Ferite sul paesaggio lariano. Le violente trasformazioni edilizie sulle sponde del Lario, che cittadini attenti e responsabili segnalano a Italia Nostra (Associazione Nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione) sono sempre più numerose. Sono progetti, opere in corso, realizzazioni già in funzione: a Torno, Pognana, Careno, Bellagio, Isola Comacina, Brienno, Azzano, Gravedona, Perledo, Lierna, Mandello, Abbadia Lariana. Al di là di ogni singolo caso, di cui si interessa talvolta la stampa, deve essere analizzata la globalità ed estensione del fenomeno di aggressione alle rive del lago. Il movente che accomuna gran parte della febbre imprenditoriale edilizia sono gli investimenti che il brand Como Lake attira in proporzioni stupefacenti, nell’aspettativa di un costante aumento dei profitti. Il Lago di Como raccoglie circa il 30% degli investimenti hotelresort in Italia, con forte presenza di operatori da Europa, Medio Oriente e USA (fondi di investimento, fondi famigliari, gruppi alberghieri). Il dato della quota dei capitali, confrontato con lo spazio interessato da questi investimenti, è impressionante.
Le provincie di Como e Lecco (kmq. 2.084) sono lo 0,7% della superficie del territorio nazionale (kmq. 302.000). Il 30% degli investimenti in campo alberghiero in Italia è concentrato su meno di un centesimo della superficie nazionale. Si tratta di investitori che fanno sicuro affidamento sull’abbinamento tra brand consolidati nel settore alberghiero internazionali e locali (Marriott, Hilton, Mandarin Oriental, Ritz Carlton, Six Senses, Radisson Collection, Villa d’Este Collection, Mama Shalter) e il marchio Lago di Como (Como Lake) a sua volta divenuto un brand conosciuto a livello internazionale. Il lago dunque come valore aggiunto, come garanzia di redditività, ma solo per gli investitori. Ben pochi i ritorni vantaggiosi per gli abitanti e le amministrazioni locali; al contrario, questa aggressione edilizia comporta sacrifici in termini di spazi persi dalla collettività, aggravi sui servizi pubblici, squilibri insediativi, difficoltà di percorrenza stradale e quotidiano accesso ai paesi.
Si tratta di una ondata di “sfruttamento coloniale” di cui i residenti solo ora stanno rendendosi conto, ora che stiamo andando verso un sicuro collasso. Qualsiasi organismo vivente, quando sviluppa una sola delle diverse funzioni vitali, muore. L’accelerazione monotematica degli alberghi di lusso farà inaridire la complessa e articolata vita sul lago, determinandone la decadenza. Questo tema è stato approfondito nel convegno di Italia Nostra a Villa Gallia l’11 aprile scorso: Vivere il lago: in simbiosi o da parassiti?
Le trasformazioni principali sul Lario avvengono per gli investimenti in alberghi a cinque stelle. Sembra che sia possibile solo l’accoglienza ai pochi plutocrati che detengono la maggior parte della ricchezza mondiale. Pensiamo, per contrasto e con nostalgia, a quelle sponde dell’alto lago dove campeggi e roulotte accolgono chi pratica gli sport d’acqua e di vele, che nel ramo di Como non sono più possibili.
