Lista Rossa

02-08-2019

Tumulo Poggio del Forno a Tarquinia (VT): segnalazione per la Lista Rossa

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Indirizzo/Località: località Poggio del Forno – Tarquinia (Viterbo)

Tipologia generale: area archeologica

Tipologia specifica: tumulo funerario monumentale etrusco

Configurazione strutturale: tumulo tarquiniese vede all’interno una camera singola, in un caso straordinario e periferico a doppia stanza disposta in asse (Poggio del Forno), quasi totalmente scavata nel banco calcareo interamente edificata con blocchi squadrati. Il tumulo raggiunge i 40 mt di diametro

Epoca di costruzione: sec. VII a.C.

Comprende: due camere poste in asse, e un vestibolo molto ampio; ambedue i vani funerari, che presentano una pianta rettangolare allungata, sono stati interamente costruiti con blocchi squadrati di nenfro e calcare

Uso attuale:. nel corso degli ultimi due mesi è stato constatato il crollo di un muro sul lato sinistro della prima camera e conseguenti gravi danneggiamenti strutturali del monumento.

Uso storico: grande tumulo tarquiniese

Condizione giuridica: proprietà pubblica sotto la tutela del Ministero dei Beni e della Attività Culturali

Segnalazione: del 1 agosto 2019 – segnalazione firmata da un cittadino – listarossa@italianostra.org

Motivazione della scelta: Il bene è di proprietà dello stato (Ministero dei Beni Culturali) con specifica competenza a parte della Soprintendenza Beni Archeologici Etruria Meridionale.

Il grande tumulo tarquiniese vede all’interno una camera singola, in un caso straordinario e periferico a doppia stanza disposta in asse (Poggio del Forno), quasi totalmente scavata nel banco calcareo interamente edificata con blocchi squadrati. La cella, concepita per la deposizione di una persona o della coppia maritale, è posta quasi al centro del tumulo che raggiunge i 40 m di diametro. Il rincalzo esterno costituisce un requisito indispensabile per proteggere e consolidare la parte costruita e, allo stesso tempo, funge da imponente segnacolo. La crepidine prevedeva un rivestimento esterno in blocchi per foderare i margini della calotta, presumibilmente modanato verso l’alto.

La  facciata è eretta in raffinata tecnica isodoma con imponenti blocchi squadrati, ben sagomati e giustapposti.

Si tratta di un tumulo con una camera inconsueta per Tarquinia, che si discosta dagli schemi precedenti. L’interno è infatti costituito da due ambienti assiali fabbricati in massicci blocchi di nenfro e di calcare: la tomba trova nella parte antistante (piazzaletto) e nella prima camera stringenti analogie planimetriche e dimensionali con il tumulo ‘del Re’ della Doganaccia, ma a Poggio del Forno si aggiunge una cella di fondo coperta con una soluzione a pseudo volta a blocchi progressivamente aggettanti (profilo a scaletta e non curvilineo continuo, come nei casi precedenti) rinforzata alla sommità da una coppia di travi litici trasversali a sostegno delle lastre finali e per le esigenze statiche del tumulo.

La prima stanza è fornita di una doppia banchina costruita sul lato destro, forse destinata ad accogliere le spoglie dei discendenti del fondatore della tomba, verosimilmente ospitato nell’ultimo vano, corrispondente al talamo nella dimora signorile.

Il monumento è stato riferito all’orientalizzante cronologicamente corrispondente all’inizio del VII secolo a. C.

La posizione del monumento, isolato nel territorio a oriente della città, in una zona elevata caratterizzata da risorse boschive, evidenzia l’importanza dell’aspetto agrario e dello sfruttamento del bosco, ma anche del controllo dei traffici tarquiniesi da e per l’entroterra.

Il bene non è accessibile ma è ben visibile dall’esterno

Nel corso degli ultimi due mesi è stato constatato il crollo di un muro sul lato sinistro della prima camera e conseguenti gravi danneggiamenti strutturali del monumento orientalizzante. Le impalcature lignee poste sia all’interno che all’esterno per contenere le strutture murarie stanno cedendo ed anche il paramento di grossi blocchi squadrati in nenfro che compone la facciata della tomba appare ormai seriamente pericolante

Il monumento andrebbe ricostruito nella porzione crollata. Le palizzate in legno poste a protezione e contenimento delle strutture murarie andrebbero sostituite, almeno con materiali adeguati. Al fine di evitare il definitivo crollo della facciata e dell’intero complesso funerario.

Per poter rendere il bene idoneo all’accesso e, quindi, fruibile sarebbe opportuno consolidare le strutture murarie e alleggerire il peso della vegetazione soprastante.

Bibliografia scelta:
Costantini 1980:, La tomba di Poggio del Forno (Tarquinia), in Atti del convegno “, XV Anniversario della fondazione, g.a.r .”, Roma, 1980, pp. 33-38.
Mandolesi, 2008, Ricerca sui tumuli principeschi orientalizzanti di Tarquinia: prime indagini nell’area della Doganaccia, in ORIZZONTI IX, Pisa 2008, pp. 11-25

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