Italia Nostra

Data: 2 Maggio 2018

Rintracciata la Stele Traversa di Antonio Canova, l’ultimo lavoro del giovane studioso di storia asolana Federico Piscopo

La misteriosa Stele Traversa è un cenotafio scolpito da Antonio Canova che veniva inserito con pochissime informazioni nel catalogo generale delle opere dell’artista. Di quest’opera, finora si conoscevano la data di esecuzione (1817) e la famiglia che la commissionò (Traversa di Milano), ma nulla di più. Il monumento è stato realizzato in ricordo di Antonietta Milesi (1782-1814), moglie di Camillo Gabrini; oggi è conservato in una piccola cappella gentilizia del Cimitero Monumentale di Milano (edicola Dell’Acqua), dove venne trasportato dagli ultimi discendenti della defunta.

L’opera in origine era collocata a Vanzago, a pochi km da Milano, “Questo misterioso monumento trovasi nel terreno che l’Olona feconda” queste le parole di Isabella Teotochi Albrizzi nella sua pubblicazione sulle opere del Canova (1823). Se anche la pettegola e sempre ben informata Teotochi indica l’opera come “monumento sepolcrale di incognito” vuol dire che già all’epoca si mantenne un grande riserbo sull’ubicazione del cenotafio.

Ma oggi siamo riusciti a scoprire molto di più: a commissionare l’opera al grande Canova furono l’avvocato Giovanni Battista Traversi e la moglie Francesca Milesi, rispettivamente cognato e sorella di Antonietta Milesi-Gabrini. Da qui il nome tramandato di Stele Traversa.

La richiesta arrivò allo studio romano di Canova quasi certamente nell’autunno del 1815 anche se l’effettiva esecuzione e consegna dell’opera è da datarsi al 1817, come indica l’iscrizione laterale del monumento; a fare da tramite fra Milano e Roma vi fu il paesaggista olandese Hendrik Voogd (1768-1839), all’epoca promesso sposo di Bianca Milesi, sorella minore di Francesca Traversi e Antonietta Gabrini.

L’analisi dell’opera canoviana è stata inserita in uno studio di Federico Piscopo (attualmente docente di Italiano e Storia presso l’IIS A”Andrea Scotton” di Breganze) che indaga sulla vita della pittrice Bianca Milesi e sulle intricate relazioni famigliari e di amicizia che la legavano alle famiglie lombarde più in vista.

Bianca Milesi (1790-1849) è stata una pittrice, da giovanissima fu allieva di Andrea Appiani  quindi viaggiò in Svizzera con la madre per poi fermarsi in un prolungato soggiorno romano (1810-1815); qui divenne allieva di Antonio Canova e conobbe personalità del mondo artistico come Bertel Thorvaldsen, Sophie Reinhard, Johann Rudolf Huber, Peter von Cornelius, Karl Ludwig Frommel, Joseph Rebell, Hendrik Voogd. Quest’ultimo fu suo promesso sposo, anche se per un breve periodo. Bianca aveva già in precedenza rifiutato parecchi pretendenti, fra i più noti l’architetto Luigi Canonica, il poeta moldavo Gheorghe Asachi, il medico Enrico Acerbi. L’amica Reinhard la spingeva ad emanciparsi ed evitare qualsiasi legami, lei ripeteva di essere sposata con l’arte e di non volerla tradire.

Grande viaggiatrice, ebbe una vita rocambolesca: una volta tornata nella natìa Milano collaborò con le società segrete carbonare (1821) e l’avversione del Governo austriaco la costrinse a fuggire all’estero ed infine a stabilirsi a Genova, per evitare un processo e una condanna che invece subirono gli amici Silvio Pellico e Federico Confalonieri. A Genova decise di mettere la testa a posto e sposare il dottor Benedetto Mojon (1825) con il quale in seguito emigrò a Parigi (1833); nella capitale francese si dedicò alla traduzione di opere pedagogiche e all’educazione dell’infanzia. Morì a poche ore dal marito, durante un’epidemia di colera dopo che entrambi si erano prodigati per portare assistenza ai contagiati.

Lo studio di Federico Piscopo, che parte da un’accurata analisi della documentazione coeva, prende in considerazione anche le sorelle di Bianca, personaggi altrettanto volitivi e moderni: la già ricordata Francesca Traversi (donna odiatissima da Stendhal e, pare, mandante dell’omicidio del ministro Prina) e Luigia Pisani Dossi che amministrò da sola le proprietà del marito, il liberale Carlo Pisani Dossi, esule dopo i moti del 1821.

A concludere la carrellata di personaggi, che aprono un interessante squarcio nella Milano fra Restaurazione ed età risorgimentale, troviamo le nipoti delle sorelle Milesi, Bianca e Carolina Gabrini, raffigurate in un celeberrimo quadro di Hayez (1835). Gli sguardi delle due donne che ci appaiono dall’opera, uno altèro, l’altro schivo, nascondono due vite tormentate.

Ma per saperne di più dovremo aspettare il prossimo autunno, quando la pubblicazione verrà presentata a Palazzo Reale di Crespano del Grappa.

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