Inviato l’appello al Ministro Giuli e agli Organi centrali e consultivi del Ministero della cultura per la tutela e conservazione dello Stadio Flaminio di Roma a fronte del progetto presentato dalla SS Lazio. Con una nota del 27 agosto u.s. importanti Associazioni, Do.co.mo.mo Italia, AIPAI, AAA/Italia, Italia Nostra Roma, Carte in Regola, Fondazione Nervi, esponenti del mondo accademico, si appellano al Ministro Giuli e agli Organi centrali e consultivi del Ministero della cultura per la corretta tutela e valorizzazione dello stadio Flaminio a Roma, realizzato da Pier Luigi e Antonio Nervi e inaugurato nel 1959 in occasione della XVII Olimpiade: un’opera unica e irripetibile a cui è stato riconosciuto, con decreto ministeriale del 27.09.2018 l’interesse storico-artistico particolarmente importante ai sensi dell’art.10, comma 3, lett. d) del Dlgs 42 del 2004, per tutte le rilevanti considerazioni e motivazioni contenute nella relazione che accompagna lo stesso vincolo.
L’appello al Ministro Giuli
A fronte degli argomenti analiticamente esaminati e delle pertinenti considerazioni critiche contenuti nell’appello, nella convinzione che il parere della Soprintendenza sia da censurare nel merito e nel metodo, essendo stato emesso in pieno contrasto con i dettami del vincolo e con la normativa di tutela, evidenziando altresì una sommessa e pericolosa rinuncia ai compiti e doveri istituzionali assegnati dall’art. 9 della Costituzione, Italia Nostra Roma confida nell’intervento del Ministro e degli organi ministeriali competenti per il ritiro in autotutela del parere di massima favorevole emesso dalla Soprintendenza Speciale di Roma capitale con la nota del 10 agosto 2026 e comunque per la messa in atto di ogni misura volta alla conservazione e salvaguardia dell’importante testimonianza di architettura e ingegneria del XX secolo.
Questo l’appello inviato:
“All’attenzione del Ministro della Cultura Dott. Alessandro Giuli
Al Presidente del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici Prof. Claudio Strinati
Al Direttore Generale Archeologia, belle arti e paesaggio Dott. Fabrizio Magani
Al Presidente del Comitato tecnico-scientifico per l’arte e l’architettura contemporanee Prof. Giovanni Francesco Tuzzolino
Al Direttore Generale Creatività Contemporanea Dott. Costantino D’Orazio
Al Servizio III – Architettura contemporanea, periferie e rigenerazione urbana Arch. Maria Piccarreta
Roma, 27 Agosto 2026
Appello per la tutela e conservazione dello Stadio Flaminio di Roma contro il progetto della SS Lazio.
Mentre i lavori di ristrutturazione dello stadio Artemio Franchi a Firenze ne stanno progressivamente cancellando i valori espressivi e testimoniali riconosciuti dal Ministero per la Cultura, si manifesta il nuovo ‘caso’ dello stadio Flaminio a Roma, realizzato da Pier Luigi e Antonio Nervi e inaugurato nel 1959 in occasione della XVII Olimpiade. La Capitale sembra invischiata tra un colpevole abbandono del monumento e un progetto di presunta valorizzazione che ne cancella la percezione oltre a rischiare una pesante alterazione dell’assetto del contesto urbano.
Le sottoscritte Associazioni dichiarano la netta opposizione al progetto presentato dalla SS Lazio, la cui realizzazione comporterebbe la concreta cancellazione dell’opera che, pur materialmente presente, diventerebbe concretamente ‘invisibile’. Un altro capolavoro del nostro patrimonio monumentale del Novecento irrimediabilmente perduto.
Tali considerazioni derivano dalla presa visione del progetto di “riqualificazione” dello stadio Flaminio presentato dalla SS. Lazio e dalla lettura del parere espresso dalla Soprintendenza Speciale di Roma Capitale. Con la nota del 10 agosto 2026, indirizzata a Roma Capitale oltre che ad altri Uffici del MiC, la Soprintendenza ha, infatti, fornito il proprio “parere di competenza” sul progetto di riqualificazione dello stadio Flaminio, regolarmente sottoposto a tutela, dopo aver esaminato le integrazioni richieste e fornite dalla SS. Lazio. Un parere imbarazzato e imbarazzante.
Imbarazzato per il modo in cui la stessa Soprintendenza sembra aver smarrito il suo ruolo abdicando alle sue responsabilità pubblicistiche e a ogni elementare discernimento tecnico e critico. Imbarazzante per chi, ad esempio, è costretto a leggere che “la proposta del nuovo stadio risulti essere soprammessa (sic) allo stadio Flaminio preesistente” e che gli sgraziati dinosauri metallici atti a sostenere il nuovo anello riprodurrebbero “a scala più grande” i telai di Nervi.
