Italia Nostra

Data: 3 Maggio 2017

San Nicola Arcella: il “nobile” utilizzo del Palazzo del Principe

“Il palazzo del Principe” di S. Nicola Arcella, ubicato com’è sul promontorio di Capo Scalea, in posizione dominante, proprio sopra la meravigliosa baia naturale su cui è posto, di fianco, tutto il suggestivo borgo di S. Nicola, e su cui, più in basso, si affaccia anche la grande “Torre Crawford”, chiude, con uno stupendo colpo d’occhio sul Mar Tirreno, sull’Isola Dino e su Praia, l’ampia curva del golfo di Policastro.

Questo inizia in Campania con Capo Palinuro, percorre una significativa parte costiera che appartiene a ben tre regioni d’Italia, con al centro anche quella lucana di Maratea, e termina proprio in Calabria, dopo molte decine di chilometri, appunto con S. Nicola e Capo Scalea.

Si tratta di un manufatto settecentesco di grande valore, residenza estiva dei principi Spinelli, che avevano la loro dimora principale a Scalea. Il Palazzo presenta, oltre alla sua eccezionale posizione, una superficie complessiva di circa 2500 metri quadrati, distribuita su due piani ed un ampio spiazzo antistante che, una volta, era, probabilmente, allestito a giardino.

Il Comune di S. Nicola ne ha acquisita la proprietà, ma solo a patto di garantirne, dal canto suo, il completamento dei lavori di restauro, l’esecuzione di quelli di manutenzione, la custodia e l’utilizzo, in una parola la sua intera, completa e accorta gestione. Tutto questo è previsto da un “Accordo di valorizzazione” stipulato tra la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, la Direzione Regionale della Calabria dell’Agenzia del Demanio, e il predetto Comune di S. Nicola Arcella.

Il relativo capitolato obbligherebbe, inoltre, gli Amministratori comunali ad attenersi, secondo gli “Obiettivi di tutela e di valorizzazione culturale” a criteri di “eccellenza funzionale alla crescita economica e culturale del territorio”, in quanto si tratta propriamente “di luogo evocativo della storia del territorio e testimonianza della cultura del tempo”.

L’art. 3 dell’Accordo (Programmi e piani strategici di sviluppo), precisa che l’utilizzazione del bene dev’essere di tipo “culturale”, “turistica” e “terziaria” (destinata, cioè, all’espletamento di certi servizi), prevedendo “l’insediamento di alcuni uffici comunali” all’interno del Palazzo.

Non ci vuole molto a capire che la gestione di un luogo di tale importanza, anche a prescindere dalle qualificate e vincolanti indicazioni presenti, ovviamente, all’interno di un vero e proprio contratto, non può che rispondere ad autentici criteri di opportunità, di buon gusto, resi possibili, prima di tutto, dalla competenza e dalla sensibilità delle persone proposte alla gestione del bene.

E tuttavia… e tuttavia ci giunge notizia che durante la notte tra il 24 ed il 25 del mese di aprile u. s., nella corte settecentesca del “Palazzo del Principe”, adibita in questa occasione a discoteca, si è svolta un’affollatissima festa privata (a pagamento), sotto forma di spettacolo musicale dal vivo e poi anche di ballo, animato da “musica da discoteca” selezionata dalla “consolle” e diffusa a volumi sostenuti.

Pur non volendo troppo infierire sui responsabili dell’accaduto, ora ci viene in mente soltanto quell’espressione del personaggio di Cetto La Qualunque, ideato da Antonio Albanese che, tra le altre cose, dice anche: “Date a Cetto quel che è di Cetto. Accetto!”.

Ciò identifica la bella e colta terra di Calabria con una certa personalità disposta a passare su tutto e su tutti, purché tutto e tutti siano piegati a certi scopi non sempre e propriamente qualificabili come squisitamente culturali, edificanti e, nell’insieme, di alto livello.

Anche se i responsabili del Comune di S. Nicola Arcella in questa occasione, a nostro avviso, non si sono particolarmente distinti per oculatezza, anzi si sono assunti con leggerezza i rischi legati a questo genere di manifestazioni, crediamo non sia necessario, per ora, insistere oltre su questo.

 

“Italia Nostra”, Sezione Alto Tirreno Cosentino

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