Via Appia, incontro pubblico a Venosa il 10 gennaio 2026 con diretta fb sulla pagina Facebook di TG7 – Basilicata.
Nei miei “Appunti di viaggio” in Basilicata (pubblicati dal Quotidiano del Sud-Basilicata) i Romani e la via Appia sono sempre stati con me. Il profumo della loro storia lo si avverte sia in ogni loro opera sita nell’ambito del percorso (più o meno) accertato della “Regina Viarum”, sia nel territorio da essa all’epoca servito.
La via Appia
Prima la via Appia come esigenza di collegamento economico militare fra Roma e Brindisi e poi lo sviluppo intorno ad essa, oppure la via Appia come “cucitura” fra realtà all’epoca già sviluppate? Il risultato è comunque l’esistenza, oggi come ieri, di un reticolo da meglio individuare, recuperare, tutelare e valorizzare nelle sue molteplici valenze. Quanto largo questo reticolo? Io credo che non si possa e non si debba costringere il nostro interesse in un alveo rigido, ma che l’intera tratta vada percorsa, come molti studiosi e appassionati hanno fatto e stanno facendo, a piedi, o comunque lentamente, alla ricerca del “profumo” del passato, persistente e diffuso ancora oggi.
La ricostruzione del reticolo
E, ancora, credo che questo “profumo” vada difeso, tutelato e valorizzato. “Fiutandone” le tracce, anche quelle a prima vista meno appariscenti. Evidenziandole e legandole fra di loro. Un ragionamento ampio, anche di sviluppo. Tracce diffusissime in tutti i tronchi delle quattro Regioni interessate. Mi limiterò ad alcune considerazioni circa l’ampiezza della fascia da attenzionare vicino al posto in cui vivo, a Lavello. Sono relative solo a qualche esempio, ma potrebbero suggerire un metodo di approccio.
Fra Venosa e Lavello
Fra Venosa e Lavello c’è un intreccio di strade che collega i due paesi con alcune masserie, oggi vincolate, attraverso un ponte , anch’esso vincolato, dalle sicure tracce medioevali, ma dalle origini temporali che necessariamente sono quelle delle masserie e delle ville imperiali romane della zona. Il ponte attraversa un torrentello ed è largo quasi sei metri. Data la sua imponenza, possono le strade e il ponte essere considerati solo un collegamento fra masserie o facevano parte di una importante rete collegata alla via Appia, a Venosa, distante pochi chilometri in linea d’aria? E i numerosi punti individuati dalla Carta Marchi come siti archeologici nella piana del Finocchiaro e quelli che sono stati individuati (ville imperiali) nella zona oltre il Finocchiaro, in tenimento di Venosa, erano forse luoghi isolati, non collegati ad una grande arteria quale la via Appia? La masseria del Finocchiaro (vincolata come le masserie circostanti, del Bosco delle Rose, di Iannuzzi ed altre, come due siti archeologici, uno adiacente e l’altro a circa un chilometro) è sita in una piana frequentata sicuramente sin dall’epoca preistorica (neolitico, eneolitico), con terreni di pregio e ricca di acque; piana adagiata fra valloni facenti parte di immense foreste che collegavano la zona del vulcano spento “Vulture” alla Puglia, senza soluzione di continuità.
Luoghi ideali per insediamenti stabili in ogni epoca. Prove ne sono le numerose altre ville -masserie, tutte vincolate, e il complesso monastico delle due chiesette del Vallone della Foresta (consacrata da papa Niccolò II nel 1059 in occasione del concilio di Melfi) e di Santa Maria ad Martires del 14esimo secolo. E la Casa del Diavolo a Lavello, romana fattoria-villa termale nei pressi della via Herculea, a pochissimi chilometri dal ponte romano d’Aguzzo della via Appia, in agro di Rapolla, fra Melfi e Venosa, non doveva forse essere collegata, così come le altre ville romane di Tolve (località San Pietro) e Oppido Lucano (San Gilio), alla via Appia? Per certi periodi queste ultime appartennero a famiglie legate strettamente a quelle imperiali. Famiglie dedite a tante attività agricole e commerciali, lungo quella che viene detta “ Via della lana”.
