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Reti ecologiche nella pianificazione territoriale regionale: pubblicato il Rapporto ISPRA sullo stato di implementazione

16 Febbraio 2026
reti ecologiche
Reti ecologiche nella pianificazione territoriale regionale: pubblicato il Rapporto 2025 sullo stato di implementazione.
 
L’Italia sta attraversando una fase decisiva nella protezione della biodiversità. Il nuovo Rapporto ISPRA 423/2025, dedicato allo stato di recepimento delle Reti Ecologiche nella pianificazione territoriale regionale, offre una fotografia dettagliata e aggiornata di come le Regioni stiano affrontando la sfida della connettività ecologica, oggi più che mai cruciale alla luce dei cambiamenti climatici e delle nuove politiche europee. La rete ecologica è un sistema interconnesso di habitat: il collegamento e l’interscambio tra aree ed elementi naturali isolati permettono di contrastare la frammentazione e i suoi effetti negativi sulla biodiversità.Con la Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030 e il nuovo Regolamento UE sul ripristino della natura, questo tema è diventato centrale nelle politiche pubbliche.
 
Elaborato in collaborazione con l’Università degli Studi dell’Aquila e con il coinvolgimento di un ampio gruppo di portatori di interesse, il Rapporto rappresenta il primo risultato dell’attività ISPRA sul tema delle reti ecologiche, in attuazione all’Obiettivo 3 della Strategia Nazionale della Biodiversità 2030.

Un quadro eterogeneo: ogni Regione segue una strada diversa

Il Rapporto mostra una forte disomogeneità nazionale:

  • 4 Regioni (Piemonte, Lombardia, Toscana e Lazio) adottano un doppio strumento normativo + pianificatorio.
  • 7 Regioni — tra cui Veneto, Puglia e Basilicata — utilizzano strumenti solo pianificatori come PPR o PTR.
  • 7 Regioni — come Emilia-Romagna, Liguria e Marche — hanno definito la rete attraverso leggi regionali specifiche.
  • 3 territori (Molise, Sicilia e Provincia di Bolzano) sono in una fase di costruzione o revisione e non hanno ancora una Rete formalmente adottata.

La mancanza di un approccio uniforme ostacola la nascita di una vera Rete Ecologica Nazionale, che richiede continuità oltre i confini amministrativi.

Come vengono identificate le Reti Ecologiche

La maggior parte delle Regioni basa la definizione della propria Rete su:

  • core areas: aree protette, SIC/ZSC, ZPS, habitat prioritari;
  • corridoi ecologici: fiumi, crinali, continuità forestali, reti agricole pregiate;
  • stepping stones: piccoli habitat intermedi preziosi per la dispersione;
  • zone cuscinetto per mitigare impatti;
  • aree di restauro (solo poche Regioni, come Piemonte e Toscana).

Molte Regioni stanno adottando approcci avanzati come modelli di idoneità ambientale, valutazioni sulla connettività e sistemi GIS evoluti. Le Regioni utilizzano scale molto variabili: da 1:10.000 (alta precisione) in Umbria, Liguria, Emilia-Romagna, fino a 1:500.000 in Abruzzo o Sicilia. Circa metà dei territori ha cartografie recenti (post 2019), mentre altre presentano mappe datate oltre 10 anni.

Il ruolo decisivo dei finanziamenti europei

Il Rapporto evidenzia che oltre l’85% dei progetti nasce da fondi UE:

  • FESR e FEASR per habitat, deframmentazione, aree agricole;
  • LIFE per interventi specie-specifici o progetti pilota (es. LIFE NatConnect2030, Bear Smart Corridors, SAFE-CROSSING);
  • INTERREG per azioni transfrontaliere (Alpi, Adriatico);
  • Horizon Europe per progetti innovativi basati su Nature-based Solutions.

I PAF (Quadri di Azioni Prioritarie) rappresentano il principale strumento di coordinamento finanziario.

Le principali criticità individuate da ISPRA

  1. Eccessiva frammentazione amministrativa: spesso gli uffici Ambiente e Pianificazione non lavorano insieme.
  2. Scale e metodi non omogenei: ogni Regione costruisce la Rete “a modo suo”.
  3. Difficoltà nel trasferire la Rete regionale ai livelli provinciali e comunali.
  4. Scarso coordinamento transregionale: problema grave, perché gli ecosistemi non conoscono confini.
  5. Piani vecchi o non aggiornati.
  6. Mancanza di un sistema di monitoraggio condiviso e continuativo.

Le prospettive future

Il Rapporto non si limita alla descrizione: indica anche la direzione da seguire. Tra gli obiettivi urgenti:

  • definire una Rete Ecologica Nazionale, come richiesto dalla SNB 2030;
  • aggiornare le Linee Guida APAT (2003) con metodologie moderne;
  • rafforzare la cooperazione tra Regioni;
  • sviluppare strumenti di governance multilivello chiari;
  • utilizzare i servizi ecosistemici come metrica per la pianificazione;
  • integrare la Rete Ecologica nella VAS come riferimento tecnico obbligatorio;
  • potenziare monitoraggi, dati e digitalizzazione.

Conclusione

Il Rapporto ISPRA 423/2025 mostra un Paese molto attivo ma ancora troppo frammentato. L’interesse è alto, le competenze ci sono, e i finanziamenti europei hanno dato un impulso decisivo. Tuttavia, senza una visione condivisa e un coordinamento nazionale forte, il rischio è quello di costruire 21 reti regionali anziché una rete ecologica italiana davvero funzionale.

Le prossime tappe — aggiornamento delle Linee Guida, definizione della Rete Ecologica Nazionale e attuazione della SNB — rappresentano un passaggio storico per la tutela della biodiversità nel nostro Paese.