#CARASTAZIONE

 

In conclusione della Primavera della Mobilità Dolce Italia Nostra, AssoUtenti e AIPAI lanciano

#CARASTAZIONE: campagna I.N. difesa delle stazioni

Più rispetto per gli edifici delle stazioni storiche delle città e potenziamento del progetto di affidamento alle comunità locali delle piccole stazioni impresenziate

Il 21 giugno termina la Primavera dalla Mobilità Dolce con due iniziative: la Maratona Ferroviaria che quest’anno si svolgerà in Sardegna nei giorni 20-21-22 giugno, promossa dall’Alleanza per la Mobilità Dolce (AMODO) e la campagna di sensibilizzazione nazionale sulle stazioni lanciata da Italia Nostra, AIPAI e AssoUtenti dal titolo #carastazione.

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Le stazioni, insieme alla rete ferroviaria e ai treni, hanno segnato la rivoluzione industriale italiana e contribuito in modo fondamentale all’unità del Paese ma ultimamente le innovazioni tecnologiche e l’esigenza di ridurre drasticamente i costi di esercizio, hanno trasformato profondamente il mondo delle ferrovie. Questa rivoluzione è immediatamente percepibile soprattutto nelle oltre 2.000 stazioni ferroviarie presenti in Italia. Grandi Stazioni SpA ha cambiato le funzioni e anche l’aspetto di questi edifici, trasformandole in centri di scambio intermodale, offrendo una serie di servizi di trasporto molto vari: parcheggi per auto, moto e bici, car sharing, bike sharing, integrazione metro e bus, collegamenti con gli aeroporti, treni di lunga percorrenza e metropolitani e, infine, shopping center. Pur beneficiando in generale di questo recupero e del restyling attraverso i nuovi standard architettonici, l’esasperata destinazione a centro commerciale rischia di trasformare le Grandi Stazioni in uno dei tanti non luoghidelle moderne città, come gli aeroporti.

Forse l’esempio più esasperato di questo fenomeno è la Stazione Termini: i grandi spazi della Galleria, le ampie vetrate, il vasto Androne, la severa eleganza dell’intero contesto sono solo un lontano ricordo di vecchi ed “irredimibili” viaggiatori. Ogni metro quadro non indispensabile alla deambulazione delle decine di migliaia di giornalieri viaggiatori, ogni preesistente ambiente, sono occupati da attività commerciali. I muri, le vetrate e perfino i pavimenti sono coperti di cartelloni pubblicitari di ogni forma e colore. Dalla copertura “ad onda” dell’Androne, appesi a cavi d’acciaio, pendono come spade di Damocle altri cartelloni ancora.

Dal lato pensiline è stato realizzato un nuovo, grande volume sempre a fini commerciali le cui scale mobili impediscono la vista dei binari dalla Galleria, di fatto negando la funzione originaria della stazione. Tutto questo rende impossibile ormai “leggere” la bellezza delle linee architettoniche originarie disegnate da Angelo Mazzoni, cui si deve per esempio il rimando al modello dell’acquedotto romano per le arcate a tutto sesto delle ali laterali della stazione e il severo “parallelepipedo” della lunga galleria di testa. Tra l’altro, non esistendo più la Sala d’Aspetto, i viaggiatori in transito possono attendere l’orario della partenza solo ed esclusivamente sedendo e consumando qualcosa ad uno dei numerosi bar e fast food.

Un eccesso cui per fortuna Grandi Stazioni sta mettendo finalmente riparo con gli interventi attualmente in corso nella Galleria, che dovrebbero restituirne la bellezza originaria, svuotandola si spera di tutti i chioschi che la intasavano.

Ad essere penalizzati dalla rivoluzione tecnologica e dalla rarefazione del personale sono, però, gli scali di minori dimensioni, specie se posti al di fuori dalle aree metropolitane, quasi tutti trasformati in fermate non presenziate. Esposte al rischio del degrado e dei vandalismi, finiscono per allontanare molti potenziali clienti. Inutile invocare un ripensamento da parte di una azienda che deve ora far quadrare, per quanto possibile, i costi di gestione. Tenere aperte biglietterie al di sotto di un certo volume di introiti (specie considerando come molti titoli di viaggio sono ormai acquistati “online”) si traduce in una perdita di denaro.

La desertificazione di quella che un tempo era una capillare rete di impianti diffusi sul territorio è dunque irreversibile? Non necessariamente, se nella cura degli immobili subentrano istituzioni e associazioni attive localmente, interessate a rivitalizzare le piccole stazioni per offrire servizi utili ai viaggiatori ed alle comunità locali.

All’inizio del nuovo Millennio, le Ferrovie dello Stato lanciarono un appello agli Enti territoriali ed al mondo del volontariato, mettendo a disposizione il proprio patrimonio diffuso. Dopo non poche incomprensioni e diffidenze – qualcuno, nell’ambito dell’Azienda, sperava di attivare improbabili business, mentre i sindaci temevano di vedersi accollati oneri impropri – la scelta dei contratti di comodato gratuito ha dato comunque buoni frutti.

A dicembre 2018 risultano vigenti 1.473 contratti di comodato, con i quali RFI ha messo a disposizione del sociale circa mq 3.623.402 di cui circa mq 106.645 riferiti a fabbricati di stazione e circa mq 3.516.757 riferiti a terreni, sui quali sono collocati anche parcheggi a servizio della cittadinanza e della clientela ferroviaria. Tra questi RFI ha censito 88 “buone pratiche”, illustrate in un volume dedicato al riuso sociale del patrimonio ferroviario (consultabile al link in calce). Gli interventi spaziano in quattro macro settori: attività di aggregazione, cultura e sport; attività di protezione civile, polizia locale e controllo del territorio; promozione turistica e protezione dell’ambiente; tutela dei diritti e solidarietà. Libro scaricabile al link: http://www.rfi.it/rfi/LINEE-STAZIONI-TERRITORIO/Le-stazioni/Stazioni-ad-uso-sociale

 

Mariarita Signorini – Presidente Nazionale Italia Nostra

Liliana Gissara – Consigliere Nazionale Italia Nostra

Massimo Bottini – Consigliere Associazione Italiana Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI)

Massimo Ferrari – Presidente Nazionale Assoutenti

Italia Nostra Onlus