La frenetica pianificazione di nuovi alberghi è inesauribile: a Torno da due anni l’Amministrazione propone e ripropone l’ipotesi di una nuova cubatura ricettiva di 47.000 mc (nella prima versione) sulla riva del lago tra la Villa Pliniana e il cimitero che dalla chiesa romanica di San Giovanni declina verso la sponda. Sul Corriere della Sera del 20.10.2025 Andrea Galli: “Adesso giustappunto si studia la conquista di 320 metri di litorale per ficcarci l’albergo dei ricchissimi. Un resort da 120 milioni stanziati da un fondo americano, al solito di ignota proprietà; s’è appena scoperto originario della Florida,(…) Il fondo eroga il denaro a due imprenditori, uno di Novara e l’altro abruzzese, che hanno costituito apposite società con basso capitale iniziale” La proposta distrugge una sponda di prato e bosco, rara sul Lario, che “abbraccia un unico golfo con una molle curva” come annota nel I secolo d.C. Plinio il Giovane in una lettera in cui descrive le sue ville lariane. Basterebbe questa preziosa antica citazione paesaggistica per rendere sacro e intangibile questo golfo, ma tant’è, “beata ignoranza” ! L’alienazione paesistica e culturale dei 320 metri di litorale a Torno denotano una radicale ignoranza riguardo al patrimonio storico, letterario, tradizionale e quindi identitario.
L’osservazione vale anche per altri casi: sembra che ben pochi degli attori implicati nella compravendita, nella progettazione, nell’approvazione e nella gestione di questi progetti, si rendano conto di dove stanno operando, quale immenso patrimonio stanno distruggendo, quali secolari panorami stanno cancellando per sempre alla possibilità di percezione. Forse inconsapevolmente. Forse per radicata e responsabile ignoranza, ma soprattutto per limitata e ottusa avidità economica, anche quando si tratta di amministrazioni pubbliche che si giustificano vantando l’incasso degli oneri di urbanizzazione. Un caso analogo a Torno è il progetto sull’area Serenella alla foce del fiume Liro a Gravedona. In uno degli ultimi spazi verdi pubblici, di proprietà comunale, sono previsti due interventi sui due lati della foce. Un ristorante stellato, fino a 300 posti, per matrimoni e banchetti dotato di spa con piscina occupa la superficie coperta di 2.200 mq con volume di 11.000 mc su tre piani. Un albergo a 4 stelle con 100 camere su due e tre piani fuori terra, fino 11m di altezza, occupa la superficie di mq 3.800 per un volume di 13.500 mc.; posti auto privati 53, pubblici 23. Si deve fare memoria che l’area verde era stata donata in lascito al Comune da Alessandro Scuri, singolare personaggio vissuto tra Ottocento e Novecento: circense, scienziato, musicista, pittore, poliglotta.
Da una intervista con Scuri del 1940: “A Gravedona, in località Serenella ho creato l’area sportiva, con campo da football, due campi da tennis, cabine per il nuoto e spogliatoi”. L’Amministrazione che di quel lascito dovrebbe essere responsabile custode, salta l’ostacolo concedendo per 60 anni l’area in gestione privata, ignorando la raccolta di firma promossa dalla cittadinanza, in cui si legge “Crediamo che la valorizzazione del territorio debba avvenire nel rispetto del bene comune, del paesaggio e dell’accesso pubblico, non attraverso la privatizzazione delle aree collettive” E’ previsto un albergo nella cava di Careno in Comune di Nesso. Nel Piano Paesaggistico unitario di alcuni comuni della sponda orientale del ramo di Como e nel conseguente PGT comunale del 2014, la cava era destinata ad uso collettivo pubblico: tempo libero e balneazione come da progetto redatto nel Master di Paesaggio di Minoprio. Quel vincolo ad uso pubblico è stato manipolato dall’Amministrazione per localizzare un albergo, naturalmente a cinque stelle. Ci si domanda come si possa manomettere questa antica cava di “pietra di Moltrasio”, storico materiale di costruzione nell’area lariana. La cava è certamente medioevale, ma potrebbe essere di epoca romana: avrebbe potuto diventare un luogo di interesse documentario, di pubblico accesso per il tempo libero, come da sempre collaudato dall’allegria dei ragazzini dei paesi circostanti. Si trasformerà nella piatta espressione di un omologato turismo d’alto bordo.
