Italia Nostra

Data: 20 Gennaio 2012

Riflessioni sui gassificatori, il caso Barbarasco di Tresana in Lunigiana e il Nuovo Pignone

A distanza di poche settimane, la Lunigiana è stata sconvolta da un nuovo disastro: prima l’acqua, poi il fuoco. Esprimiamo solidarietà a tutti gli abitanti della Lunigiana e in modo particolare ai nostri amici Mazzoni e Bertoncini (che si è trovato coinvolto nell’esplosione). Riteniamo, come fa notare l’amico Venutelli, che nella gestione e nel trasporto di elementi e combustibili pericolosi, come lo è anche il metano, si debbano usare attenzioni e perecauzioni particolari. Insegni anche il caso dei bidoni di rifiuti tossici perduti nei mari del nostro Arcipelago. Gassificatori e impianti che funzionano bruciando grandi quantità di gas dovrebbero essere localizzati tenendo conto della sicurezza di uomini e città.
Giustamente Venutelli teme per l’installazione di un impianto – quello di Marina di Carrara – la cui unica funzione è quella di bruciare enormi quantità di gas in condizioni particolarmente gravose e pericolose come quelle di collaudo. Non per niente le autorità australiane hanno imposto che l’impianto, destinato a funzionare nel loro territorio, venga collaudato altrove (a Carrara, appunto).
Riteniamo che Italia Nostra – nelle sue massime istanze, alla cui  attenzione abbiamo già posto il problema dell’impianto della Nuova Pignone a Carrara – debba intervenire su questo problema e su quelli posti dalla localizzazione e dal funzionamento di gassificatori e bruciatori di gas.

Antonio Dalle Mura

Presidente del CR Toscana di Italia Nostra
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Visto quel che è successo a Barbarasco di Tresana in Lunigiana…  penso con angoscia a quel che potrebbe succedere se sarà realizzato il gasdotto di 4-5 km che porterà enormi quantità di metano al Nuovo Pignone-GE in viale Zaccagna a Marina di Carrara. In proposito ripropongo di seguito l’articolo della Sezione Apuo-Lunense del 17 agosto 2011.


Mario Venutelli

Il metano davvero ti dà una mano?
Importanza, funzione del gas metano nei collaudi dei moduli “Gas Turbo Generation” in allestimento presso lo stabilimento del Nuovo Pignone/GE e… possibili rischi.
Quando dovesse sentirsi un boato e un fragore strano provenire da quello stabilimento…

Stiamo attendendo le dichiarazioni chiarificatrici e rassicuranti della dirigenza del maxi impianto Nuovo Pignone-GE Oil&Gas in via di rapida realizzazione in Viale Zaccagna (visto che il Dr Baccioli, non molti giorni fa, aveva preannunciato ad amici che le avrebbe rese tramite un’apposita conferenza stampa). Nel frattempo continuiamo a presumere e ipotizzare, avvalendoci dei dati che ci è stato possibile acquisire, quali “scenari” preoccupanti potrebbero verificarsi sul nostro microterritorio.
A nostro. avviso, il gas metano, in una quantità di 50.000 Stmc/ora pari a 1.200.000 Stmc/giorno, bruciando nelle camere di combustione dell’impianto in questione produce calore che serve per riscaldare un abbondante quantitativo di acqua, la quale si trasforma in vapore, necessario a far girare l’albero di una turbina che si trova nel modulo “Gas Turbo Generation”. Il vapore, attraversando forzatamente dei tubi sempre più piccoli, aumenta la sua pressione fino a trasformarsi in un potentissimo getto che, colpendo le pale della ruota della turbina, la mette in azione e la fa ruotare alle velocità programmate. Nel maxi stabilimento di Viale Zaccagna, stando sempre a quanto ci è dato di sapere, saranno eseguiti dei collaudi per lunghi periodi al fine di verificare e testare quali metalli e materiali si prestano di più a sopportare le forze di corrosione provocate dal calore, perché – come detto sopra – il vapore necessario a far girare le turbine deve raggiungere temperature molto elevate. Questi collaudi protratti devono testare anche quale debba essere il modo migliore per sottrarre il calore che si accumula sulle turbine e vedere se tali moduli potranno essere assolutamente sicuri in fatto di resistenza per operare vicino ad aree intensamente abitate. Proprio per indagare sulla sicurezza dei moduli “Gas Turbo Generation”, lo stabilimento del Nuovo Pignone sarà allestito come una “Testing Station” dove, partendo da zero, con riferimento anche a dove saranno impiegati, si controlleranno le tecnologie costruttive, l’efficienza e i limiti di resistenza dei moduli stessi, eliminando – ove occorresse – i difetti di costruzione.
Tutte queste prove severissime di collaudo (con i possibili e malaugurati “incidenti di percorso”) avverranno nel sito di Viale Zaccagna, adiacente ai centri densamente abitati di Avenza, di Marina di Carrara e Marina di Massa, senza che – dobbiamo ripeterlo – le nostre istituzioni e la direzione dello stabilimento Nuovo Pignone-GE Oil&Gas abbiano ancora ritenuto a tutt’oggi loro dovere spiegare alla popolazione disinformata e dunque inerme, quali lavorazioni vi saranno effettuate.
Il fatto di essere tacciati di cassandre allarmistiche e inconcludenti non ci fa “stremolire” più di tanto.
Quando dovesse sentirsi un boato e un fragore strano provenire da quello stabilimento, com’è successo in passato per Farmoplant e Rumianca, solo allora ci si domanderà – preoccupati e angosciati – cosa sia mai successo…. E non è difficile ipotizzare che qualcuno di questi nostri “signori” risponderà, come al solito, con una frase fatta del tipo: ”Beh, sì, oggi è esplosa una turbina, ma, tranquilli, tutto è successo in sicurezza, senza alcun pericolo per la popolazione”. Per la diossina esalata dall’incendio della ErreErre non si è forse dichiarato e affermato qualcosa del genere?

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