Ripristino della Natura: l’analisi di Italia Nostra sul nuovo Schema di Decreto Legislativo in discussione. Il recente Schema di decreto legislativo (Atto del Governo n. 369), volto ad adeguare la normativa italiana al Regolamento (UE) 2024/1991 sulla Nature Restoration Law, rappresenta un passaggio decisivo per la tutela ambientale nazionale
Italia Nostra, attraverso una memoria firmata dal Presidente nazionale Edoardo Croci, dalla consigliera nazionale Gioia Sforza e dal rappresentante del Gruppo tematico Riccardo Picciafouco, offre una valutazione articolata del testo, indicando criticità, esigenze di adeguamento normativo e proposte operative per garantire un reale ed efficace ripristino degli ecosistemi degradati. Il documento prende in esame ambiti di differente trattazione, dalle premesse alle aree di intervento, dalla partecipazione pubblica all’investimento finanziario fino al riverbero sulla legislazione attuale.
Un quadro normativo da rafforzare
Nelle sue premesse, la memoria richiama la necessità di fondare il decreto su cardini giuridici essenziali:
- Articolo 9 della Costituzione, che tutela paesaggio, patrimonio culturale, ambiente, biodiversità ed ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni.
- Convenzione Europea del Paesaggio, in particolare l’art. 5, che impone agli Stati di riconoscere il valore del paesaggio, adottare politiche di protezione, gestione e pianificazione, e promuovere la partecipazione pubblica.
Questo impianto valoriale, secondo Italia Nostra, deve essere esplicitamente integrato nella bozza del Decreto, affinché la normativa nazionale risulti coerente con la visione europea sul ripristino naturale.
Ripristino ecologico: ambiti prioritari d’intervento
Il Regolamento europeo richiede agli Stati membri di avviare interventi concreti sul territorio ed elaborare entro settembre 2026 un Piano Nazionale di Ripristino (PNR).
Italia Nostra evidenzia che il D.lgs. introduce misure pertinenti ma deve rafforzare la propria efficacia, soprattutto in alcuni ambiti considerati prioritari:
- Arresto del consumo di suolo
Considerato la condizione necessaria per qualsiasi politica di ripristino.
- Aumento della copertura vegetale urbana
Obiettivo: nessuna perdita netta entro il 2030 e incremento progressivo dal 2031.
- Tutela e ripristino degli ecosistemi fluviali
Ripristino delle fasce ripariali, naturalità delle rive, qualità delle acque e sistema dei reflui.
- Salvaguardia del paesaggio agrario storico
Particolare attenzione agli alberi monumentali, elementi identitari e funzionali degli ecosistemi rurali.
Tutti ambiti che devono essere affrontati come un unico sistema integrato.
Il nodo della partecipazione pubblica
Il documento esprime preoccupazione anche riguardo alla reale efficacia della partecipazione prevista dal decreto.
L’art. 3 dello Schema di D.lgs. si limita a richiamare concertazione e consultazione degli stakeholder, ma:
- non definisce strumenti vincolanti,
- non stabilisce tempi e modalità di coinvolgimento,
- non garantisce la misurabilità dell’incidenza dei contributi civici.
Per Italia Nostra, senza una partecipazione strutturata e verificabile, il PNR rischia di perdere il suo carattere democratico e inclusivo, disattendendo la stessa Convenzione Europea del Paesaggio.
La criticità della “invarianza finanziaria”
Un altro punto sensibile è rappresentato dall’art. 6 del decreto, che introduce la clausola di invarianza finanziaria: gli interventi previsti devono essere realizzati senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.
Italia Nostra giudica questa impostazione potenzialmente dannosa:
- rischia di ridurre il PNR a un adempimento formale;
- considera gli interventi come “costi” e non come investimenti in capitale naturale;
- ignora i benefici economici della conservazione: riduzione dei danni futuri, resilienza climatica, minori spese emergenziali.
L’associazione propone anche possibili fonti integrative di finanziamento, tra cui:
- una quota delle tasse di soggiorno nelle aree ad alta pressione turistica, soprattutto nei territori soggetti a overtourism
La necessità di aggiornare la legislazione italiana
L’associazione sottolinea che il decreto si limita a un “coordinamento” con le norme vigenti, senza affrontare il problema della loro obsolescenza.
Tra le leggi richiamate figurano infatti:
- Legge Urbanistica Nazionale (L. 1150/1942)
- Codice dell’Ambiente (D.Lgs. 152/2006)
- Legge quadro sulle aree protette (L. 394/1991)
Secondo la memoria, il Regolamento europeo richiederebbe invece un’azione di adeguamento sostanziale, coinvolgendo proprio quei settori normativi che il D.lgs. dichiara di non voler modificare, nonostante la loro strategicità e, in alcuni casi, evidente vetustà.