Si costruisce un nuovo complesso turistico-ricettivo di pregio sulla riva del nucleo storico di Azzano: 64 camere, 6 appartamenti, una spa e un parcheggio automatizzato. Sono demoliti il Cantiere Nautico Abbate, che aveva incorporato l’ottocentesca filanda Magatti, ed alcune case storiche, nonché un’edicola religiosa contenente un significativo piccolo affresco. L’impatto volumetrico del nuovo insediamento alberghiero sul fronte-lago di Piazza Magnolia sconvolge la percezione della riva (il progetto prevede un prospetto simmetrico che riprende forme del razionalismo di cent’anni fa !) e altera inesorabilmente le delicate proporzioni del nucleo antico. Oltre alla distruzione dei volumi si cancella la memoria dei luoghi, dei mestieri, delle tradizioni, spegnendo, con l’intromissione di un corpo alieno, la convivialità del paese. Il residence turistico degli anni Sessanta chiamato La Cava di Pognana Lario, noto anche come “Villaggio degli Olandesi”, diventerà una struttura turistica ultra-lusso: lavori di ristrutturazione esterni ed interni all’edificio esistente permetteranno un “rebranding” (collegandolo al marchio di fabbrica di catene alberghiere famose). Per il residence di Pognana non si tratta forse di nuovi danni paesaggistici, ma si ripropone il danno funzionale collettivo: aumento del già pesante traffico stradale e lacuale, carico sulle reti dei servizi e ossessiva unica presenza della clientela “alto spendente” come orgogliosamente (e impudicamente) la qualificano le comunicazioni aziendali degli operatori finanziari. Operazioni come questa segnano il trionfo delle catene alberghiere internazionali, acquisendo strutture turistiche, rinnovandole, ampliandole, riportandole in auge, per immetterle sul mercato ad un livello superiore di clientela. É quanto avviene per lo storico Hotel Grande Bretagne a Bellagio, di cui è iniziata la riconversione dal febbraio 2023, con l’accordo con Grimit S.r.l. per il debutto di The Ritz-Carlton in Italia: l’apertura era prevista per il 2026 e l’albergo si compone di 59 camere, 46 suite, tra cui due Ritz-Carlton suite. Si prevede “una nuova e audace concezione di lusso in riva al lago” di cui, senza fare il processo alle intenzioni, ma vaccinati da esperienze analoghe, saremmo felici di fare a meno. In tutta questa vicenda resta un lato oscuro ed è quanto si sta costruendo alle spalle dell’edificio esistente: la collina è stata disboscata alterando il profilo storico dell’insediamento, nuove cubature sono in corso di costruzione: siamo nella fascia di tutela paesistica della riva del lago.
Il 28 ottobre 2025 Italia Nostra sezione di Como (in quanto Associazione culturale portatore di interessi collettivi) ha chiesto al Comune di Bellagio l’accesso agli atti, ma non abbiamo avuto alcun riscontro. Nell’esperienza maturata seguendo le molte segnalazioni che Italia Nostra riceve, abbiamo frequentemente riscontrato una scarsa trasparenza nelle procedure. Non è chiaro come mai molte delle iniziative turistico alberghiere siano oggetto di trattative riservate tra gli investitori e l’amministrazione comunale interessata. I cittadini sono stupiti quando vengono a conoscenza delle nuove iniziative ad accordi conclusi. Si apre poi il dibattito tra l’amministrazione, che vanta gli enormi vantaggi dell’iniziativa imprenditoriale, e gruppi di cittadini che mettono in evidenza i danni funzionali alla comunità locale e le irreparabili perdite per la vitalità del paese. Non solo grandi alberghi ma anche strutture ricettive minori per la ristorazione entrano nella casistica delle opere che compromettono il patrimonio ambientale del lago: sulla statale da Cernobbio verso Argegno molti avranno osservato che il tradizionale Crotto dei Platani a Brienno, tra la strada e il lago, ha cambiato forme e dimensioni. La vicenda giudiziaria riguardante opere non autorizzate si è trascinata nel tempo, complicata dal fatto che nel locale, sotto sequestro a seguito del rigetto da parte della Corte di Cassazione del ricorso, la proprietà, forzando i sigilli, ha organizzato un ricevimento per ospitare i delegati dell’evento The Great Challange, organizzato a Como dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica. Includiamo nel presente “censimento” dell’edilizia per clientela “alto spendente” le vicende davvero surreali che hanno accompagnato la realizzazione di una incredibile cubatura sulla riva a Mandello Lario su area in origine a destinazione turistico-ricettiva ma trasformata per i due terzi in residenziale. Il Comune, con le procedure di intervento della “rigenerazione urbana” (complesso di norme che a partire dal 1993 sono applicabili a zone di degrado fisico e ambientale soprattutto nelle periferie urbane) promuove l’intervento di demolizione di un edificio esistente dismesso di due piani in prossimità della riva, sostituendolo con una costruzione di cinque piani, davanti alla quale, sulla spiaggia, un edificio di due piani, con fronte alto 6 metri: fagocitando un tratto di litorale, è sventrata e sbancata la spiaggia con in suo naturale pendio.