Ma andiamo con ordine. Dopo aver richiamato i caratteri architettonici e testimoniali dell’opera, peraltro già illustrati in modo ben più ampio nella relazione di vincolo, e dopo aver sottolineato la necessità che “venga avviata un’opera di conservazione, restauro e valorizzazione dello Stadio Flaminio con opere di riqualificazione, ammodernamento e adeguamento al fine della rimessa in pristino”, la Soprintendenza anticipa il proprio “parere preliminare di massima favorevole” sul progetto presentato dalla SS. Lazio, specificando alcune “condizioni”. La prima è “l’alleggerimento dell’anello-pensilina esterno per poter percepire maggiormente lo stadio preesistente che resta all’interno della nuova struttura” (il neretto è nostro). Ci domandiamo come sia possibile pensare che l’effetto straniante di ‘fuori scala’ del progetto, oltre che di mascheramento dello stadio preesistente, con strutture metalliche ben più alte di quelle originarie in calcestruzzo, possa essere “alleggerito” per “percepire maggiormente” le strutture originarie.
Quanto alla “pensilina aggettante sulla tribuna d’onore”, la Soprintendenza riporta alcuni brani della letteratura critica che ne esaltano i caratteri e, con un giro di parole, informa che “il vincolo …di tutela del 27.09.2018 n. 74 non potrebbe essere autonomamente modificato dalla scrivente Soprintendenza” quasi facendo intendere che, se ne avesse avuto la possibilità, la stessa Soprintendenza l’avrebbe modificato pur di non contraddire il progetto. Segue una sorta di excusatio non petita, sulla complessità delle procedure atte a modificare un provvedimento di tutela: del tutto superflua, sia perché, in tutta franchezza, non sarebbe attuabile nel caso in esame; sia perché le norme e le procedure di attuazione non ne contemplano l’ignoranza, soprattutto da parte di una pubblica Amministrazione qual è Roma Capitale. Ed è parimenti incredibile che, sempre riguardo alla pensilina, la Soprintendenza evochi quella dello stadio Artemio Franchi a Firenze, massacrato dai lavori attualmente in corso con il beneplacito del MiC che, come nel caso del Flaminio, ne aveva dichiarato l’interesse culturale. Anzi a Firenze l’Organo di tutela ha addirittura finanziato i lavori per la “Riqualificazione Stadio Artemio Franchi di Pierluigi (sic) Nervi” utilizzando i 95 milioni del PNRR prelevati dal fondo in propria dotazione.
Passando agli aspetti paesaggistici, la Soprintendenza cita alcuni passaggi dell’art. 28 delle Norme del P.T.P.R., in cui si parla di “conservazione e valorizzazione degli elementi naturali presenti delle visuali verso i paesaggi di pregio adiacenti mediante il mantenimento di corridoi verdi all’interno dei tessuti e di connessione con i paesaggi naturali”. Parte di questi caratteri è variamente riscontrabile nell’area circostante lo Stadio. Ma, in particolare, assume rilievo il rapporto con il contesto collinare, oltre che con il più immediato intorno urbano qualificato da numerose architetture d’autore realizzate per la XVII Olimpiade. Questo rapporto costituì un obiettivo degli estensori del bando di progettazione degli anni ‘50, ben consapevoli della sua importanza, al punto da fissare l’altezza del coronamento delle gradinate in 18-20 ml.: prescrizione mirabilmente interpretata da Pier Luigi e Antonio Nervi. Ma si deve, purtroppo, constatare che il nuovo anello porterebbe tali altezze a ben più del doppio in corrispondenza dei lati lunghi e ancor più in corrispondenza delle curve. Con tanti saluti al paesaggio e alla ‘misura’ che contraddistingue l’opera dei Nervi.
Con riferimento a tali aspetti, desta un certo stupore che la Soprintendenza ne sottolinei l’importanza “sia in relazione alle altezze attuali dello stadio Flaminio sia con le nuove altezze dello stadio di progetto, l’impatto dovrà essere calibrato e ben rapportato alla realtà consolidata in cui si va ad inserire”. Le differenti altezze dello stadio originario e di quello di progetto non possono ovviamente confrontarsi contemporaneamente con il paesaggio circostante, perché nel progetto della SS Lazio lo stadio di Nervi, nascosto com’è, non ha più alcun rilievo paesaggistico. E, d’altra parte, l’altezza del nuovo stadio non potrà mai rispettare quella originaria. Sarà, infatti, cancellata completamente l’intima commistione tra dimensione paesaggistica e architettonica, leggibile lungo la linea di coronamento dello stadio. E altrettanto stupore desta l’irrituale indicazione progettuale della Soprintendenza, che impartisce indicazioni chiaramente contrastanti con la citata qualità dell’opera dei Nervi: “l’altezza massima che potrà raggiungere la nuova copertura dello stadio potrà essere l’altezza massima del vicino Auditorium Parco della musica infatti risulta evidente come tale rapporto sia prioritario per una corretta compatibilità paesaggistica”. In queste poche righe l’opera di Nervi è già scomparsa.
In conclusione, è evidente che il progetto tradisce il Piano di conservazione interdisciplinare dello stadio, redatto da Sapienza Università di Roma con la Fondazione P.L. Nervi e do.co.mo.mo. Italia e definito dalla stessa Soprintendenza “prioritario strumento metodologico e operativo al fine di perseguire la tutela e la conservazione del manufatto storico”. Di conseguenza, il parere favorevole non ne rispetta i contenuti e le prescrizioni, arrivando quasi a citarlo in modo puramente formale, senza trarne alcuna conseguenza sostanziale.
Ci appelliamo, pertanto, al parere del Ministro e del Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici per la corretta tutela e valorizzazione di un’opera unica e irripetibile”.
Italia Nostra sezione di Roma
Il Presidente
Oreste Rutigliano




