Potremmo intitolarla “IRONIA DEL DEGRADO” oppure “FINESTRA ROTTA SPOSTATI”: è l’involontaria opera seconda di Aurelio De Felice (1915-1996). Questi credeva che le riproduzioni delle proprie sculture dovessero ovviamente essere in piedi e non certo finire a terra o su una panchina. E immaginò di collocarle nel parco-museo di Torre Orsina, Terni, proprio accanto alla sua magione di un tempo.
“Il Manovale” in panchina
La statua caduta si chiama ‘Manovale’. A Terni, è vero, la cultura non sembra potersi reggere sulle proprie gambe. Sta plasticamente facendo un ennesimo episodio di trascuratezza sembra infatti inserirsi perfettamente in una storia ben più lunga delle barbare contingenze: ciò che non è parte della locale narrazione dominante -acciaio, fabbrica, produzione, ordine, silenzio, compatibilità forzata- è infatti da sempre percepito come laterale, ornamentale. Non a caso, siamo l’unico capoluogo di Provincia medio che non ha e non avrà un’Università degna di questo nome, oltre all’ulteriore carenza di presidi culturali e sociali dignitosi.
L’importante è soltanto “ferraccio & affini”, con veline quotidiane al seguito e amabili favolette a uso e consumo degli sprovveduti. Alla fine, se cade un ‘Manovale’, pazienza, no? Ecco allora come l’opera d’arte a terra, infine poggiata pietosamente su una panchina (da lustri semirotta anch’essa), il parco degradato, peraltro collegato con una strada Emmenthal alla rete viaria, siano soltanto conferme antropologiche.
Che poi, osservandola meglio, la statua non sembra soltanto riposare: pare stremata. Questa è arte concettuale, performance notevole, per quanto casuale. Un’opera che, nel suo apparire così svuotata, ricorda la condizione odierna dell’Italia. Ma il ‘Manovale’, per la sua peculiare ubicazione, a due passi dalla Cascata delle Marmore, si rivolge anzitutto a Terni, città in forte decadenza, senza troppe speranze, con tanti giovani e meno giovani scolarizzati necessariamente emigrati o finiti in un cantuccio, in attesa sulla panchina della vita. E’ la rappresentazione fisica di una comunità che ha lasciato cadere tutto ciò che avrebbe potuto donarle un’altra grammatica: cultura, paesaggio, bellezza, cura, dissenso. Memoria. Futuro.
Andrea Liberati -presidente ‘Italia Nostra’ Terni