La superficie totale è di 1200 mq, che moltiplicati per il valore economico in posizione così privilegiata può dar luogo a molti milioni di euro. Alcune opere (nuovo pontile e muri di sostegno) interessano la proprietà demaniale, sulla quale pare insista anche una parte degli edifici. Dal 2023 l’iter delle autorizzazioni (sembra non sia mai stata rilasciata la prescritta autorizzazione paesistica provinciale e non sappiamo dell’autorizzazione della Soprintendenza), degli esposti presentati dai cittadini, delle Ordinanza di sospensione lavori da parte del Comune nel luglio 2023 e da parte della Provincia 2023, la possibile omissione degli atti d’ufficio per un’area sottoposta a vincolo paesaggistico e tutelata dalla normativa regionale e nazionale è complesso e intricato: sembra prevalere un racconto legale anziché l’evidenza dei fatti.
Resta la constatazione che lo squarcio realizzato su spazi comuni e pubblici della costa lacustre, devastando e interrompendo visivamente la spiaggia è lì da vedere, contro tutti i principi non solo normativi ma anche di buon senso, con aggressività e prepotenza: episodio incomprensibile in un paese civile. Italia Nostra è intervenuta con puntuali esposti anche per violazioni paesaggistiche attinenti infrastrutture, come nel caso di Abbadia Lariana, dove si prospetta la costruzione di una vistosa “sopraelevata” per il collegamento ciclo-pedonale da Lecco con il centro del paese: progetto ingombrante e lesivo delle proporzioni delicate dell’ambiente.
È sorprendente la proposta di un manufatto così vistoso in un momento storico in cui, in contesti più attenti al paesaggio, manufatti di tale natura vengono demoliti. Un comitato civico ha da tempo proposto una alternativa per il percorso ciclopedonale, più logica e funzionale e molto più economica. A Lierna un comitato di cittadini si è mosso per contestare la costruzione di un’antenna-ricetrasmettitore già costruita in “area boscata di elevata incidenza visiva”, adiacente al Sentiero del Viandante, cioè in sito delicato e protetto. L’esposto di Italia Nostra ha contribuito a segnalare l’assenza del Comune nella gestione del progetto, la carenza nell’informativa ai cittadini, le irregolarità nello svolgimento della Conferenza dei Servizi. L’esposto voluto e pagato dal comitato di abitanti ha avuto esito positivo al Tar. Da parte delle società promotrici è stato inoltrato ricorso al Consiglio di Stato.
