Dossier

18-06-2020

Virus, coronavirus, inquinamento ambientale: possibili relazioni tra diffusione del coronavirus e gravità degli effetti provocati

Pubblichiamo questo articolo inviato dal Comitato Scientifico di Italia Nostra  – Lamezia Terme

 

VIRUS, CORONAVIRUS, INQUINAMENTO AMBIENTALE: POSSIBILI RELAZIONI TRA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS E GRAVITA’ DEGLI EFFETTI PROVOCATI

 

Partiamo nell’affrontare in modo rigorosamente scientifico questa problematica dalle dichiarazioni fatte pochi giorni fa dal Prof. Alberto Zangrillo, primario dell’unità operativa di anestesia e rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare e referente direzionale aree cliniche dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Dice Zangrillo da Lucia Annunziata nella trasmissione 1/2h in più:

“Tutti gli Italiani se ne facciano una ragione. Oggi è il 31 Maggio e circa un mese fa sentivamo gli epidemiologi dire e temere grandemente per la fine del mese di maggio, inizi di giungo, di una nuova ondata. Chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare! In realtà il virus in esame, praticamente, dal punto di vista clinico non esiste più. Questo lo dicel’Università Vita e Salute San Raffaele, lo dice uno studio fatto dal virologo Prof Massimo Clementi, ordinario del San Raffaele, lo dice, assieme all’Università di Atlanta, il prof Guido Silvestri, patologo, immunologo, virologo. Tamponi eseguiti attualmente negli ultimi 10 giorni hanno una carica virale dal punto di vista quantitativo assolutamente infinitesimale rispetto a quelli eseguiti su pazienti di uno, due mesi fa. Lo dico consapevole del dramma di quei poveri pazienti che non ce l’hanno fatta. Però continuare a portare l’attenzione anche in modo ridicolo, come sta facendo la Grecia, credo proprio sulla base di un terreno di ridicolaggine, che è quello che abbiamo impostato a livello di Comitato Scientifico Nazionale, dando la parola ai clinici, virologi, veri, cioè a quelli che sono veramente prof., e non a quelli che si autoproclamano prof. Il Virus dal punto di vista clinico non esiste più”.

Le dichiarazioni del prof. Zangrillo hanno suscitato clamore e sconcerto e cioè che il Sars Cov2, clinicamente non esiste più. Onestamente non comprendiamo questi moti di indignazione. Vogliamo ricordare ancora una volta che il prof .Zangrillo è il primario di Unità di terapia intensiva del San Raffaele di Milano. Nel suo reparto non arrivano più i malati di Sars Cov2, cos’altro dovrebbe dire? Magari il contrario per far piacere a qualcuno? Siamo al grottesco. Zangrillo ha detto quello che verifica da alcune settimane a questa parte. Quindi chi si è risentito, o non ha capito fino infondo le sue dichiarazioni oppure ha preferito di non comprendere. Sul fatto che il virus sia indebolito non vi sono ancora evidenze geniche. Tuttavia ricordando uno studio di ricercatori israeliani di qualche settimana fa in base al quale il Sars Cov2 ha una vita di circa 20 giorni, ci sembra che le evidenze portino a dire che tale ipotesi sia giusta. Del resto lo stesso prof Zangrillo ha ricordato, e con lui il prof. Tarro, il Sars Cov2 è un beta-coronavirus come quelli della prima Sars e della Mers. Ciò vuol dire che seguirà lo stesso destino. Il prof. Brusaferro dell’ISS sostiene che ci sarà una nuova ondata in autunno e la sua non sarebbe un’ipotesi ma una certezza. Prendendo per buona questa affermazione, onestamente non ravvisiamo nelle sue parole un fondamento scientifico che gli dia ragione. Non ci sembra abbia citato dati, studi, o che abbia fatto riferimenti ad esempi pandemici similari all’attuale avvenuti in passato. Quella di Brusaferro è nei fatti un’affermazione fine a se stessa. Basta paragonare il Sars Cov2 con i virus della Sars e della Mers: uno è scomparso e l’altro si è regionalizzato. Sicché in entrambi i casi non dobbiamo preoccuparci perché, verosimilmente, il Sars Cov2 seguirà lo stesso destino. Non solo, ma addirittura bisogna pensare che i coronavirus benigni come è il Sars Cov2 dopo un primo periodo di grande e massiccia diffusione, tendono a depotenziarsi man mano che si diffondono. A questo aggiungiamo anche le scoperte fatte dallo studio del Dott. Bacco, secondo il quale, come già sostenuto dal prof. Tarro, gran parte della popolazione ha sviluppato gli anticorpi. Quindi pur volendo dare ragione a Brusaferro sulla seconda ondata in autunno, vorremmo sapere come farà il virus a trovare un ambiente favorevole in cui sopravvivere?. E’ possibile ora e lo sarà anche ad Ottobre.