L’individuazione della “Fascia”
Ma, ripeto, sono solo piccoli esempi di possibile individuazione di “Fascia”, di reticolo, limitati per brevità ai dintorni di Venosa- Lavello e Tolve-Oppido lucano. Non saranno certo queste le considerazioni principali, quelle sui “reticoli” e sulle “fasce” intorno alla via Appia, quelle che verranno fatte a Venosa, nella sala del trono del Castello. Sabato 10 gennaio dalle ore 9,30, in quella sala, ospiti della città di Venosa e del sindaco Francesco Mollica, ci incontreremo per capire cosa possiamo fare per contribuire a dare attuazione a quanto previsto in conseguenza del riconoscimento della via Appia come Sito UNESCO, avvenuto il 27 luglio del 2024. Il 60° Sito Unesco in Italia, Paese con, di gran lunga, il maggior numero di Siti riconosciuti. Lunga e laboriosa la storia per arrivare al riconoscimento, a partire dal 1996.
Lo schema di Protocollo d’intesa
Laboriosa, non lunga si spera, la strada per arrivare al compimento di azioni per arrivare a concretizzare le finalità enunciate nello Schema di Protocollo d’Intesa fra il Parco Archeologico dell’Appia Antica e le Regioni Basilicata Campania Lazio Puglia. Nello schema di Statuto dell’Associazione “ Via Appia Viarum” si legge: “E’ prevista la creazione di strutture intermedie, Coordinamenti territoriali, che esprimano i loro rappresentanti in seno alla futura struttura di governance. Tali coordinamenti dovranno essere espressione di tutti i soggetti del territorio, istituzionali (Enti locali, con particolare riferimento a Comuni e Parchi, Istituti di ricerca, altri enti) e non istituzionali (rappresentanze della comunità, ordini professionali, associazioni, la commissione Pontificia di Archeologia Sacra, ecc.). Nei Coordinamenti saranno presenti anche gli uffici territoriali del MIC (Ministero della Cultura, ndr). E, quanto alle finalità, si legge: “L’Associazione opera per la realizzazione di obiettivi previsti dal Piano di Gestione del sito UNESCO e dai suoi successivi aggiornamenti ed implementazioni. L’Associazione, ispirandosi ai principi di reciproca solidarietà tra i territori, relativamente al patrimonio “Appia”, persegue obiettivi di sviluppo della conoscenza sui beni, di salvaguardia e valorizzazione degli stessi, oltre che di promozione culturale, di sensibilizzazione e di sviluppo socio-economico integrato e sostenibile dei Territori di riferimento”.
In Basilicata
Nel nostro territorio, la Basilicata e in particolare nelle aree interessate direttamente o indirettamente dalla via Appia, il sindaco di Venosa segue attivamente l’iter per i comuni interessati. Gli altri soggetti debbono fare la loro parte, nello spirito della Convenzione di Faro e di quanto necessario per il Coordinamento. Massima partecipazione, ma evitando di ingolfarsi. Come? Il come è proprio uno degli argomenti per i quali ho promosso l’incontro di Venosa.
L’incontro del 10 gennaio 2026
Il sindaco di Venosa e la dottoressa Angela Maria Ferroni, coordinatore del comitato tecnico-scientifico per la candidatura a sito UNESCO della via Appia saranno con noi per discuterne. Oltre a S.E. Monsignore Ciro Fanelli, Vescovo della Diocesi di Melfi Rapolla Venosa, a Gerardo La Rocca, Presidente ANCI Basilicata, a Christian Giordano, Presidente Provincia di Potenza e Sabrina Mutino, Comitato scientifico della Basilicata per la candidatura UNESCO della via Appia, parteciperanno tante associazioni dell’area interessata, i cui contributi, nei limiti del tempo, saranno altrettanto preziosi.
L’incontro è pubblico. Siete tutti invitati a partecipare. E siete tutti invitati a far osservare alla Regione Basilicata che, se non provvede, dopo tantissimi anni di inaccettabile e inspiegabile ritardo, a pubblicare e rendere finalmente operativo il Piano Paesaggistico Regionale, tutti i sacrosanti propositi e gli sforzi tesi alla salvaguardia e valorizzazione dei beni, alla sensibilizzazione culturale eccetera, non sono certo coerenti con gli atti (non) compiuti. Grazie, a presto.
Vitantonio Iacoviello
Italia Nostra, presidente della sezione Vulture Alto Bradano e consigliere nazionale

