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Alberi!

3 Luglio 2026
albero

Il taglio degli alberi effettuato negli ultimi tempi in numerose località calabresi (Reggio Calabria, Vibo Valentia, Praia a Mare, Belvedere Marittimo, solo per citarne alcune), impone una riflessione sulla corretta e partecipata gestione degli “spazi verdi” cittadini e dell’immediato suo intorno.

La “vexata quaestio” dell’indiscriminato taglio delle alberature è solo l’acme di una problematica più cogente, nonostante i temi riguardanti il “paesaggio” ed il “verde”, pur se con notevole ritardo rispetto alle esperienze di altri paesi, sembrano essere finalmente approdati al centro del dibattito politico e culturale anche in Italia.

È ormai ampiamente condiviso che la presenza di spazi verdi nelle aree urbane contribuisca a migliorare la salute pubblica, la qualità della vita e il benessere dei cittadini, attraverso la ricreazione, lo svago e l’attività fisica, tutelando al tempo stesso l’ecosistema urbano e i servizi da questo resi, mitigando gli impatti legati ai cambiamenti climatici e all’inquinamento, rendendo le città più vivibili, più resilienti e più belle.

Il verde urbano diventa così patrimonio naturale da gestire al fine di garantire alle comunità un livello costante di benefici economici, sociali, ambientali ed ecologici.

In questo modo la città è intesa come “ecosistema”, un sistema cioè formato da elementi di carattere ambientale diverso che interagiscono fra loro come unità funzionale.

La dotazione di verde urbano in Italia è nettamente inferiore a quella di altre realtà del centro-nord europeo, come le statistiche ambientali a livello europeo evidenziano.

Le criticità che hanno determinato tale situazione possono, succintamente, essere cosi elencate:

· assenza di politiche verso la qualificazione degli spazi verdi;

· assenza di un dialogo efficiente tra pubblica amministrazione e cittadini;

· assenza di un adeguato quadro informativo in merito a quantità e qualità del verde pubblico e privato;

· assenza di una pianificazione urbanistica sottesa a garantire un collegamento tra aree naturali urbane ed extraurbane.

In definitiva è mancata alle nostre città una pianificazione organica e corretta dell’uso degli spazi aperti, spazi connettivi di collegamento tra la città e l’ambiente rurale circostante, tra città e campagna.

Eppure sono ancora tante le amministrazioni comunali che sulla base di perizie effettuate con il metodo V.T.A. (Visual Tree Assestment), ovvero attraverso un mero “controllo visivo”, procedono al taglio delle alberature.

Occorre ricordare a tal riguardo che il Consiglio di Stato, con sentenza n. 9178/2022, segna una tappa storica nella tutela e salvaguardia degli alberi in generale. Il massimo organo di giustizia amministrativa nel nostro paese evidenzia come sia fondamentale una seria motivazione di abbattimento di un albero, legata a effettive problematiche fitosanitarie e di stabilità dell’esemplare che siano ampiamente documentate da una serie di perizie tecniche strumentali e non solo attraverso la valutazione visiva.

Si tratta, quindi, di un provvedimento molto importante nella gestione del verde urbano perché evita l’abbattimento di un albero in piena salute se non si ha la certezza scientifica e l’esistenza di un rischio potenziale per la pubblica incolumità.

Ma vi è di più, “Le Linee guida per la gestione del verde urbano” del Ministero dell’Ambiente, la Legge 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi urbani” avrebbero dovuto “guidare” l’operato dell’Amm. Comunale, anche e soprattutto in considerazione delle istanze di cittadini e associazioni.

Non è più procrastinabile, a nostro avviso, la dotazione dei Comuni di un “Piano del verde”, in riscontro alle indicazioni della L. 10/2013, ovvero redigendo:

· Un censimento del verde;

· Il Regolamento del Verde;

· Il Piano del Verde.

“A questi, tradizionalmente considerati, si deve aggiungere, possibilmente ogni anno, il Piano di monitoraggio e gestione del verde, quale supporto decisionale all’Amministrazione comunale, fondamentale per la programmazione degli interventi da realizzare nei 12 mesi, almeno quelli di ordinaria gestione del verde pubblico, anche in assenza momentanea degli altri strumenti sopra citati, per assicurare alla cittadinanza i necessari servizi espletabili soltanto con il verde urbano ben gestito.” (cit. Linee guida).

La sostenibilità urbana potrà assumere una dimensione operativa trovando riscontro nella gestione corretta e partecipata degli spazi verdi. Un impegno, questo, che ha permeato la politica dell’UE in materia di sostenibilità negli ultimi decenni.

L’Agenda Urbana 2030, inserisce tra gli indicatori chiave per il futuro delle città sostenibili la presenza di estesi spazi verdi. La Commissione Europea ha lanciato da tempo il tema delle infrastrutture verdi giudicandolo strategico e trasversale a molte politiche comunitarie, da quelle relative alla conservazione della biodiversità, al mantenimento dei servizi ecosistemici e al recupero della connettività ecologica fino a quelle rivolte alla coesione territoriale, alla rigenerazione delle periferie, alla riduzione della frammentazione, all’uso sostenibile della risorsa suolo e alla lotta ai cambiamenti climatici.

Una nuova fase attuativa dell’Agenda urbana per l’EU è stata inaugurata con la Nuova Carta di Lipsia, adottata il 30 novembre 2020. La Nuova Carta di Lipsia, fortemente allineata con la politica di coesione, fornisce un documento quadro politico chiave per lo sviluppo urbano sostenibile in Europa e sottolinea che le città devono stabilire strategie di sviluppo urbano integrato e sostenibile e garantire la loro attuazione per la città nel suo complesso, dalle sue aree funzionali ai suoi quartieri, secondo un triplice livello di azioni che sono aggregate sotto le seguenti voci/obiettivo: “giuste, verdi e produttive”.

Un impegno particolarmente attivo nell’ambito delle aree urbane, se si considera che già nel 1990 è stato pubblicato il “Libro Verde sull’Ambiente Urbano”, nel 1993 sotteso il progetto “Città sostenibili” e successivamente promulgata la “Carta di Aalborg” e nel 2018 la “Dichiarazione di Davos”.

Una diversa prospettiva è dunque necessaria per addivenire ad una nuova “visione” della città, proponendo un ripensamento dello spazio, una ristrutturazione dei tessuti ed una modifica dei paesaggi. Un patto sociale teso alla qualità dell’Ambiente, del Paesaggio e delle stratificazioni che la storia produce. Un intreccio tra natura e artificio che consenta (alle infrastrutture come agli edifici) di arricchire il territorio di qualità e bellezza.

 

 

Arch. Carlo de Giacomo

Consigliere nazionale e componente della Giunta di Italia Nostra aps