Può sembrare uno scenario di argilla e terre recenti, un luogo di frane e quindi pericoloso, una zona da evitare per la sua instabilità o se preferite una macchia vuota nelle possibili edificazioni, insomma di scarso valore ed interesse e allora meglio volgere lo sguardo altrove. A considerarli così questi luoghi mutevoli perché farne un parco?
La falesia del Conero
Eppure questa lunga falesia marnoso-arenacea che da Portonovo disegna la linea di costa settentrionale sino ad immergersi in vista del porto di Ancona è uno spazio speciale, dove fragilità e bellezza diventano un binomio inscindibile creando atmosfere suggestive tra il verde e il blu. Luogo dove anche la natura mostra adattamenti e presenze alquanto singolari.
La lotta delle piante per attecchire in qualche modo su quei suoli precari e adattarsi alla salsedine è una sfida continua per specie pioniere che per prime vanno alla riconquista delle zone franate; a crescere in quel mondo di nulla sono soprattutto ginestre e canne del Reno, accanto a specie mediterranee.
Lungo la linea della falesia corre un’importante rotta migratoria che fa convergere qui numerosissimi uccelli, soprattutto rapaci quali poiane, gheppi, falchi pecchiaioli. Gabbiani e cormorani, invece, sostano frequentemente sugli scogli prima di dedicarsi alla pesca.
Nelle spiaggette, raccolte ai piedi della falesia, diventa persino difficile immaginare quanto sia vicina l’urbanizzazione che ai lati della provinciale sovrastante ha disseminato di quartieri e villette, frazioni e piccoli nuclei questa parte del parco. Qui, in riva al mare soltanto le grotte testimoniano una presenza dell’uomo antica ma pur sempre rispettosa e ravvivata dai colori intensi dei cancelli.
In questo paesaggio davvero unico si possono percorrere storici “stradelli”, realizzati da pescatori e grottaroli che continuano a mantenere efficienti con sapiente manutenzione per superare il dislivello o piccoli smottamenti. Insieme a superbi panorami, la falesia racchiude tesori geologici di straordinaria importanza come i GSSP, stratificazioni riconosciute a libello mondiale; degli 11 siti in Italia ben due sono al Conero ed un terzo alla Vedova resta “congelato” per i troppi ostacoli alla fruizione.
Un mondo chiuso
Da troppo tempo questo speciale contesto paesistico-ambientale sta diventando un mondo chiuso a causa di recinzioni, cancelli e divieti che ne impediscono una libera fruizione, nonostante una secolare convivenza tra umo e natura; la chiusura riguarda già 3 sentieri ufficiali del Parco (310 Trave Nord, 311 Sardella, 312 Vedova) e vari accessi al mare. Noi crediamo invece che, con adeguata informativa insieme a puntuali interventi di messa in sicurezza degli stradelli questo particolare scenario con la natura e il mare fin dentro la città vada considerato un’eccellenza dl territorio per tutti. Solo aiutando a farla conoscere ed amare si potrà dare un futuro sostenibile alla falesia. La politica dei cancelli chiusi non ci sembra proprio la soluzione migliore.
Per questi motivi chiediamo al Comune di Ancona e al Parco del Conero di porre la questione della falesia del Conero tra le priorità delle proprie strategie, impegnandosi per:
- la rigorosa applicazione dele norme di tutela a salvaguardia del patrimonio ambientale e paesaggistico della falesia del Conero;
- la riapertura degli accessi attualmente chiusi da ordinanze sindacali attraverso interventi di messa in sicurezza ed adeguata segnaletica ai fruitori;
- il contrasto a qualsiasi ulteriore limitazione dei diritti di fruizione.
Ancona, 29 maggio 2026
Circolo Naturalistico “Il Pungitopo”, Comitato Mezzavalle Libera, Italia Nostra Ancona, Portonovo per tutti, CAI sezione di Ancona, WWF Marche