Come si fa a sapere che gli anticorpi sviluppati contro il Sars Cov2, le IgG, dureranno nel tempo? E il prof. Tarro e altri ricercatori rispondono dicendo che occorre rifarsi sempre alle precedenti esperienze.

Studi scientifici sulla immunità raggiunta contro la prima Sars hanno dimostrato che non solo gli anticorpi ancora esistono, ma che addirittura è presente una immunità cellulare contro quel coronavirus. Rispetto poi alla questione del ruolo dei soggetti positivi al tampone ma asintomatici, qual è il loro ruolo nel contagio e nella trasmissione del virus? Il prof. Tarrosostiene: “Il mio studio pubblicato su PubMed afferma precisamente questo: che la carica infettiva di Sars Cov2, in termini di quantità del virus di un asintomatico positivo al tampone, è esigua al punto di non poter contagiare e infettare le persone che entrano in contatto con lui. Questo perché per sviluppare sintomatologie significative occorre una quantità considerevole di virus che l’asintomatico non ha. Per quanto riguarda la questione del Sars Cov2, esistono svariati articoli scientifici, alcuni dei quali in corso di pubblicazione, uno che reca il numero 38687, di cui sono uno degli autori, che si intitola: Covid-19 e altri coronavirus: trasmissione interne ed esterne per via aerea? Stato di evidenza. Poi viene un altro studio pubblicato su Internazional Journal of Current Research, nel quale si fa un’attenta disamina tra contagio tramite goccioline o per via aerea. Partiamo dal presupposto che il Sars Cov2 si trasmette tramite le famose goccioline, ma il contagio e la conseguente infezione dipendono dall’ambiente, dal periodo stagionale e dalla carica virale del virus stesso. In Luoghi chiusi, queste goccioline hanno più possibilità di diffondersi, all’aperto è molto difficile. Potrei citare anche quello che ha detto Maria Von kerkhova dell’OMS, secondo la quale parlare di asintomatico infettivo è scientificamente un non senso. E per finire, potrei citare un articolo pubblicato su Science il 27 Maggio che riporta dati che si riferiscono a presumibile, termine non scientifico, trasmissione del virus da parte diasintomatici.”

Ritornando al problema posto inizialmente, cioè quello della relazione tra diffusione del virus e gravità degli effetti da esso provocato, basterebbe fare una osservazione banalissima vedendo dove c’è stato il massimo della concentrazione delle patologie e vedere poi quanto il territorio può essere sovrapposto allo stesso territorio dove c’è il massimodell’inquinamento ambientale. Cosa che può essere controllata facilmente. Perché basta controllare e guardare le fotografie del satellite e si vede che la zona della Pianura Padana è particolarmente inquinata, con particolare riguardo a Bergamo e Brescia. Tra l’altro Brescia ha un record, cioè ha uno degli inceneritori più grandi di Europa e da un inceneritore non è che esca aria pulita.

Riguardo al problema delle temperature e delle latitudini, secondo alcuni ricercatori il virus risente oltre che del caldo, che certamente non gli è amico, anche delle latitudini. Da questo punto di vista c’è uno studio interessante:

La cui ipotesi di partenza è proprio quella di dimostrare il comportamento del virus e di altri coronavirus a certe temperature e certe latitudini relative agli ambienti in cui si diffondono.

