La legge 394/1991 definisce la disciplina nazionale sulle aree naturali protette, sia terrestri che marine. Pur continuando a costituire l’asse portante per la tutela del patrimonio naturale, necessita oggi di un’azione di riforma per rafforzare il quadro di governance, coniugare tutela ambientale e sviluppo locale e rispondere agli obiettivi ambiziosi introdotti progressivamente dalla normativa europea sulla natura e la biodiversità. La legge quadro precede infatti la costituzione della Rete Natura 2000, il Codice dei beni culturali e del paesaggio, la riforma costituzionale dell’articolo 9 e le più recenti strategie e pianificazioni europee sulla biodiversità e sul ripristino della natura. La sfida è costruire un sistema capace di tenere insieme patrimonio naturale e patrimonio culturale, materiale e immateriale, assumendo una visione olistica ed integrata del concetto di tutela del territorio. Nei parchi italiani biodiversità, paesaggio, architetture rurali, tradizioni, saperi, produzioni tipiche e identità delle comunità sono parti di uno stesso equilibrio. Per questo la conservazione non può essere affrontata per compartimenti separati: la qualità degli ecosistemi dipende anche dalla permanenza delle comunità e dalla continuità di pratiche agricole, artigianali e culturali che hanno modellato quei territori nel tempo.
L’Italia conta 24 parchi nazionali e oltre 800 aree protette, che non sono spazi isolati o disabitati ma territori vissuti e produttivi. Qui la tutela svolge anche una funzione economica concreta: turismo naturalistico, agricoltura biologica, produzioni tradizionali, filiere agroalimentari di qualità e gestione sostenibile delle risorse possono generare reddito e lavoro senza compromettere il capitale naturale da cui dipendono. La riforma dovrebbe quindi rafforzare l’idea dei parchi come laboratori di sviluppo sostenibile e come parti di una vera infrastruttura verde e blu nazionale, connessa da reti ecologiche e corridoi naturali. Una visione che richiede anche strumenti di pianificazione coordinati, capaci di mettere in relazione tutela della biodiversità, uso del suolo e sviluppo dei territori, preservando l’identità storica dei paesaggi. Una governance efficace deve saper orientare investimenti e creare nuove opportunità economiche compatibili con la tutela, sostenendo le attività che valorizzano il territorio senza comprometterne gli equilibri: dall’agricoltura alla silvicoltura, dal turismo lento alle produzioni locali e ai servizi legati al patrimonio naturale e culturale.
Un esempio concreto viene proprio dall’agricoltura nelle aree protette. Nei comuni dei parchi nazionali e regionali sono state censite circa 232 mila aziende agricole su oltre 1,2 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata, accanto a un patrimonio diffuso di produzioni tipiche e tradizionali. È la dimostrazione di come tutela del capitale naturale, paesaggio agrario, enogastronomia e turismo possano alimentarsi reciprocamente e generare opportunità economiche per le comunità locali.
La tutela, dunque, non rappresenta un vincolo esterno allo sviluppo ma la condizione per renderlo duraturo. Una riforma efficace dei Parchi dovrebbe creare un sistema nazionale capace di proteggere gli ecosistemi e, insieme, sostenere economie locali compatibili, occupazione e coesione territoriale.
Edoardo Croci
Presidente nazionale di Italia Nostra APS
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L’articolo è stato pubblicato sul quotidiano “L’Avvenire” del giorno 23 settembre 2026






