Italia Nostra

Data: 20 Dicembre 2013

Quale sviluppo senza tutela (del patrimonio culturale) nel territorio crotonese?

Se l’arte come la letteratura è la spirituale irradiazione di un popolo attraverso i secoli, nessun imperativo sociale potrà mai giustificare l’ottenebramento di questa gloriosa tradizione: risanare non significa  distruggere (U. Zanotti Bianco)

Umberto Zanotti Bianco, cofondatore e primo presidente nazionale di Italia Nostra, aveva dedicato tanti anni della sua vita, operosa e generosa, alla promozione sociale e civile delle regioni meridionali, consapevole che solo con la cultura si forma la coscienza civica del cittadino e si sveglia il senso dei suoi doveri civici. Per favorire la crescita, sociale, civile e culturale della Calabria, nel tormentato periodo tra le due guerre mondiali, Zanotti  aveva promosso la costruzione di scuole popolari, colonie, ospedali e finanziato numerose campagne di scavi archeologici in  Calabria.

Per onorare la memoria di Zanotti e ricordarne l’opera di coraggiosa difesa del patrimonio artistico e naturale, Italia Nostra ha istituito nel 1964 un premio nazionale a lui intitolato. Per felice coincidenza, il Premio Zanotti 2013 è stato assegnato ex aequo, lo scorso 29 novembre a Roma, a  tre coraggiosi funzionari di tutela che “difendono il patrimonio culturale e paesaggistico in particolare nei territori del sud, contro mille difficoltà interne ed esterne tra le quali criminalità e malaffare”. Tra i premiati, anche Domenico Marino della Soprintendenza Archeologica della Calabria, competente per il territorio di Crotone e della Sila. L’archeologo Marino ha partecipato come relatore ad un Incontro-Dibattito, organizzato nei giorni scorsi  a Crotone dalle associazioni Italia Nostra, Gruppo Archeologico e Dante Alighieri, sul tema “Quale sviluppo senza tutela nel territorio crotonese”.

Il suo intervento, corredato da numerose immagini, riguardava alcuni scavi archeologici da lui condotti negli anni 2010-2011 nell’importante necropoli dell’antica Kroton, in località Carrara, dove si è seppellito dalla fine dell’VIII agli inizi del III sec. a.C. Tra le altre, particolarmente interessante la scoperta della sepoltura ad inumazione di una bambina, dall’età di 7-8 anni, appartenente ad una famiglia di elevato status sociale, come si ipotizza in base ai numerosi, raffinati elementi di corredo rinvenuti. Tra questi, diverse lekytoi, un grande alabastron, quasi intatto, di grandi dimensioni, un pendente in  ambra, uno specchio bronzeo di eccellente fattura. Se quella tomba fosse stata distrutta, come è avvenuto  negli anni passati per tanti altri importanti  reperti  archeologici, a causa dell’espansione edilizia della città, avremmo perduto un grande patrimonio di conoscenza delle nostre radici, di storia, di arte, di tradizione.

Teresa Liguori

Vicepresidente nazionale Italia Nostra

(si ringrazia per l’immagine degli scavi della Necropoli della Carrara gentilmente concessa dal Dott. Marino, Soprintendenza Archeologica della Calabria)

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Approfondimenti:

Crotone. La Necropoli della Carrara, settore IV. Indagini 2010-2011

di Domenico Marino (© Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria)

Tra le aree di necropoli dell’antica Kroton la più importante e meglio indagata è quella in località Carrara, dove si è seppellito dalla fine dell’VIII agli inizi del III sec. a.C. Sono centinaia le tombe sistematicamente esplorate a partire dagli anni settanta del secolo scorso, tuttavia gran parte delle sepolture si sono palesate prive di corredo funebre e pertanto difficili da datare. Tra il 2010-2011, nell’ambito dei lavori di un lotto interessato da interventi edilizi presso la loc. Carrara, è stato possibile intercettare e indagare il IV settore della Necropoli. Di notevole interesse è la sepoltura ad inumazione di un individuo infantile di sesso femminile, la qualità e la quantità degli elementi di corredo lascia intendere l’appartenenza della defunta ad uno status sociale elevato. Dietro il cranio erano presenti due kotylai a vernice nera, mentre i vasi di grandi dimensioni erano stati collocati ai piedi della defunta: sei lekythoi di produzione attica a figure nere  (databili tra fine VI ed inizi V sec. a. C) ed uno splendido specchio in bronzo con ricca decorazione. Sul lato destro del corpo un grande alabastron in alabastro. Al collo della defunta un pendente in ambra di eccellente fattura.

L’osservazione del sistema osteologico ci riporta per la dentatura ad un individuo di sesso femminile di giovane età. Lo stadio di maturazione dentaria e le tracce di tessitura leggibili permettono di determinare l’età di morte del soggetto immaturo, compresa tra i 7 e gli 8 anni. Va segnalata, inoltre, la presenza di tracce causate dall’utilizzo di qualche pianta erbacea contenente tetracicline, assunta certamente a scopo curativo.

(estratto da ”Ollus leto datus est. Architettura, topografia e rituali funerari nelle necropoli dell’Italia meridionale e della Sicilia fra antichità e medioevo”, Reggio Calabria, 22-25 ottobre 2013)

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