In un partecipato convegno organizzato il 18 settembre scorso da Italia Nostra Sardegna assieme ad alcuni sindacati di base e con la partecipazione della sottosegretaria al MISE Alessandra Todde si è svolto il convegno “Strategie energetiche per la Sardegna”
“Con questo incontro – ha detto Graziano Bullegas, Presidente Italia Nostra Sardegna – si intende dare un contributo al dibattito in corso in Sardegna sulla necessità di adottare le misure più avanzate e di basso impatto ambientale e di promuovere comportamenti consapevoli e responsabili nei consumi energetici. Ancora oggi commettiamo lo stesso errore: tenere in vita industrie senza prospettive di mercato con costi economici e ambientali insostenibili, e in funzione di questo progettiamo il futuro della Sardegna e chiediamo di finanziare costose infrastrutture come l’inutile metanodotto che stravolgerebbe l’intera isola”
Purtroppo il sistema energetico sardo (produzione, rete di trasporto e di distribuzione etc…) è completamente anomalo e pensato per soddisfare le esigenze delle grosse industrie energivore a discapito delle comunità residenti. Nonostante la sovrabbondanza di produzione di energia elettrica e di export, infatti, la Sardegna è tra le regioni più povere d’Europa (214ma tra le 268 regioni europee) con un PIL pari al 70% di quello europeo e una capacità competitiva di gran lunga inferiore rispetto ad analoghi contesti insulari, quali la vicina Corsica e le Isole Baleari.
Una vera svolta, anche in termini occupazionali, potrebbe essere l’adesione alla produzione di energie da fonti rinnovabili davvero compatibili col paesaggio e l’abbandono del progetto di metanizzazione dell’isola. Ma occorre in primo luogo adottare serie misure di efficientamento e di risparmio energetico, bloccando con fermezza tutti i grandi impianti che impattano su territori delicati e importanti dal punto di vista paesaggistico e ambientale, come è accaduto per i mega parchi eolici che hanno già distrutto la bellezza di moltissimi crinali.
Bisogna agire in modo ancora più rigoroso di quanto imposto dalla stessa Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile che prevede di “Incrementare l’efficienza energetica e la produzione di energia da fonte rinnovabile evitando o riducendo gli impatti sui beni culturali e il paesaggio”
“Un ricorso massiccio alla produzione fotovoltaica deve pertanto limitare le installazioni alle già molto estese aree degradate da precedente attività antropica, i cosiddetti brown fields, evitando di compromettere i territori integri – ha sottolineato Bullegas – Utilizzando semplicemente le aree industriali dismesse, le superfici dei tetti disponibili (civili e industriali) al di fuori dei centri storici, le aree artigianali inutilizzate et… si raggiungerebbe facilmente una potenza di 4-5 GW per una produzione superiore alle 5.000 GWh/a, che sommata all’attuale produzione da FER di circa 3.000 GWh/a ci consentirebbe di coprire il fabbisogno elettrico dell’isola”.
Si ribadisce che questo obiettivo è raggiungibile – e deve essere raggiunto – senza alterare o addirittura compromettere il nostro patrimonio culturale e paesaggistico.
Diventa, pertanto, sempre più necessaria una seria regolamentazione energetica che tenga conto della qualità, quantità, dimensioni e ubicazione di tutti gli impianti.
Per tali motivi, nel corso del convegno Italia Nostra Sardegna ha chiesto alla sottosegretaria Todde un intervento urgente del governo per interrompere la corsa indiscriminata ad accaparrarsi gli incentivi previsti per le FER da parte di imprenditori, troppo spesso interessati al solo tornaconto personale. Basti pensare che negli uffici Valutazione Impatti di Minambiente e Regione Sardegna giacciono richieste per 52 megaimpianti, eolici e fotovoltaici, che se approvati occuperebbero oltre 4mila ettari di territorio, stravolgendo in modo irreversibile il paesaggio delle campagne sarde e compromettendo definitivamente lo svolgimento dell’attività agricola, risorsa fondamentale per l’isola.
