Il Comune di Pesaro grazie ai fondi europei FESR e FSE+ Marche 2021-2027 destinati agli Investimenti territoriali integrati urbani, ha approvato il progetto di fattibilità tecnico economica per il RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE DEL PARCO URBANO “ORTI GIULI” situato sul bastione del Carmine. Gli Orti Giuli, voluti fra il 1828 e il 1830 da Francesco Cassi Gonfaloniere della città, e dedicati allo scomparso Giulio Perticari, possono essere definiti un giardino arcadico, tardo romantico: una sorta di hortus conclusus ma aperto al pubblico. Da anni, purtroppo sono in notevole degrado e dunque è meritevole, da parte dell’amministrazione, avere intercettato fondi per il loro restauro. Di questo, infatti, si dovrebbe preoccupare il progetto prevedendo il restauro degli interessanti reperti archeologici che furono sin dall’impianto originario ivi collocati; delle false rovine tipiche dei parchi romantici; delle antiche pavimentazioni in cogoli del San Bartolo che caratterizzano tutti i percorsi; e infine, ovviamente della vegetazione presente che per alcuni esemplari potrebbe coincidere con quelli dell’impianto originario.
Da quanto possiamo leggere dalla stampa, da quanto si evince dal verbale della conferenza di servizi sul progetto di fattibilità tecnico economica, dallo studio degli elaborati di progetto e infine da quanto si è appreso in seguito agli incontri avuti fra l’Amministrazione Comunale e l’Accademia Agraria, le Associazioni ambientaliste, la Consulta della sostenibilità e un docente (dell’area forestale) di UNIVPM, non ci sembra che il progetto di fattibilità stia perseguendo questo fine. Non sempre, infatti, il recupero e la riqualificazione coincidono con il restauro! Infatti, se tralasciamo le prescrizioni date dalla soprintendenza per gli interventi sui reperti archeologici e sull’uso di materiali idonei nel restauro delle murature, sulla tipologia di illuminazione, ecc. congiunte a quelle degli altri enti, prescrizioni tutte che dovranno essere ri-approvate, gli altri interventi previsti non sembrano rientrare nelle categorie del restauro.
1. Sostituire le antiche pavimentazioni in cogoli con cemento drenante lavato modificando anche le pendenze dei percorsi, non è una operazione di restauro ma di trasformazione integrale e violenta della storia del luogo qualunque sia la motivazione addotta;
2. “ridisegnare la parte bassa del giardino con elementi circolari concentrici creando uno spazio ampio dove ospitare attività culturali, ricreative e sociali” e prevedendo discutibili arredi e giochi per bambini, non è un intervento di restauro;
3. L’abbattimento di 21 alberi, giudicati pericolosi, alcuni dei quali cipressi secolari e con buona probabilità coevi all’impianto del giardino, non sembra caratterizzare un intervento di restauro. L’abbattimento degli alberi è stato definito con valutazione visiva (VTA), ma sarebbe opportuno eseguire approfondimenti diagnostici specifici e per i cipressi più vecchi anche un’analisi dendrocronologica, per valutare interventi alternativi all’abbattimento.
Il Treering Lab dell’Università Politecnica delle Marche si è pure reso disponibile a svolgere gratuitamente le analisi di datazione, ma il Comune di Pesaro non ha mostrato alcun interesse, reputando sufficienti le valutazioni del team dei progettisti. Potremmo andare avanti evidenziando altri interventi che non rientrano nel restauro, categoria di intervento obbligatoria in quanto si tratta di bene sottoposto a vincolo monumentale e ribadita dalle NTA del PRG del comune di Pesaro, come la ventilata richiesta del comune di Pesaro di abbattere l’attuale muro di recinzione sulla via Belvedere per ripristinare quanto rappresentato in una incisione ottocentesca. Tutto ciò premesso si ritiene che il progetto di fattibilità tecnico economica dovrebbe essere integralmente rivisto in fase di redazione del progetto esecutivo e corredato di tutte le analisi necessarie anche alla dimostrazione delle reali necessità di abbattimento delle piante. Infine, data l’importanza degli Orti Giuli per la città di Pesaro sarebbe auspicabile un confronto preliminare e partecipato.
IL CONSIGLIO REGIONALE MARCHE





