Villa Borghese è dei cittadini romani e come tale non può ad essi precludersi l’intera e piena disponibilità dei suoi spazi. Non è modificabile il suo stato attuale: l’essere un pubblico giardino comunale gravato da una servitù per pubblica utilità. Nulla è edificabile all’interno dei suoi confini. Pena il ritorno allo Stato. Questo diritto inviolabile è contenuto nelle leggi che permisero allo Stato Italiano di acquistare nel 1901 i beni della famiglia Borghese, consistenti nel ben noto grande Parco fino al Pincio e compreso l’edificio che ospitava la collezione d’arte. La Villa, quel giardino intorno così esteso che le fa da parco, fu “donato” dal parlamento ai cittadini romani. Possiamo dunque asserire fuori da ogni dubbio, che nessun soggetto istituzionale rappresentante amministrativamente la città è nelle condizioni di disporre alcunché fuori dal mantenimento integro ed inviolato il bene comune nella natura giuridica di Bene Collettivo.
Villa Borghese e le sue tutele
La Villa Borghese, intesa quale compendio d’Arte e di Paesaggio, è peraltro soggetta ad una ferrea disciplina determinata dalle disposizioni del Piano Paesaggistico, del Piano Regolatore, degli Interessi Storici Artistici e Culturali sottoposti al Codice dei Beni Culturali, non ultima quella determinata dal riconoscimento dell’UNESCO. Si invitano dunque tutti gli organi dello Stato competenti alla sorveglianza di tali diritti, come il Capo Dipartimento per la Tutela e il Capo Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale; la Soprintendente Speciale di Roma per Archeologia, Belle Arti, Paesaggio; il Sindaco e i suoi delegati all’amministrazione comunale di Roma, a prendere immediati provvedimenti al fine di vigilare e garantire – anche quando si dovessero presentare semplici azioni intenzionali – la integrità e il rispetto dei diritti giuridicamente garantiti così come tutti i livelli d’interesse riguardanti il compendio di Villa Borghese.
Il concetto originale di “Teatro dell’Universo”
Se tali invalicabili diritti dovessero essere infranti mediante l’alterazione del Bene o la sua illegittima cessione d’uso e diritto a soggetti diversi, anche se delegati, quali: fondazioni, società, sponsor di costruzioni e associazioni e quant’altro, le nostre associazioni non avranno difficoltà a rivalersi presso il competente Tribunale a tutela di tutti i cittadini. La Villa Borghese è un Bene di inestimabile valore e la sua trasformazione, anche per la semplice edificazione di volumi a servizio della Galleria, costituirebbe un grave impoverimento. La sua straordinaria condizione è infatti determinata da quel concetto originale di “Teatro dell’Universo”. Questo appare determinato dal sistema univoco e chiuso di architettura, giardino, sculture antiche e moderne in esso distribuite, quadreria e sculture esposte nella Galleria. Tutto questo patrimonio d’arte, di storia, di cultura e natura, si compenetra in una reciprocità non alterabile. Il valore culturale non può essere compromesso da altri interessi semplicemente intentati alla crescita di una “economia” museale.

“Pianta del giardino dell’eccelmo segno prencipe Borghese” Simone Delino per De Rossi 1667
La Galleria Borghese
La Galleria Borghese non è infatti un museo e comunque di quelli deve essere: “istituzione permanente, senza scopo di lucro e al servizio della società” (definizione dell’International Council of Museums).
Pur riconoscendo le difficoltà organizzative delle limitazioni all’accesso della Galleria ed alla visitabilità della sua collezione, là dove apparrebbe compromessa la conservazione delle opere ospitate, sia per la impossibilità di accogliere moltitudini umane, si rileva che varie soluzioni a tali problemi siano già presenti nei volumi edilizi esistenti. Sarà cura della dirigenza trovare le adeguate risposte a garanzia dell’intero patrimonio anche di quello collocato nei depositi. La Galleria ha comunque il dovere di garantire la tutela delle sue forti caratterizzazioni storiche che sono inviolabili. I programmi di valorizzazioni devono riguardare la più oggettiva conoscibilità delle sue collezioni e della sua storia. L’uso degli spazi espositivi non può quindi pregiudicare il valore di una visione integra della collezione. Non può inoltre prestarsi ad un generico e generale valore d’arte accogliendo “mostre temporanee” che non siano finalizzate alla raccolta e non compromettano comunque la sua piena e continua presenza.
Le Associazione chiedono pertanto l’immediato ritiro del Bando di Gara recentemente disposto, concernente una possibile edificazione di nuovi edifici “contermini”, palesemente illegittimo.
Lo status della Villa
Lo “status” della Villa Borghese era già stato decretato fin dalla sua nascita, quando il cardinal Scipione volle inserire sul prospetto della Galleria una inscrizione assai esplicita. Il “padrone” riferito nelle parole qui riportate, è oggi il Popolo Romano, ma il concetto rimane scolpito

VILLÆ. BVRGHESIÆ. PINCIANÆ CVSTOS. HÆC. EDICO QVISQVIS. ES. SI. LIBER LEGVM COMPEDES.NE.HIC.TIMEAS ITO. QVO. VOLES.CARPITO. QVAE, VOLES ABITO. QUANDO. VOLES EXTERIS. MAGIS. HAEC. PARANTUR. QUAM. HERO IN. AVREO. SAECVLO. VBI. CVNCTA. AVREA TEMPORVM. SECURITAS. FECIT FERREAS. LEGES. PRAEFIGERE. HERVS. VETAT SIT. HIC. AMICO. PRO LEGE. HONESTA. VOLUNTAS VERVM. SI. QUIS. DOLO. MALO LVBENS. SCIENS AVREAS. VRBANITATIS. LEGES. FREGERIT CAVEAT. NE. SIBI TESSERAM. AMICITIAE. SVBIRATVS. VILLICVS ADVORSVM. FRANGAT
Io custode della Villa Borghese, Questo pubblicamente dichiaro: Chiunque tu sia, purché uomo libero, non temere qui impacci di regolamenti; va pure dove vuoi. scegli ciò che vuoi, vai via quando lo ritieni. Queste delizie sono fatte più per gli ospiti che per il padrone. Nel secolo d’oro in cui la sicurezza rese aurea ogni cosa, il padrone proibisce di imporre leggi ferree all’ospite che qui si indugi. L’amico abbia qui in luogo della legge il buon volere; se invece alcuno con malvagio inganno volente e cosciente, infrangerà le auree leggi della cortesia, badi bene che il custode adirato non gli stracci la tessera dell’amicizia

