Italia Nostra

Data: 30 Gennaio 2015

Verona, Marangona e il cimitero verticale

Quasi ogni giorno, sui quotidiani locali si legge di nuove proposte urbanistiche ed edilizie da parte dell’amministrazione comunale di Verona. La più recente riguarda l’assurdo progetto per un cimitero verticale, che dalla zona orientale della città viene trasferito in quella meridionale, accanto alla Marangona, cioè all’area che avrebbe dovuto ospitare il Polo dell’Innovazione, con l’obiettivo di permettere all’economia di Verona di raggiungere un alto livello qualitativo e occupazionale, rapportando il settore della ricerca scientifica con quello della produzione. Di quel progetto se ne parlava dagli anni ’80. E’ stato l’oggetto di scontri politici ed economici tra diverse lobbies. Si sono costituite e sciolte commissioni varie, si sono spesi molti soldi, sono stati incaricati e pagati vari progettisti, sono state occupate parecchie poltrone, ma dell’avveniristico progetto del Polo dell’Innovazione non è rimasto nulla. L’idea è defunta e sostituita con l’ipotesi di un campo santo verticale, alto cento metri e con la possibilità di ospitare 60.000 salme.

Sembra così svanita la preoccupazione dei nostri amministratori di non riuscire ad incassare dalla Cielo Infinito srl gli 11 milioni pattuiti per la vendita dell’area di Fondo Frugose.

Ma oltre all’ennesima occasione sprecata dalla nostra città, preoccupa la totale mancanza di programmazione da parte della classe politica che ci amministra.

Si ha l’impressione che le grandi scelte sul territorio siano ispirate dalle somme di denaro che il privato è disposto a devolvere alle casse comunali per poter costruire. Se questo permette di sanare, almeno in parte, la gravosa situazione debitoria della pubblica amministrazione locale, dall’altra riduce il territorio ad un accozzaglia di edifici e di funzioni che nulla hanno in comune con una equilibrata programmazione territoriale. Le conseguenze dannose saranno, non solo a livello economico, ma urbanistico, sociale e sanitario. La città sarà costretta a subirle in un prossimo futuro, quando i responsabili politici di un tale disastro, probabilmente, non saranno obbligati a risponderne direttamente ai cittadini.

Mi permetto, ancora una volta: 1) di sostenere la necessità di pianificare il recupero e l’utilizzo dei molti ed importanti edifici monumentali della città in rapporto alle esigenze dell’intero territorio comunale, e non di considerarli come contenitori adatti ad ogni uso; 2) di rispettare il valore culturale delle rimanenti strutture di archeologia industriale, che testimoniano un periodo storico molto importante per Verona. Sono aree preziose perché rappresentano la memoria storica della nostra città, che noi tutti abbiamo il dovere di tutelare per i nostri figli e nipoti. Invece pare che, per chi ci amministra, siano importanti solo perché possono essere abbattute per realizzarvi un ennesimo centro commerciale.

Concludo con l’annoso problema della viabilità cittadina. Il metodo per gestire e concludere la vicenda della chiusura della fascia serale del centro storico, se non fosse drammatica, sarebbe ridicola. Basterebbe ispirarsi alla gestione della mobilità nelle varie città d’arte, non solo in Italia. A Firenze, per esempio, funziona benissimo la tramvia elettrica su sede fissa. A Verona avremmo potuto averla prima di Firenze. A Pisa, dalla stazione si passeggia tranquillamente sino alla Piazza dei Miracoli, attraversando il centro storico pedonalizzato. E così in tante altre città, dove il centro storico è stato chiuso alle automobili e funziona un efficiente trasporto pubblico. In tutti questi casi il commercio ne ha solo avuto benefici.

Giorgio Massignan, Presidente di Italia Nostra Verona

 

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