiede

 1. Moratoria degli abbattimenti in corso e previsti per i prossimi mesi;
2. Attuazione vera degli strumenti di trasparenza degli atti relativi alla gestione del verde urbano e anche di ripristinare l’albo pretorio on line dove siano riportati tutti gli atti relativi a interventi di abbattimento alberi.
3. Apertura di un tavolo tecnico con rappresentanti di tutte le Associazioni ambientaliste e dei cittadini al quale illustrare – qualora esistesse – il piano delle sostituzioni, dei reimpianti e relativi progetti. 

Con questo documento chiediamo con forza un’inversione di rotta nella gestione del verde pubblico che è un Bene comune.
Firenze, 14 settembre 2017

Leonardo Rombai Presidente di Italia Nostra Firenze
Mariarita Signorini Presidente di Italia Nostra Toscana

 

 

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