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Curiosamente le patologie, cioè la loro densità, corrisponde alla densità dell’inquinamento. Ma questo ci sta perfettamente, perché chi si ammala e poi muore anche, purtroppo, non muore affatto di coronavirus ma muore di trombo-embolia polmonare, cosa che si conosce già da molto tempo prima. Cosa allora vuol dire trombo-embolia polmonare? Si sa che all’interno del sistema cardio-circolatorio, delle vene in questo caso, si parla qui di sangue venoso, si formano dei piccolissimi trombi, cioè piccolissimi coaguli di sangue. Questo fenomeno fu scoperto addirittura nel 1865 da un medico francese che si chiamava Armand Trousseau e lui diceva allora: è una microtrombosi diffusa. Questa microtrombosi poi diventa microembolia. Un embolo è un trombo, cioè un coagulo di sangue che si sposta trasportato dal sangue. In pratica dopo essere stato trombo da fermo, si chiama embolo quando si muove. Ebbene embolia vuol dire che tutti questi trombi si spostano e viaggiano con il sangue ed essendo sangue venoso arrivano nella circolazione polmonare. Quando sono nel circolo polmonare si trovano prima in un vaso grande, che poi si ramifica, diventando sempre più piccolo, più piccolo ecc (capillari venosi polmonari), finchè questi trombi diventano sufficientemente grossi aggregandosi da tappare questi vasi. Più numerosi sono questi trombi, più numerosi sono i vasi che si bloccano e quindi il paziente affetto da questo problema non riesce più a fare arrivare il sangue agli alveoli polmonari, che sono anatomicamente milioni e milioni di sacchettini, in cui arriva l’aria e all’esterno del quale arriva il sangue venoso carico di CO2 che scarica la sua CO2 e si ricarica di O2. Da qui riparte per ossigenare tutte le cellule del nostro corpo. Non potendo arrivare il sangue perché questi vasi sono tappati, è chiaro che noi possiamo mettere tutto l’ossigeno che vogliamo dentro al polmone, ma non riusciamo mai a farlo arrivare al sangue. Ma facciamo di più, cioè facciamo di peggio. Dando e intubando il paziente cioè dando tutto quell’ossigeno, facciamo passare l’ossigeno nei vasi linfatici, quindi creiamo un’iperossidazione di tutto ciò che c’è anche nei vasi linfatici. Si sta facendo un vero e proprio disastro. Quindi questa malattia da Covid19 è stata trattata in maniera non soltanto sbagliata, ma anche totalmente deleteria e questi errori hanno ucciso migliaia di persone. Probabilmente sono stati dei veri e propri errori medici. A supporto di quanto ipotizzato, in data 13/04/2020 il Dott Giampaolo Palma, medico esperto in ecocardiografia e cardiointerventistica- ecocolordoplergrafia vascolare, direttore di centro trombosi-coagulazione affermava: “Oggi abbiamo i primi dati da reperti anatomo-patologici di tessuto polmonare prelevato dai primi pazienti deceduti. I pazienti vanno in rianimazione per tromboembolia venosa generalizzata, soprattutto tromboembolia polmonare TEP… un grande aiuto alla terapia in fase media della malattia prevede di sciogliere il trombo e quindi prevenire queste tromboembolie. Se ventili un polmone dove il sangue non arriva, non serve! Infatti muoiono 8 su 10 pazienti. Il Covid19 danneggia prima di tutto i vasi, l’apparato cardiovascolare, e solo dopo arriva ai polmoni! Sono le microtrombosi venose, non la polmonite, a determinare la morte! Allora? Quello che la letteratura scientifica, soprattutto cinese diceva fino a metà marzo era che non bisognava usare antinfiammatori. Ora in Italia si usano ancora antiinfiammatori e antibiotici nella fase 1 della malattia come nelle influenze e il numero di pazienti muore.”

Perché si formano questi piccoli trombi? Si formano perché, e questo è stato dimostrato circa 20 anni fa dal gruppo di ricerca dei Dott Stefano Montanari e Antonietta Gatti, con delle fotografie al microscopio elettronico. Le piccole particelle di materiale inquinanti, che è quello che esce dagli inceneritori di rifiuti e dai gas di scarico delle auto, dal riscaldamento domestico, dalle fabbriche, da tutto quello che è la lavorazione a caldo, riesce a trasformare una glicoproteina, che si chiama fibrinogeno, solubile nel sangue, in un’altra proteina insolubile, che si chiama fibrina. Questa fibrina è fatta da fibre e queste fibre diventano lo scheletro del trombo. Ma c’è di più. Questi trombi si formano anche quando la parete dei vasi è infiammata e la parete dei vasi si infiamma sia per la presenza di queste particelle sia per la presenza di altri inquinanti che sono:

1) Gas a base di zolfo 2) Gas a base di azoto

3) Furani, cioè composti organici eterociclici aromatici, tossici e cancerogeni

4) Idrocarburi, policiclici aromatici, potenti inquinanti atmosferici

5) Policlorobifenili, inquinanti dalla tossicità persistente

Cioè da quello che esce da queste fonti inquinanti. Quindi abbiamo oltre alle particelle, anche queste sostanze quasi sempre organiche che provocano la formazione di trombi. Probabilmente poi per finire, il coronavirus, ha anche lui questi tipi di proprietà, cioè di formare questi trombi, che poi embolizzano.

