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15-05-2020

Sicilia delenda est? Leandro Janni

Sicilia delenda est?

Mercoledì 13 maggio, il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci annuncia l’ingresso, nella giunta di governo, della Lega. Inoltre, dichiara di voler affidare ad un esponente della Lega l’Assessorato Regionale di Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.

Scrive Beatrice Basile, che è stata autorevole archeologa, dirigente e soprintendente presso l’Assessorato dei Beni Culturali dell’Isola: «Sicilia, assalto ai beni culturali: ultimo atto – Se c’è una costante che attraversa tutta la storia politica della Sicilia dai primi anni Ottanta ai giorni nostri, e lega insieme posizioni di destra, di sinistra e di centro, è il pervicace, ostinato tentativo di mettere fuori combattimento il sistema istituzionale della tutela dei beni culturali e del paesaggio.

Alla fine degli anni Settanta, la nuova stagione dell’autonomia regionale esordiva con piglio audace e innovativo: le due leggi cardine del nuovo ordinamento, la L. R. 70/77 e la L. R. 116/80, istituendo le Soprintendenze uniche e prevedendo e una dotazione organica complessa e qualitativamente alta, ponevano la Regione all’avanguardia sul piano nazionale. Ma da allora, e per tutti gli anni successivi, una serie di provvedimenti, leggi, decreti e circolari del governo regionale in tema di beni culturali ha svolto una sistematica opera di picconamento di quella bella costruzione, che è rimasta un’utopia, un sogno sulla carta.

Assalto a tutto campo: da un lato, la manomissione pesante sulla qualità (e quindi sull’efficienza) degli uffici centrali e periferici (contrazione di organico qualificato, utilizzo degli istituti di tutela come serbatoio di posti in funzione di ammortizzatore sociale, riforma della dirigenza, privatizzazione del rapporto di lavoro, ruolo unico dei dirigenti, penalizzazione delle competenze specifiche, rimpasto continuo di uffici, musei, parchi e poli, centralizzazione soffocante e pervasiva, totale discrezionalità politica sulle nomine); dall’altro, il tentativo – questo, almeno finora, meno o non sempre riuscito – di “liberare” il territorio dagli odiati vincoli, per conquistare nuovi spazi (e spazi pregiati!) alla speculazione, e di privatizzare il patrimonio culturale a scopo di lucro.

Da anni le Soprintendenze tentano di reggere, come possono, e quando non già totalmente asservite, a questi continui colpi. E intanto si perdono per strada la continuità e la coerenza amministrativa, si è interrotto in molte aree il filo della ricerca, si sono smembrato depositi e archivi, il controllo sul territorio si è allentato, la capacità di progettare e utilizzare le risorse disponibili di è drammaticamente ridotta.

La nomina di Sebastiano Tusa era stata una svolta inaspettata: un momento di speranza, un riprendere vigore, il segnale che non tutto era davvero perduto. E quando Lei, presidente Musumeci, dopo la morte di Tusa, riservò a sé stesso la delega, io, come altri, abbiamo creduto davvero che fosse un gesto alto di rispetto per chi non poteva essere sostituito – per la personalità che era e per la carica che con quella personalità aveva onorato – da uno qualsiasi. Io, come altri, abbiamo creduto che la vicinanza di Tusa Le avesse fatto comprendere quanto importante fosse il nostro patrimonio culturale e come fosse doveroso, per un politico vero, aver cura delle istituzioni che di quel patrimonio debbono aver cura. Ci aspettavamo che Lei avrebbe scelto con criteri che non fossero quelli della distribuzione di terreni di caccia.

Ci eravamo sbagliati. Forse, a pensarci ora, la nomina di Tusa fu solo un errore involontario»

Le ambizioni sbagliate del presidente della Regione Musumeci

Ci sono, a volte, dei gesti che assumono un potente significato simbolico. Collettivo. Questo, malgrado le mediocri intenzioni di chi li ha determinati.

Lo scorso ottobre 2019, ai funerali del compianto ex assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Sebastiano Tusa, l’ineffabile presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci affermò: «Il ritorno finalmente a casa delle spoglie di Sebastiano Tusa costituisce una consolazione spirituale […] per me che l’ho chiamato al ruolo di governo, condividendone ansie e speranze […] Riposi in pace! Rimane il suo insegnamento, gli obiettivi che abbiamo concordato in un anno di governo».

Che dire? Se c’è uno che ha tradito gran parte degli insegnamenti, degli obiettivi e dei progetti di Sebastiano Tusa, quello è proprio il presidente Musumeci. Le sue decisioni e indecisioni politiche, le sue dichiarazioni lo dimostrano inequivocabilmente, a cominciare dall’infinito, sconcertante interim dell’assessorato dei Beni Culturali che egli ha avocato a sé per più di un anno, indebolendo fortemente, svuotando di ruolo e di significato una funzione pubblica cruciale della Regione Siciliana. E ora, il colpo finale: la Lega entra nella giunta di governo e ad essa viene affidato – nientemeno! – l’assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana. Evidente è il nostro sconcerto. Musumeci non poteva fare peggio, sottovalutando le plateali, laceranti contraddizioni che si porta dietro.

Tutto ciò, mentre presso l’Assemblea regionale siciliana i gruppi di potere stanno confezionando esiziali disegni di legge all’insegna di una forsennata deregulation, che se ne frega della Costituzione, di leggi e di regolamenti in ambito urbanistico ed edilizio e per quanto attiene alla gestione dei nostri beni culturali e ambientali. Un panorama davvero desolante. Un contesto politico pericoloso.

Come sempre Italia Nostra vigilerà e si opporrà fermamente a decisioni e indecisioni politiche che mettono a rischio la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale. Di certo, con l’ingresso della Lega nella giunta di governo, e affidandole i beni culturali siciliani, il presidente della Regione Musumeci tradisce e oltraggia anche la dignità storica e civile dell’Isola. #DiventeràBellissima, ormai, è solo un patetico, scolorito slogan.

 

                                                 Leandro JanniPresidente regionale di Italia Nostra Sicilia 

Trinacria – Enzo Patti

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