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Data: 13 Maggio 2022

Resoconto delle Sezioni L’Aquila e Teramo della giornata-evento a Villa Santa Lucia degli Abruzzi

Al termine di un percorso di oltre un anno si è concluso domenica 8 maggio 2022, nell’ambito della Settimana per il Patrimonio culturale, il Progetto “Alla Ricerca dei Beni Comuni” con una giornata-evento in sede locale presso Villa Santa Lucia degli Abruzzi, paese situato alle falde meridionali del Gran Sasso d’Italia dotato di un originale “Museo delle capanne in pietra a secco” e luogo di residenza e di attività di alcuni dei volontari. In precedenza gli incontri formativi e alcuni laboratori si sono svolti in teleconferenza causa pandemia Covid 19, mentre ai primi di dicembre si è svolto a Calascio grazie all’ospitalità del Sindaco Paolo Baldi, da tempo Socio di Italia Nostra, un incontro laboratoriale con molte presenze compresa quella di Paola Di Felice, Presidente della Sezione di Teramo aderente insieme a quella dell’Aquila.

L’inizio di giornata si è prospettato con un fattore fortemente negativo, cioè il maltempo con vento e pioggia, con conseguente impossibilità di allestire come previsto una postazione con gazebo in Piazza del Municipio. Ebbene proprio questo fattore si è tramutato in un’opportunità grazie all’ospitalità offerta dal Sindaco Paride Ciotti, su proposta del Vicesindaco Stefano Mucciante, di svolgere l’incontro all’interno del Municipio nella ben riscaldata Sala consiliare. Questa amichevole e felice soluzione ci ha permesso di ragionare insieme e di confrontarci in tutta tranquillità per l’intera mattinata.

Lo stesso sindaco Ciotti ha aperto l’incontro con un saluto di benvenuto ai numerosi amici intervenuti, in

gran parte operatori nei settori del turismo e dell’agricoltura di qualità, che in un dialogo con gli amministratori hanno esposto le rispettive esperienze e aspirazioni per alimentare le potenziali prospettive di crescita e di attrattività dell’area. Attrattività indubbia e testimoniata dal fatto che in anni recenti inglesi e olandesi hanno acquistato immobili e uliveti, e una signora statunitense ha acquistato una fattoria agricola lasciando quella che aveva gestito sino ad allora in Toscana.

Il presidente della Sezione dell’Aquila Vincenzo Giusti ha evidenziato che la principale tematica emersa negli incontri laboratoriali, cioè le condizioni per una ripresa significativa della vita economica e sociale nei piccoli centri montani soggetti a spopolamento, a partire dalla valorizzazione dei propri beni culturali e paesaggistici insieme alle produzioni tipiche dell’agricoltura di montagna, ha uno stretto legame con il “Piano nazionale Borghi” di Italia Nostra. Questo infatti, lanciato lo scorso anno in sintonia con la “Strategia nazionale per le aree interne”, mira alla riqualificazione dei piccoli centri -in particolare quelli appenninici colpiti dai sismi 2009 e del 2016- in termini di sicurezza degli edifici pubblici e privati. Condizioni queste imprescindibili insieme ai servizi essenziali (scuole, uffici postali, farmacie e trasporti) per garantire accettabili condizioni di vita agli abitanti.

Nel corso del partecipato dibattito, se da un lato la testimonianza di Serena Creato, guida ambientale in questa zona del Parco Nazionale Gran Sasso-Monti della Laga ha evidenziato le difficoltà riscontrate nell’offrire una ricettività adeguata a un turismo esperienziale che permetta una permanenza meditata, non mordi e fuggi, per conoscere luoghi e ambienti montani e prodotti tipici locali, d’altro canto la sfida accettata da Maria Palozzo è stata quella di fare una ristorazione altamente qualificata con impiego esclusivo di prodotti delle aziende locali. Sfida che affronta nel contesto dell’associazione nazionale cuochi cui è da anni iscritta e dalla quale ha avuto importanti riconoscimenti. Francesca D’Anastasio, che gestisce un B&B e un’azienda agricola, non ha sottaciuto le difficoltà di operare in un’area appartata e ancora genuina, per superare le quali ha scelto d’inserirsi in circuiti di operatori turistici anche internazionali, ed è impegnata a configurare agli occhi dei visitatori quale esperienza positiva e unica la singolare realtà presente, cioè l’atmosfera che si respira in un paese quasi disabitato e in ricostruzione. Antonella Colantonio, che ha un B&B, ha aggiunto che essere attrattivi verso un turismo internazionale comporta di superare il localismo, costruendo una rete di solide collaborazioni tra le competenze presenti nei diversi comuni dell’area. Raffaella Pierangelo di Montesilvano ha motivato la sua profonda affezione a Villa Santa Lucia, paese di suo nonno, e l’impegno assunto con il Comune di prendere in gestione l’appena riparata foresteria, con camere, ristorante e negozio di prodotti tipici, chiedendo vicinanza all’Amministrazione nella scommessa di fornire nuovi e qualificati servizi alla comunità e agli ospiti.

L’auspicio di Fausto Rapinesi è che in una zona di montagna dolce e riservata come questa siano realizzati sentieri percorribili da famiglie (es. un “Sentiero dei bambini” o un “Sentiero dei fiori”) per far apprezzare a dei visitatori non frenetici ambienti naturali appartati e integri, non sottoposti alla pressione di quel turismo di massa, e forse anche massificante, che si sta sperimentando nei mesi estivi nel vicino paese di Calascio grazie alla suggestiva rocca medievale, nonché nel soprastante altopiano di Campo Imperatore per via della degustazione dei tipici arrosticini di pecora.

A proposito del coinvolgimento dei giovani Lorella Di Blasio, attivatrice del Progetto e insegnante da tempo impegnata in specifici percorsi didattici nel plesso scolastico di Capestrano, ha sottolineato l’importanza di far acquisire agli alunni sin dalle scuole elementari consapevolezza del valore del proprio patrimonio naturale e culturale, in modo che si rendano cittadini attivi nell’indispensabile opera di salvaguardia. Ha inoltre annunciato una imminente visita delle scolaresche al locale Museo delle Capanne in pietra a secco, alla cui realizzazione a suo tempo ha collaborato.

Infine c’è stato un piacevole fuori programma con l’intervento appassionato di Orietta D’Armi, presidente dell’Associazione “Abruzzo a piede libero”, che ha illustrato la filosofia di turismo lento ed ecosostenibile che motiva la realizzazione, tutt’ora in corso, del grande “Cammino d’Abruzzo”. Un percorso ad anello di circa 600 km che nelle sue 33 tappe interessa i territori sia delle quattro città capoluogo che di una settantina di comuni, molti dei quali nelle aree dei tre parchi nazionali (Abruzzo Lazio e Molise, Gran Sasso e Monti della Laga, Maiella) e del Parco regionale Sirente Velino. Proprio in giornata vi era in programma la tappa da Villa Santa Lucia a Castel del Monte, purtroppo interrotta causa maltempo.

Non vi sono state formali conclusioni ma è stato ribadito l’impegno di Italia Nostra, espresso da Paolo Muzi in qualità di attivatore del Progetto in sede locale, di continuare a lavorare insieme agli amici intervenuti in questo e nei precedenti incontri nell’obiettivo non facile di creare una rete, una cooperazione tra realtà attive nelle comunità dell’area omogenea identificabile storicamente con la Baronia di Carapelle e il Marchesato di Capestrano, area interessata ora anche dalla realizzazione del “Cammino della Baronia”.

 

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