Una considerazione particolare merita quanto è in corso per il rilancio, o miglior utilizzo dell’Isola Comacina. È recente un bando per l’”affidamento mediante project financing degli interventi di valorizzazione e riqualificazione dell’Isola Comacina finalizzato alla concessione del servizio bar/ ristoro e gestione della locanda” cui hanno aderito 4 operatori con proposte presentate a fine luglio 2026. Quello che non rassicura sono le competenze e gli obiettivi delle quattro formazioni che hanno presentato le proposte ora al vaglio: i candidati in lizza sarebbero il gruppo wellness QC Terme (Bagni di Bormio e altri centri termali ed hotel in Europa e USA), l’imprenditore russo Mikhail Kusnirovich, oligarca titolare di boutiques di lusso e dei grandi magazzini Gum a Mosca, Giovanni Costantino, coproprietario di Sunlake (catering per location di lusso) e il flower designer Vincenzo Dascanio organizzatore di eventi. Considerato che i concessionari potranno usare l’Isola per eventi, set cinematografici e pubblicitari ecc. è lecito chiedersi perché anche questo prezioso ultimo baluardo dell’antica storia lariana, venga “venduto” al consumistico profitto aziendale nel quadro di un turismo omologato e banale, in cui viene azzerata ogni specifica identità del luogo: nel caso specifico la tradizione “gloriosa e funesta” legata all’isola,”baluardo della romana libertà, asilo illustre a principi ribelli e a re infelici, ed origine di celebrate famiglie”. Quale competenza, quale sensibilità potrà manifestarsi all’interno delle società sopracitate ? Quando l’Isola Comacina avrà perso il suo significato, l’eco desolata di questo definivo tradimento scivolerà sulle acque del lago, tra “seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli di insenatura in insenatura…” (A.Manzoni) e tutto il lago sarà più triste. Lo storico Santo Monti, nella Storia ed arte nella provincia ed antica diocesi di Como del 1902 descrive la fine della “storia lunga , gloriosa e insieme funesta” dell’Isola Comacina distrutta per rappresaglia dai Comaschi nel 1169 “mettendola a fuoco e fiamme, rovinandola da cima a fondo, con pubblico bando che non si avesse mai più a riedificare (…) Moriva alla pubblica vita quell’isoletta, dopo essere stata baluardo della romana libertà, asilo illustre a principi ribelli e a re infelici, ed origine di celebrate famiglie, fra le altre quella dei Giovio che tanto illustrò la patria nostra. I secoli decomposero le sue macerie nella poca terra che ora la copre e su cui è sparsa una magra vegetazione”.
Conservare questa intensa memoria (sono queste le vere risorse di un territorio culturale!) è un dovere civile. Ugo Foscolo è stato tra i più illustri frequentatori del lago di Como:“..d’antichi fatti certo udisti parlar (dell’Ellesponto) i lidi…” Concludiamo con una singolare segnalazione, di amaro umorismo, da un illustre rappresentante della società civile residente in alto lago, l’ambasciatore Bernardino Osio, sulle “prossime operazioni edilizie miranti a facilitare l’accesso e la vita dei turisti al Comune di Perledo, che auguro siano sempre più numerosi, ricchi, entusiasti delle nostre bellezze”. Il comune di Perledo, (di cui venendo col traghetto da Bellagio verso Varenna, si vedono sul profilo del monte alcune costruzioni residenziali a schiera che massacrano la percezione del paesaggio) prevede l’edificazione di 39 nuovi edifici. “Speriamo che si possano presto dare notizie della costruzione di alberghi di grande lusso che sorgeranno finalmente, caduti gli ostacoli delle sette protezioniste, sulle sponde di Torno, di Argegno, di Menaggio, di Dongo, di Gravedona, Domaso e di tutto l’Alto Lario che non aspetta per il suo sviluppo che l’arrivo di alberghi giganteschi finanziati da misteriosi enti benefici e con l’apporto di manodopera proveniente dai paesi poveri: avremo così una miscela di lusso e aiuto ai paesi sottosviluppati: quindi la Carità sarà la grande regina di questo magico sviluppo del nostro Lario”.
Il Presidente prof.arch Darko Pandakovic