Allora ci chiediamo qual è la soluzione? La soluzione e molto banale. Invece di continuare a somministrare aria cioè ossigeno, che come abbiamo visto è mortale, si dà qualcosa che impedisca la formazione del trombo. Pertanto si dà:

1) Eparina farmaco di origine naturale, noto da molti decenni.

Quando però il trombo si è già fermato e ha fatto il tappo, si dà un altro farmaco di origine naturale, conosciuto anch’esso da decenni, che si chiama:

2) Urochinasi, un attivatore del plasminogeno.

Quindi sono stati commessi degli errori gravissimi, non si sa se per superficialità o totale incompetenza, e adesso rispetto a questi errori si sta facendo di tutto, probabilmente si ci riuscirà, per dare una specie di immunità a chi a compiuto questi errori clamorosi.

Alla luce di queste terapie che si ritiene siano sbagliate, come mai sono stati commessi questi errori? Si è parlato soprattutto di errori in assenza di autopsie. L’assenza di autopsie è un fatto di una gravità estrema infatti la prima cosa che si fa quando c’è una morte, soprattutto se questa avviene in ospedale, è quella di fare una autopsia. Esse non sono state fatte. Addirittura il Ministero della Salute sconsigliava di fare autopsie. Il che è di una gravità assoluta. Però attenzione. Ammesso che si facciano le autopsie, dobbiamo andare a vedere quello che cerchiamo. Non è detto che veda la causa reale della morte. In pratica dobbiamo andare a cercare nel polmone o meglio ancora nel suo circolo polmonare, questi trombi e in questi trombi cercare cosa c’è all’interno. Se non viene fatto non avremo una risposta definitiva da autopsia e quindi si rischia di fare degli altri errori. Per cui per non rischiare ciò bisogna fare le cose per bene. Ma nel nostro caso i cadaveri sono stati cremati e bruciati distruggendo in tal modo le prove. Cosa che in un tribunale qualsiasi verrebbe guardato con molto sospetto. Però questo è stato fatto.

Cosa si sa di questo virus? E’ un virus ad Rna ricoperto da un capside di natura proteica. Secondo Luc Montagnier , premio nobel per la medicina, e altri ricercatori sarebbe nato in laboratorio. Per loro non ci sono dubbi. Comunque la sua origine è controversa. Secondo lo stesso Montagnier esistono dei brevetti su questo virus. C’è un brevetto del 2015. In pratica hanno preso questo virus di origine naturale, del resto tutti i virus sono di origine naturale, e lo hanno modificato in un certo punto del suo Rna e così si è creato un virus artificiale. Quello che sappiamo è che questo virus è molto infettivo. Infettivo non vuol dire patogeno, cioè che da la malattia. Infettivo vuol dire che il virus passa con molta facilità da persona a persona. Molti ricercatori pensano e sono convinti che se si facesse una ricerca sui 60 milioni di italiani 30/40 milioni li troveremmo tranquillamente infetti. Senza che ciò costituisca patologia. Del resto viviamo e siamo a contatto con miliardi di tipi diversi di virus, molti dei quali sono totalmente sconosciuti. E ci sono sconosciuti perché ci sono indifferenti. Quindi la quasi totalità dei virus c’è indifferente e anche questo coronavirus è veramente poco patogeno. Diventa patogeno se trattato male e soprattutto se si vive nel terrore perché poi anche il terrore è una concausa di patologia.

Vediamo se il distanziamento sociale ha veramente una funzione meccanica. Questa del distanziamento sociale è una questione controversa. Ma ha senso quello che dice l’ISS quando afferma che l’obiettivo del distanziamento sociale, soprattutto in una situazione sociale come quella attuale è quello di ridurre la velocità di diffusione del virus?

In pratica la distanza del virus è misurabile e con quali parametri? Nel Lazio la regione si è attivata mettendo ombrelloni distanti 5 metri, in Liguria la regione ha dichiarato la distanza di 3 metri. Adesso in questa fase tutti sono concordi per un metro. Allora ci sono fondamenti scientifici a questo riguardo?. Secondo alcuni non c’è al momento nessun fondamento scientifico, tanto è vero che proprio in questi giorni allo Spallanzani di Roma qualcuno di loro si è finalmente deciso a dire che qui siamo di fronte al grottesco. Il virus non è un geometra che misura la distanza: questo è 1 metro, questo è due metri, a questa distanza non ci arriva, quindi queste misure non hanno alcun senso. La distanza sociale non ha alcun senso come non ha alcun senso le famose mascherine, che possono fare anche male, come non hanno senso i guanti L’Oms recentemente cambia idea e “non raccomanda l’uso di guanti da parte delle persone” nei luoghi pubblici, per contrastare la diffusione dellapandemia di coronavirus.

