Italia Nostra

Data: 23 Novembre 2012

Non separate San Rossore dal Parco!

Si pubblica la lettera inviata da Antonio Dalle Mura, Presidente della Sezione Versilia di Italia Nostra, al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, all’Assessore all’urbanistica, pianificazione del territorio e paesaggio Anna Marson, all’Assessore all’Ambiente Anna Rita Bramerini e all’Assessore all’agricoltura Gianni Salvadori

La legge regionale, con cui si intende separare San Rossore dal Parco, preoccupa perché in evidente contrasto i principi di tutela culturale e ambientale sempre dichiarati, e suggerisce elementi di riflessione (di carattere generale) che meritano attenzione. Questa legge, proprio nel momento in cui le politiche aggressive e distruttive delle risorse naturali e ambientali manifestano i loro più drammatici e perversi effetti, ci rende ancor più consapevoli del ruolo strategico che Parchi e aree protette hanno assolto nella tutela e conservazione delle culture tradizionali, del paesaggio e della biodiversità, sia pure con i limiti di gestione e di invadenza politica nella formazione e nel funzionamento degli stessi enti di gestione, spesso purtroppo presenti. Oggi, in una fase di acuta crisi del territorio e del rapporto tra uomo e ambiente, la Regione Toscana sceglie di depotenziare i parchi per imboccare la strada della trasformazione delle aree protette in aziende agricole, operazione che, cercando giustificazione nella logica mercantilistica, si concretizza nell’abbandono delle buone pratiche di una politica basata su principi di socialità, cultura ed ecologia.

È evidente che, al prevalere delle istanze mercantili, il ruolo dei parchi e delle aree protette diverrà sempre più marginale e irrilevante, e che l’autonomia delle popolazioni locali nel promuovere e gestire politiche di sviluppo socioeconomico associate alla salvaguardia paesistica e ambientale verrà sempre più mortificata. I più recenti congressi promossi dalle associazioni ambientalistiche mondiali raccomandano di gestire parchi ed aree protette non più come “isole”, ma come “reti” di protezione e di connessione paesistiche e ambientali. L’istituzione di aziende agricole, come quella che si vuole a San Rossore, “insularizza” ciò che rimane del Parco e “taglia” via quei sistemi di connessione con cui le aree protette dovrebbero integrarsi con le altre risorse naturali anche indipendentemente dalla loro omogeneità; rompe la visione sistemica del territorio e lo consegna ad una gestione burocratica. Vorremmo infine richiamare che la Convenzione Europea del Paesaggio, per cui tutto il territorio è paesaggio, sottolinea che “il paesaggio che in ogni luogo è un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni, nelle aree urbane e nelle campagne come nei territori degradati e in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali come in quelle della vita quotidiana”, deve essere affidato alle responsabilità pubbliche e private largamente condivise, sulla base di procedure democratiche, a partire dalle popolazioni direttamente interessate che devono “svolgere un ruolo attivo nella sua trasformazione” e che “la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua progettazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo”.

Non ci sembra che quanto ci si propone di fare con San Rossore sia coerente con la politica indicata dalla Convenzione Europea e neppure che la democratizzazione del paesaggio, da questa auspicata, trovi realizzazione nella gestione burocratizzata di un’azienda agricola.

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