Sabato 7 febbraio, alle ore 16.00, presso la Sala Maestre Moriconi, Via Roma, 14/A di Giove è stato presentato il volume “I mulini ad acqua dell’Amerino. Dagli archivi la loro storia” realizzato da Italia Nostra Amelia e curato dalla vicepresidente, architetto Maria Cristina Marinozzi.
Il volume
Il volume raccoglie gli esiti di una ricerca archivistica sui mulini ad acqua svolta presso gli Archivi di Stato di Terni e di Ancona e alcuni archivi comunali e le ricognizioni patrimoniali della sezione di Italia Nostra Amelia con la collaborazione degli attivisti e i volontari del Progetto “MINORE” sul territorio dei comuni di Amelia, Penna in Teverina, Giove, Lugnano in Teverina, Guardea e Baschi, oltre alle ricerche degli autori, Marina Docci architetto e docente di Restauro architettonico presso La Sapienza Università di Roma e Riccardo Passagrilli, responsabile del Servizio cultura e turismo del Comune di Amelia.
Il progetto “MINORE: un faro sul Patrimonio Culturale”
“MINORE: un faro sul Patrimonio Culturale” è un progetto nazionale di Italia Nostra APS, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a cui ha aderito la sezione di Amelia, ed ha riguardato il patrimonio culturale cosiddetto “minore”, di cui l’Italia è particolarmente ricca.
Alla declinazione del Progetto Minore proposta dalla sezione Italia Nostra Amelia sui mulini ad acqua dell’Amerino e ai relativi percorsi e prodotti, cioè la Comunità Patrimoniale e la pubblicazione, hanno aderito in forma di collaborazione l’Archivio di Stato di Terni e l’Archivio di Stato di Ancona, mentre hanno concesso il loro patrocinio il Comune di Amelia, il Comune di Lugnano in Teverina, il Comune di Giove, il Comune di Penna in Teverina, il Comune di Baschi e l’impresa Trekking Monti Amerini.
Un patrimonio meritevole di attenzione
Il volume restituisce alla comunità la consistenza e la storia del patrimonio di archeologia industriale, in larga parte sconosciuto al pubblico, disseminato lungo i corsi d’acqua dell’Amerino tributari della sponda sinistra del Tevere nel tratto da Orte a Baschi.
Un patrimonio meritevole di attenzioni e cura per la sua rilevanza e che è al centro degli interventi della Comunità Patrimoniale “I mulini ad acqua dell’Amerino”, come sta avvenendo a Giove, dove la presentazione del volume è l’espressione di un percorso di collaborazione con la comunità locale per la valorizzazione dei mulini di Capita e Botte che si trovano all’interno del Bosco della Bandita, un bosco storico per il quale è in corso la procedura di riconoscimento come area protetta.
Il Bosco della Bandita
Il Bosco della Bandita, a cui è dedicata la seconda parte della presentazione, è al centro di un progetto di restauro sia degli elementi naturalistici che delle testimonianze storiche presenti in esso, compresi i mulini ad acqua che sono documentati, allo stato attuale della ricerca, agli inizi del Cinquecento.
Il programma degli interventi
Il programma ha visto i saluti istituzionali del Sindaco di Giove, Marco Morresi e dell’Assessore ai Servizi Sociali e alla Cultura di Giove, Beatrice Bernardini. Introducono Giancarlo Sgrigna, Presidente di Italia Nostra Amelia e Carlo Papalini, Referente nazionale per il restauro ambientale della Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali (FISI) e promotore dell’Area Protetta del Bosco della Bandita di Giove, con la presenza degli autori Maria Cristina Marinozzi, Marina Docci e Riccardo Passagrilli, e gli interventi di Viola D’Ettore, Architetto del Gruppo di coordinamento del Progetto Minore di Italia Nostra APS, Claudio Varagnoli, Professore di Restauro architettonico presso La Sapienza, Università di Roma, Facoltà di Ingegneria Edile-Architettura, Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale (DICEA), Alessandro Bottacci, Dottore forestale-Vicepresidente della Società Italiana di Restauro Forestale (SIRF) e Massimo Formica, Medico ambientale di Natura Ambiente Salute (NAS).
Italia Nostra Amelia