Utilizzarli, infatti, “può aumentare il rischio di infezione, dal momento che può portare alla auto-contaminazione o alla trasmissione ad altri quando si toccano le superfici contaminate e quindi il viso”.

Così come non ha avuto alcun senso il Lockdown. Chiudersi in casa è stato un peggiorativo non piccolo, perché si è impedito di prendere il sole. Senza sole la vitamina D, che concorre a rafforzare le difese immunitarie, non viene metabolizzata, e quindi le nostre difese immunitarie precipitano. Ma anche il nostro umore si abbassa e qualunque medico che si ricordi quello che ha studiato all’università sa che un umore cattivo aumenta la capacità del patogeno di instaurarsi. Cioè se questo virus che è molto poco patogeno aveva degli alleati, li ha avuti con i nostri governanti e con i nostri medici che hanno viaggiato a 90 gradi davanti alle follie di un gruppo di ignoranti con poche eccezioni. Però da sportivi quali siamo ci dobbiamo complimentare perché non avremmo mai pensato che alle follie di questo genere potessimo trovare credito. Il che vuol dire che chi ha lanciato queste follie è stato molto bravo, perché non soltanto vedere dei poveri personaggi che viaggiano in bicicletta o che fanno jogging con la mascherina, che è molto mortificante, ma vedere soprattutto tanti medici che danno credito a cose di questo genere, significa una sconfitta per l’umanità.

Quali tipi di terapie si ritiene possibile per questo tipo di contagio? Questa domanda è molto interessante e pertinente. Perché i patogeni, per essere tali, hanno bisogno di un territorio fertile, facciamo un esempio. Se noi prendiamo un chicco di grano e lo lasciamo cadere dentro un terreno arato, abbiamo molte probabilità che quel chicco di grano dia origine a una spiga. Se lo stesso chicco di grano lo facciamo cadere su un marciapiede saremo certi che la spiga non uscirà mai. Quindi il patogeno è patogeno solo se trova un terreno adatto e fertile. E allora cosa dobbiamo fare? Se noi andiamo a combattere il patogeno, si fa una stupidaggine come si sta facendo adesso. Le varie saponificazioni consigliate dal governo sono grottesche, perché non potremmo mai combattere il patogeno, perché sarebbe una guerra mondiale perduta e quindi dobbiamo rendere il nostro organismo non ospitale per questo patogeno. Ma questo lo disse, i veri medici lo dovrebbero sapere, addirittura Louis Pasteur alla fine della sua vita. Quando Pasteur alla fine della sua vita si accorse che il patogeno è certo importante ma è molto più importante il terreno. Quindi semplicemente rendere il nostro organismo resistente al virus. Ma il nostro corpo è già resistente a miliardi di virus, di batteri, di funghi, di rickettsie, di parassiti. Basta semplicemente trattarlo come si deve. Cosa che a nostro giudizio non si è fatto. Quindi per difenderci dobbiamo mangiare bene, prendere il sole, fare una vita regolata, fare movimento, non dobbiamo assumere sostanze deleterie come tabacco, droghe, alcol e il nostro organismo è tranquillamente capace di difendersi come fa nei confronti del 99,99% dei potenziali patogeni.

Quale dovrebbe essere nel nostro paese una politica della salute in un contesto come quello attuale? Innanzitutto dovremmo fare in modo che i medici possano fare i medici. Fare il medico è quello che diceva Ippocrate: cioè fare bene di chi si rivolge a loro e non il bene di qualcun altro, cioè delle cause farmaceutiche, non il bene del politico di turno e neanche i propri interessi.

Quindi il medico dovrebbe capire di ritornare a fare il medico. Il medico non è un mestiere come un altro. E’ una missione. Non si è capace di fare una missione? Ci sono tanti altri mestieri che non richiedono questo approccio morale. Facciano altro. E quindi questa sarebbe una parte grande della soluzione. Per quanto riguarda la politica, essa non è l’arte del compromesso come sentiamo dire spesso. Essa è la conduzione viziosa della cosa pubblica. Se il politico non si sente in grado di fare questo, faccia altro, perché anche fare il politico è una missione. Se quindi abbiamo dei medici missionari, dei politici missionari, il problema si risolve da sè. E invece non abbiamo né l’uno e nè l’altro.

Relatore: Mario Vigliarolo supporto Francesco Cerra, Antonio De Fazio

Italia Nostra Onlus