Italia Nostra

Data: 26 Novembre 2018

La Grotta delle Fata a piano di Mommio in Versilia

Nella mattinata di domenica, dalle 9,30 alle 12,30, si è svolta una escursione nel Parco archeologico Grotta delle Fate, inaugurato nel 1993, nella valle del torrente Ritomboli a Pian di Mommio, Massarosa. Con la guida dello scrittore e storico Riccardo Mazzoni Italia Nostra ha partecipato all’iniziativa volta alla valorizzazione di un territorio ricco di testimonianze preistoriche e storiche: le grotte occupate dall’uomo di Neanderthal circa 40.000 anni fa, le grotte del periodo eneolitico del quinto millennio avanti Cristo, il sito etrusco di San Rocchino, i Castellari liguri del IV-III secolo avanti C, i resti della villa romana dei Venulei, oltre al ricco patrimonio in ville dei ricchi lucchesi, che a partire del XV secolo utilizzarono questo territorio come territorio di caccia.

Il Mazzoni ha colto l’occasione per parlare all’inizio del percorso delle Marginette, nome versiliese per indicare le Maestà. Frequenti lungo i sentieri di montagna e di campagna, in coincidenza degli antichi incroci stradali e sulle pareti esterne delle abitazioni, risalgono forse all’epoca etrusca. Numerose sono le testimonianze di epoca romana quando si costruivano tempietti nei pressi degli incroci stradali per i “lari compitali”, le divinità protettrici della famiglia, o dedicati a Vesta o a dei della fecondità. Con l’avvento del cristianesimo le immagini pagane sono state soppiantate dalle “marginette”. Al dio protettore delle messi o delle strade (Hermes ai crocicchi, Giano bifronte) si sostituisce il santo a ciò deputato e talvolta le sovrapposizioni tra il substrato pagano e il mondo cristiano sono evidenti anche nella iconografia. Ad esempio Hermes e Dioniso Bambino diventano S. Giuseppe e Gesù Bambino, e Giunone Lucina, protettrice delle partorienti e dei neonati diventa la Madonna del latte; a volte prendono in nome del santo protettore dalla peste, come san Rocco.

Il percorso continua in un sentiero in mezzo al bosco, ricco di suggestioni sulla presenza di spiriti e folletti. Una sosta a metà percorso ha permesso a Riccardo Mazzoni, autore tra l’altro di un libro Folletti nelle tradizioni popolari italiane: Credenze & Leggende, di approfondire il ruolo giocato dalla figura del folletto nei racconti popolari della zona. Ma non solo, portati dai mastri artigiani detti lombardi, perché provenienti dalla zona oltre l’Appennino, e in realtà dai paesi nordici, grandi raccontatori di storie fantastiche Ha individuato alcune tipologie fondamentali di questi esseri fantastici: il folletto familiare, il folletto incubo, il folletto delle stalle, il folletto silvestre e lungamente illustrato come malattie inspiegabili che colpivano gli animali, perdite di memoria o altre malattie psichiche venissero attribuite all’intervento di folletti, da esorcizzare con particolari rituali Si ricorda il Baffardello o il lucchese Linchetto. In particolare ha illustrato la favola della penna del grifone, tanto amata da Italo Calvino, musicando una canzone di accompagnamento.

L’ultima parte del percorso ha riguardato specificatamente le cinque grotte carsiche in mezzo al bosco, illustrate da pannelli espicativi. La Buca della Iena e la Grotta del Capriolo testimoniano una frequentazione risalente alla fase finale del Paleolitico Medio Per quanto concerne il materiale archeologico rinvenuto consiste di utensili come bulini, raschiatoi, grattatoi, punte, denticolati, strumenti utili per la lavorazione della pelle animale e del legno. Notevole la quantità di resti scheletrici faunistici (sia di clima caldo che di clima freddo) sono importanti indicatori della presenza dell’homo di Neanderthal in questo territorio 40000 anni fa circa, in un periodo climatico particolarmente freddo, caratterizzato da fasi glaciali e fasi interglaciali più temperate. In questo periodo la costa toscana si estendeva inglobando tutto l’attuale arcipelago e, in particolare i primi abitanti delle grotte di Piano di Mommio vivevano in una regione caratterizzata da una pianura costiera molto più estesa dell’attuale, dove viveva anche il mammuth nell’epoca glaciale.

Lo studio dei resti di organismi vegetali ed animali consente di attestare che durante il momento in cui i neanderthaliani abitavano la Versilia il clima era caldo e abbastanza umido. Le pianure costiere dovevano esser popolate da cavalli, rinoceronti, leopardi, bovini selvatici, mentre in montagna abbondavano cervi, cinghiali, daini e gli orsi delle caverne. Si ricorda che l’unico reperto osseo attribuito ad un Neanderthal dell’area versiliese ed unico ad oggi in tutta la Toscana) è rappresentato da un femore frammentario recuperato nella Buca del Tasso di Metato, vicino a Camaiore.

Pochi strumenti individuati nella Buca della Iena testimoniano qualche sporadica frequentazione della zona da parte dell’Homo sapiens, vissuto nel Paleolitico superiore, circa 35.000 –10.000 anni fa.  Le grotte in cui sono state ritrovate tracce della presenza neandertaliana in Versilia sono, da nord a sud,la Grotta all’Onda (710 ms.l.m.) e la Buca del Tasso presso Camaiore (410 m s.l.m.). Le altre tre grotte sono sepolcrali e riferibili al IV-III millennio a.C.  I cercatori di rame dell’eneolitico si spinsero nelle nostre aree forse richiamati dalle vene metallifere presenti nella regione, andando a sovrapporsi alle popolazioni che già dal tardo neolitico occupavano l’area. Le nuove genti sono caratterizzate da un rituale del seppellimento che prevede l’uso di grotte naturali, anfratti e piccole cavità per deporre i corpi dei defunti.

Nella Buca delle Fate assieme ai resti di undici individui, furono trovate cuspidi litiche di freccia e punte di osso. Nella Grotta di Fondineto furono individuate sepolture composte da muretti di sassi posti a protezione di ossa lunghe, crani e vasi, con corredi costituiti da pugnali, asce di rame, cuspidi di freccia in selce e conchiglie forate, perline in marmo o calcare, pendagli litici, in osso o conchiglia usati come ornamenti. Le sepolture che sembrano aver subito rimaneggiamenti e rideposizioni secondarie a scopo rituale, come nella buca delle fate. Tutti i reperti si trovano al Museo Blanc di Viareggio, a Palazzo Paolina

Prof. Angela Alderani

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