Italia Nostra

Data: 10 Giugno 2016

Pulizia meccanica della spiaggia a Marina di Alberese

 

Ieri, nell’arenile antistante Marina di Alberese, per un tratto di circa 100 m, sono entrati in azione potenti mezzi meccanici trainati da trattori (gli stessi mezzi utilizzati per pulire gli arenili dei bagnetti nelle località balneari). Si tratta di un intervento molto impattante sulla componente naturalistica, riservato appunto di norma solo agli arenili prospicienti abitati o aree antropizzate, nei quali la componente ambientale è stata da tempo compromessa. Il fatto è di una gravita inaudita, per vari motivi che esporremo di seguito:

  • siamo all’interno del Parco regionale della Maremma, che ha tra i propri principali compiti statutari quello di proteggere gli habitat, incluso l’habitat costiero, che è il più delicato, in quanto esposto all’azione diretta di vari fattori negativi, non ultimo l’impatto concentrato nel tempo e nello spazio di un numero crescente di bagnanti;
  • siamo per di più all’interno di un SIC (sito di interesse comunitario), che prevede una serie di attenzioni e di prescrizioni volte a evitare o limitare il più possibile ogni azione che possa avere impatti negativi sulle specie animali o vegetali o sugli habitat in generale;
  • l’arenile antistante Marina di Alberese è stato oggetto poco più di un anno fa d’importanti lavori volti a limitare gli effetti negativi dell’erosione costiera per preservare l’habitat del sistema spiaggia-duna e quelli retrostanti. Per motivi inevitabilmente legati alla realizzazione dei pennelli sommersi, la componente costiera delle piante pioniere e degli invertebrati di spiaggia è stata messa a dura prova, e si trova ora in una fase delicatissima di riacquisizione di equilibri molto complessi e delicati, in base al processo ben noto in ecologia: la successione ecologica;
  • le mareggiate invernali portano sulla spiaggia grandi quantità di legname e materiale organico, ed è proprio quel materiale che costituisce la base di partenza per numerosi minuscoli invertebrati della spiaggia, tra cui specie rarissime e di interesse comunitario;
  • come i gestori del Parco e il proprio comitato scientifico dovrebbero sapere bene, proprio quei legni e quei detriti vegetali sono alla base della componente naturalistica più importante di questo tratto di costa, e come tale vanno salvaguardati;
  • forse anche per questo motivo il Parco stesso ha promosso in passato studi approfonditi e che la Regione Toscana ha finanziato, oltre ai lavori contro l’erosione costiera, anche un monitoraggio completo della risposta fisica ed ecosistemica dell’intera fascia costiera interessata.

Ma a cosa serve conoscere, studiare, capire l’importanza e il valore degli ecosistemi se poi lo stesso ente che dovrebbe garantirne la conservazione li distrugge? Al Parco della Maremma dovrebbero sapere bene tutto questo, tant’è che in passato l’arenile è stato sempre pulito a mano da volontari. Con questa azione, il cui unico motivo apparente è il cedere ad alcune pressioni locali a discapito della conservazione di un bene di tutti, si arreca un danno enorme all’ambiente, si distrugge il lavoro di conservazione fatto in questi anni, si ignorano i risultati di ricerche di eminenti scienziati, si infrange la legge (dov’è la valutazione di incidenza di un simile intervento? Il comitato scientifico si è espresso favorevolmente verso la pulizia meccanica e invasiva della spiaggia?), non ultimo, si dà un messaggio totalmente errato alla popolazione e ai turisti. Il parco dovrebbe comunicare l’importanza degli habitat che protegge e far crescere nella popolazione la conoscenza e la consapevolezza dei valori che sono alla base della sua stessa istituzione ed esistenza.

Se questo non accade o non è accaduto in questi ultimi anni, il Parco ha totalmente fallito la sua missione. Non solo non è riuscito a trasferire conoscenze e valori, ma ha ceduto, contravvenendo alle norme, alle più sciocche e infondate pressioni di una minoranza di persone che vedono nella spiaggia solo un luogo di svago e di gioco fini esclusivi dei bagnanti. A queste persone ricordiamo noi, se non è il Parco a farlo, che la stragrande maggioranza delle coste italiane è devastata dall’azione dell’uomo, che tronchi e frammenti vegetali non sono sporcizia ma sono alla base della catena alimentare, in quanto fungono da rifugio a microscopiche specie che sono preda di altre più grandi (vedi, ad esempio, il fratino, che molti dei lettori ricorderanno, specie di interesse comunitario che dovrebbe vedere nel Parco una delle sue roccaforti e godere di massima protezione). Inoltre sono questi gli ultimi tratti di costa veramente selvaggi, e come se non bastasse, sono proprio le nostre spiagge naturali con i loro tronchi a costituire l’attrazione turistica maggiore del litorale del parco, uno dei più belli e selvaggi d’Italia, che attira proprio per questo migliaia di turisti ogni anno. Gli altri turisti, quelli che cercano la spiaggia “pulita” e setacciata, sarebbe meglio che se ne andassero a Marina di Alberese o a Rimini o, meglio, che capissero con il tempo la ricchezza e l’importanza di ciò che hanno sotto il naso. E se non sarà il Parco a farlo, spetterà alla magistratura far rispettare le regole e a noi associazioni ambientaliste a ribadire e ricordare il valore immenso del nostro ambiente, che è la nostra vera ricchezza!

 

Michele Scola – Presidente della Sezione di Grosseto di Italia Nostra

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