Sull’Italia in scena, a seguito della Giornata sul paesaggio del 14 marzo scorso
19 Marzo 2026
Sull’Italia in scena, a seguito della Giornata sul paesaggio del 14 marzo scorso. Ovunque il nostro sguardo si muova vediamo paesaggi offesi e rispetto alle condizioni del nostro patrimonio storico artistico proviamo sentimenti di sconforto e dolore. Ci assale uno sconcerto sulla situazione e la prospettiva della nostra eredità, della cultura e della storia del nostro paese. In particolare preoccupa la legge 1695, Modifica al Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n.42, dopo l’approvazione alla Camera e, per alzata di mano, in Senato . Vorrei ricordare il valore del Codice Urbani, importante punto di riferimento per le varie parti politiche nel rispetto dell’articolo 9 della Costituzione.
Italia in scena: tutela, conservazione e fruizione
Nell’art.1 del Decreto Legislativo 42/2004, i commi da 2 a 5 definiscono esplicitamente le responsabilità nella conservazione, tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale. E le attribuisce allo Stato, alle regioni, alle città metropolitane, alle province, ai comuni ed anche agli altri soggetti pubblici, ai privati proprietari, possessori o detentori. Scompaiono invece, in questa legge e sin dall’inizio, i termini tutela, conservazione e fruizione. Resta, unico superstite, il termine valorizzazione, associandolo però a terminologie non consone: autonoma iniziativa dei cittadini, impresa culturale e creativa, superamento dei divari territoriali e sociali, occasioni di crescita economica ecc. Termini di cui ben poco appare chiarito, ma che sembrerebbero presagi di disgrazie incombenti. Come potrebbero infatti ricomporsi i contrasti, già oggi presenti, di interesse fra “conservazione”, “tutela” e “crescita economica”?
Il patrimonio culturale
In una norma così recente, inoltre, andrebbe sempre usato il termine “patrimonio culturale” e non quello di “bene culturale”, che oggi richiama, nella letteratura economica, il concetto di mercato, con tutte le sue urgenze, le sue opportunità e le sue specificità. Un sospetto preoccupante. A differenza di quello di “patrimonio culturale”, legato piuttosto al concetto di “eredità”.
Il ruolo mortificato dei depositi
Infine vorrei impegnare l’attenzione sul conclusivo art.6, che pare esautorare i direttori dei Musei, accentrando al ministero un indistinto elenco delle opere non esposte, valutate idonee alla circolazione, mortificando così il ruolo essenziale dei depositi, oggetto di un assiduo interesse di ricerca e studio funzionale alla stessa selezione espositiva delle raccolte.
Risulterebbe da qui una visione soprattutto operativa, economicista, poco umanista, slegata dalla civiltà e dall’alta cultura che aveva promosso, nel corso di molti anni, la stesura dell’articolo 9 della Costituzione alla quale si ispirava profondamente il Codice Urbani. L’Italia in scena, al nostro sguardo, ci porta fuori scena, o comunque porta fuori scena gli attori migliori della nostra grande tradizione .
Raffaele Milani
Professore Alma Mater Università di Bologna
Presidente di Italia Nostra Bologna
Lettera inviata alla rubrica lettere del Corriere della Sera, di Repubblica, del Domani.
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