Italia Nostra

Data: 12 Marzo 2014

L’importanza delle soprintendenze, la tutela del patrimonio

di Massimo Bray

L’articolo di Giovanni Valentini apparso su Repubblica di domenica 9, mi spinge ad alcune riflessioni.

Credo che se l’Italia ha ancora un paesaggio e un patrimonio culturale così importanti da essere tra i principi fondamentali della nostra Costituzione, lo dobbiamo a secoli di tutela e custodia – vorrei dire a secoli di amore e passione – degli italiani per il loro Paese.

Il primo soprintendente della nostra storia fu Raffaello, che in una celebre e coraggiosa lettera del 1519 non ebbe paura a ricordare al papa Leone X che non doveva essere tra i suoi ultimi pensieri quello di aver cura di ciò che restava dell’antichità di Roma. Un filo diretto unisce Raffaello ai funzionari delle nostre soprintendenze: i quali lavorano per nostro conto ma soprattutto a beneficio di chi verrà dopo di noi. E quando parlo di noi non alludo certo ai soli italiani. Siamo tutori di un patrimonio universale che deve costituire il nostro orgoglio e non diventare un peso o, per altro aspetto, quando trascurato, un motivo di mortificazione.

Nella mia esperienza di ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ho conosciuto un sistema che – è vero – ha bisogno di essere finanziato di più, di essere ringiovanito, di essere motivato. Alcune scelte dovranno essere indirizzate a proteggere ancor meglio l’ambiente e l’arte che ci fanno tutti uguali: sono stati studiosi come Antonio Cederna, Giuliano Briganti e Salvatore Settis a ricordarci che senza la salvaguardia delle soprintendenze il nostro Paese sarebbe un’unica colata di cemento.

La difesa del paesaggio è sempre stata al centro della sensibilità e delle attenzioni dei cittadini; ecco perché sono sicuro che l’invito di “innovare” debba, nello stesso tempo, richiamare la nostra attenzione sulla necessità di non abbassare la guardia verso la necessaria tutela del patrimonio storico artistico e di quello paesaggistico.

Quando quei controlli non sono stati attuati o sono stati semplicemente, e con qualche stratagemma, aggirati, come tante volte proprio Giovanni Valentini ha denunciato dalle pagine della “Repubblica”, il nostro paesaggio e con esso la nostra vita, sono stati violati da una giungla di ecomostri e di brutture.

Uno sviluppo fondato sulla cultura, che ha un significato e degli effetti profondi per il benessere complessivo della società ben più delle sole componenti monetizzabili – come l’inclusione sociale, i fondamenti democratici dell’ordinamento, il ritrovare un senso di appartenenza e dignità, capacità creativa e immaginazione, innovazione da parte delle comunità e degli individui -, è una delle principali sfide della contemporaneità con cui ci misuriamo tutti e su cui poter costruire il futuro delle prossime generazioni.

Nei dieci mesi di esperienza al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ho apprezzato il lavoro svolto dalle strutture del territorio: sono grato alle donne e agli uomini delle soprintendenze, la cui oscura fatica di ogni giorno è speranza che anche i nostri figli possano sapere cos’è stata, e cosa può essere ancora, l’Italia.

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