Ortona, Ripari di Giobbe e Acquabella: una scelta urbanistica che viene da lontano e che oggi deve essere ripensata.
- Le previsioni edificatorie oggi tradotte nei Piani particolareggiati di Ripari di Giobbe e San Donato–Acquabella sono il risultato di un percorso urbanistico iniziato molti anni fa e proseguito attraverso amministrazioni diverse.
- Nel frattempo sono cambiati il territorio, le conoscenze ambientali e il quadro delle tutele, ma è cambiata anche la stessa cultura della pianificazione: meno espansione su suolo libero, più recupero dell’esistente, rigenerazione, adattamento climatico e tutela dei servizi ecosistemici salvaguardati dalla Costituzione.
- Italia Nostra: «È indispensabile chiedersi se scelte urbanistiche concepite in un’altra fase storica siano ancora compatibili con il valore oggi riconosciuto alla costa di Ortona e dei Trabocchi e con un modello di turismo sempre più legato alla natura, al paesaggio e all’identità dei luoghi».
Italia Nostra Abruzzo rivolge un appello alla città: il futuro del territorio riguarda tutti i cittadini di Ortona, alle associazioni, ai comitati, agli operatori economici del turismo sostenibile, al mondo della scuola, ai giovani e a tutte le realtà interessate alla tutela del territorio: questo è il momento di informarsi, partecipare e far sentire la propria voce. La vicenda delle nuove espansioni urbanistiche previste a Ripari di Giobbe e San DonatoAcquabella non nasce oggi. È il punto di arrivo di un percorso iniziato con le precedenti amministrazioni e proseguito negli anni fino alle recenti adozioni dei due Piani particolareggiati. È una storia che viene da lontano ed in questo tempo Italia Nostra Abruzzo APS si è sempre opposta con lungimiranza.
L’annullamento da parte del TAR del PRG del 2011
Dopo l’annullamento da parte del TAR del precedente Piano regolatore approvato nel 2011, il Comune di Ortona riavviò nel 2013 il percorso urbanistico attraverso nuove linee guida che però non si discostò di molto dal precedente. Il nuovo PRG fu adottato nel 2018 e arrivò infine all’approvazione definitiva da parte del Commissario ad acta il 10 maggio 2022, con la previsione di un aumento della popolazione dei 23.400 (attualmente si hanno 22.000) residenti ad oltre 34.000 sostenendo tra l’altro che il 20% delle abitazioni esistenti non erano occupate, con una colata di cemento – Totale mc 318.000 equivalente a 106.000 mq di costruito – ovvero 11 ettari di consumo di suolo. Purtroppo le maggiori concentrazioni sono ricadute e state volutamente previste dalla penultima amministrazione e quella attuale su aree di maggiore valore culturale, ambientale, paesaggistico, archeologico , tra l’altro a confine con le riserve, e non perseguendo i principi e i valori sanciti dall’art. 9 della Costituzione sulla salvaguardia del paesaggio e dell’ambiente.
Il PRG approvato inoltre prevede : in c.da Lido Riccio – destinazione d’uso – Zona per Attività Ricettive alberghiera e paralberghiera Art.51 intervento diretto con l’indice di utilizzazione fondiaria mq/mq 1,00 – altezza massima ml 10,00 – superficie di intervento mq 50.000; in c.da Foro-Postilli – destinazione d’uso – Attrezzature per il turismo ( turismo permanente e sta gionale) tutta l’area avrà destinazione d’uso a turismo permanente Art.47 comma 4 ; le Attrezza ture Turistiche Permanenti; in c.da San Marco ( piano esecutivo previgente C.1) approvato con Delibera CC n.8 del 30.01.2002) sottoposta a P.P. superficie di intervento mq.101.000 equivalente a 10.100 mq e 37.500 mc.
Una previsione urbanistica non è “per sempre”
Il problema è: può una previsione urbanistica maturata molti anni fa continuare ad essere attuata automaticamente come se, nel frattempo, nulla fosse cambiato? Perché molto è cambiato. È cambiato anche il modo di pensare l’urbanistica Negli ultimi anni è maturata una diversa concezione della pianificazione del territorio. Il suolo libero non viene più considerato semplicemente come uno spazio disponibile per la futura espansione della città, ma come una risorsa limitata che svolge funzioni fondamentali per il ciclo delle acque, la biodiversità, l’agricoltura, l’assorbimento del carbonio, la regolazione climatica e il paesaggio. La Strategia europea per il suolo indica come obiettivo di lungo periodo il raggiungimento del “no net land take” entro il 2050. La nuova Direttiva europea del 2025 n.2360 sul monitoraggio e la resilienza del suolo stabilisce inoltre principi di mitigazione secondo i quali, di fronte a nuove impermeabilizzazioni, occorre innanzitutto evitare o ridurre la perdita dei servizi ecosistemici e privilegiare, ove possibile, il riuso di edifici, superfici già impermeabilizzate e aree degradate. Anche ISPRA richiama la necessità di passare dalla logica dell’espansione sulle aree naturali a quella della rigenerazione, riqualificazione e riutilizzo delle aree già costruite, a partire da quelle dismesse o degradate. ISPRA È cambiato anche il rapporto tra pianificazione e cambiamenti climatici. La pianificazione territoriale viene ormai considerata uno degli strumenti principali attraverso cui una comunità può ridurre la propria vulnerabilità rispetto a frane, alluvioni, incendi, ondate di calore e altri fenomeni estremi. (adattamento climatico) Oggi, quindi, pianificare non dovrebbe più significare soltanto stabilire dove si può costruire, ma individuare anche quali parti del territorio è strategico lasciare libere perché svolgono funzioni ambientali, climatiche e paesaggistiche che, una volta perdute, difficilmente possono essere ricostruite altrove.
