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15-10-2020

Torna la protesta delle lenzuola alle finestre in difesa dei daini di Classe

Torna la protesta delle lenzuola in difesa dei daini di Classe. E le associazioni ambientaliste sono di nuove sul piede di guerra.
“La vicenda presenta molti punti oscuri – spiegano i sostenitori dell’appello da Clama, Lac, Lav, Panda Imola, Enpa, Rifugio Amore Bestiale e Italia Nostra – Se, da una parte, negli ultimi anni l’amministrazione di viale Moro ha risposto con vaghe rassicurazioni alle moltissime richieste di cittadini e alle interpellanze della consigliera Giulia Gibertoni del Gruppo Misto, dall’altra evidentemente qualcuno lavorava in direzione ben precisa e contraria, visto che trapela la notizia di un imminente incontro con i cacciatori sulla questione. Una riunione con i cacciatori, escludendo come d’abitudine le associazioni animaliste?

Se così fosse, sarebbe emblematico della considerazione della Giunta regionale nei confronti degli animali e della natura tutta, nonostante i tanti discorsi sulla tutela dell’ambiente. Alle molte interpellanze della consigliera Gibertoni circa l’installazione di misure ecologiche nei tratti di strada adiacenti la pineta di Classe, la Regione risponde che tale responsabilità è dell’ente preposto, pur non abdicando alla propria funzione di coordinamento. Dopo tanti anni, pare incredibile che dalla Regione non sia partita alcuna richiesta o tentativo di coordinamento in tal senso; siamo quindi in molti a richiedere che le amministrazioni comunali e regionali si attivino per installare sensori luminosi e dissuasori acustici. Come si può leggere sul sito della Regione Emilia Romagna, prevista dal nuovo Piano faunistico regionale, il primo in Italia, questa novità è già stata sperimentata in alcune aree ‘pericolose’ individuate in provincia di Modena, Reggio Emilia, Rimini e Piacenza a partire dal 2014. E i risultati sono positivi. Dai dati disponibili dopo l’installazione delle diverse apparecchiature in tre dei cinque tratti, precisamente nel piacentino, nel riminese e nel modenese, allestiti con le diverse apparecchiature il numero di collisioni è sceso a zero”.

“Vogliamo dirlo molto chiaramente – continuano le associazioni – L’ostinazione nel non adottare tali metodi, che comprendono anche recinzioni delle aree agricole maggiormente a rischio, cartelli verticali e lo studio di applicazioni gratuite per informare i guidatori sui tratti a maggiore presenza di fauna selvatica, da parte delle amministrazioni comunali, regionali e degli enti specificamente preposti costituisce una gravissima violazione delle direttive Ispra e una colpevole mancanza di senso di responsabilità nei confronti degli animali e della sicurezza degli automobilisti, quindi della cittadinanza tutta. Le armi non risolvono mai il problema: sempre sul sito della Regione si ipotizza addirittura una correlazione fra le attività di caccia e i picchi di aumento degli incidenti stradali! E lo spostamento di decine e decine di daini verso non ben precisate zone dell’Appennino risulterebbe un intervento non risolutivo sul fronte prevenzione incidenti stradali, pericoloso per gli animali, e di certo molto costoso. Appare quindi curioso che la Regione sembri disposta ad un tale esborso, se alle richieste di realizzazione di attraversamenti verdi per fauna selvatica, anche con utilizzo di fondi europei (Progetti Life) essa oppone un netto rifiuto adducendo problemi gestionali ed economici, soprattutto a fronte del fatto che “l’incidenza percentuale degli incidenti stradali con il coinvolgimento di animali selvatici, che hanno comportato danni alle persone, è veramente esigua sulla base dei dati Istat relativi agli ultimi cinque anni, che evidenziano un’incidenza percentuale variabile fra lo 0,17% e lo 0,23% di tali incidenti sul totale annuo nella regione Emilia-Romagna. Quindi, gli incidenti causati da fauna selvatica sono esigui se si richiede di realizzare opere ecologiche e moderne (e per moderno intendiamo anche il raggiungimento di un equilibrio fra uomo ed animale), ma diventano numerosissimi se si tratta di mettere in piedi l’ennesimo parco giochi per i cacciatori. Intendiamoci: anche un solo incidente è un incidente di troppo. Noi chiediamo quindi che le amministrazioni preposte ad attuare le misure ecologiche che hanno praticamente azzerato gli incidenti causati da fauna selvatica in vari comuni italiani si attivino in tale senso al più presto, dimostrando finalmente il rispetto per la vita dei cittadini e degli esseri viventi con cui conviviamo su questo piccolo e martoriato pianeta”.

 

Italia Nostra Onlus