La necessità di rileggere le previsioni edificatorie
Ed è proprio alla luce di questo cambiamento culturale che vanno rilette le previsioni di Ripari di Giobbe e Acquabella. Nel frattempo è cambiato anche il valore ambientale riconosciuto a queste aree Le Riserve regionali di Ripari di Giobbe e Punta dell’Acquabella, istituite nel 2007, hanno visto progressivamente rafforzarsi il riconoscimento della loro importanza ambientale. Nel 2021 il Consiglio comunale approvò le proposte relative ai nuovi Siti di Importanza Comunitaria; nel 2023 la Regione Abruzzo individuò formalmente i pSIC Punta dell’AcquabellaFoce del Fiume Moro e Ripari di Giobbe–Foce del Fiume Foro e nel dicembre 2024 la proposta è stata comunicata dal Ministero alla Commissione europea. Nel 2026 è inoltre tornato concretamente al centro dell’attenzione il procedimento per l’istituzione del Parco Nazionale della Costa dei Trabocchi e Teatina.
Una riserva naturale non è separata dal territorio che la circonda
Proprio nell’ambito di tale procedimento, Italia Nostra – Consiglio delle Sezioni d’Abruzzo considera che una Riserva naturale non può essere considerata separatamente dal territorio che la circonda ed essere circondata dal cemento. Ripari di Giobbe e Punta dell’Acquabella fanno parte di sistemi ecologici e paesaggistici più ampi, costituiti da falesie, versanti, vegetazione costiera, aree agricole e seminaturali, fasce di connessione e aree retrostanti. La loro funzionalità non dipende soltanto da ciò che ricade formalmente dentro il confine delle Riserve, ma anche dai margini e dai collegamenti con il territorio circostante. È questa un’altra importante evoluzione della pianificazione contemporanea: non considerare più le aree protette come isole, ma leggere il territorio come un sistema di relazioni tra habitat, corridoi ecologici, paesaggio rurale, corsi d’acqua, versanti e infrastrutture verdi. Italia Nostra ha inoltre evidenziato la fragilità geomorfologica delle falesie, la necessità di considerare unitariamente il regime delle acque e i versanti e la presenza nel retroterra di valori archeologici, storici e tratturali. Nell’area dell’Acquabella, in particolare, la documentazione dell’associazione richiama segnalazioni archeologiche già presenti negli atti della Soprintendenza quali ulteriori elementi per rivalutare i proggetti di espansione urbanistica. La domanda non è più soltanto: “il PRG lo consente?” È dunque necessario porsi una domanda diversa: un modello urbanistico elaborato molti anni fa può essere attuato oggi senza una nuova valutazione complessiva alla luce del quadro ambientale, territoriale, climatico e culturale che nel frattempo è profondamente cambiato?
La pianificazione non è immutabile alla luce delle nuove conoscenze
Per Italia Nostra si tratta di riconoscere che la pianificazione non può diventare immutabile quando emergono nuove conoscenze, nuove esigenze di tutela e nuove modalità di progettare il territorio. La domanda non dovrebbe essere soltanto: “Questa edificazione è prevista dal PRG?” ma anche: “Questa edificazione è ancora necessaria? È ancora sostenibile? È coerente con l’interesse generale? Esistono alternative basate sul recupero e sulla rigenerazione dell’esistente?” Il territorio costiero di Ortona e della Costa dei Trabocchi si trova così davanti a una scelta che va ben oltre i due singoli Piani particolareggiati. Da una parte vi è la prosecuzione di una pianificazione fondata sull’espansione dell’edificato; dall’altra emerge sempre più chiaramente il valore strategico di una costa ancora caratterizzata da Riserve naturali, falesie, uliveti, paesaggio rurale, testimonianze archeologiche e storiche e connessioni ecologiche. Questi elementi non costituiscono soltanto un patrimonio ambientale e paesaggistico irriproducibile. Rappresentano anche una risorsa economica per un turismo sempre più orientato verso natura, autenticità, cultura e identità dei luoghi, anziché verso la progressiva omologazione dei paesaggi costieri. Consumare proprio queste caratteristiche significa rischiare di indebolire ciò che rende Ortona e la Costa dei Trabocchi riconoscibili e attrattive.Un Piano regolatore non dovrebbe essere la fotografia immutabile di un’idea di sviluppo nata anni prima. Dovrebbe essere uno strumento al servizio di un territorio vivo, che cambia e che deve essere capace di affrontare le sfide del proprio tempo.
ITALIA NOSTRA APS– CONSIGLIO DELLE SEZIONI D’ABRUZZO
Il Presidente Pierluigi Vinciguerra

