Le dichiarazioni del Ministro Salvini, durante la riunione del Consiglio dei Ministri di giovedì 30 aprile, in merito all’approvazione del Decreto sul Piano casa dove (on l’inserimento di un suo codicillo) stava cercando di baipassare il parere delle Soprintendenze sugli interventi nei centri storici, ci lasciano a dir poco indignati allorquando un Ministro della Repubblica che – a prescindere dalla sua appartenenza politica – ha giurato sulla Costituzione (quindi anche sull’Art. 9 della stessa) è arrivato ad affermare con spocchioseria che le “Soprintendenze vanno rase al suolo”-
Al di là del linguaggio da “osteria” (con tutto il rispetto di quelle che ancora esistono) che certamente non si addice a chi ricopre un ruolo istituzionale, la questione risulta di una rilevante gravità in quanto non si tratta di non poter esprimere un punto di vista critico su organismi dello Stato ma di ritenere che la loro articolazione sul territorio possa essere eliminata perché – a suo parere – sarebbe inutile e dannosa rispetto agli obiettivi della propria parte politica (ovvero di qualche interesse particolare) e non rispetto alle funzioni che sono chiamate a svolgere, nel nostro caso quelle della tutela del patrimonio storico, artistico e naturale dello Stato come – appunto – recita l’Art. 9 della nostra Carta costituzionale.
Il Ministro Salvini probabilmente ritiene che il suo ruolo di rappresentante di un partito e dei suoi interessi politico-elettorali prevalgono su quelli dello Stato e per cui il suo ruolo di Ministro della Repubblica viene dopo rispetto a quelli della propria parte politica e di qualche categoria che potrebbe garantirgli qualche voto.
Per questo vicenda diamo atto al Ministro della Cultura Giuli che ha “puntato i piedi”, reagendo adeguatamente a tanto turpiloquio, non fosse altro per legittimare il suo ruolo istituzionale e quello dell’intera “macchina dello Stato”, cui è stato chiamato a guidare, che opera e deve operare esclusivamente per salvaguardare le peculiarità della nostra Italia, quell’identità di cui quotidia-namente qualche ministro si riempie la bocca, ma che poi non ha remore a adottare provvedimenti impropri e devastanti per tante aree e per molti beni del territorio che connotano – appunto – l’identità del nostro Paese.
Di tutt’altro invece il “nostro” Ministro Salvini e V.Presidente del Consiglio si dovrebbe preoccupare, ovvero che il Ministero della Cultura e le sue articolazioni territoriali non siano depotenziate e svilite nelle proprie competenze sia sguarnendole in termini di risorse umane e finanziarie ed anche rispetto ai tempi ed al valore devono esprimere i propri pareri su progetti che potrebbero compromettere irreversibilmente le risorse storiche, artistiche, archeologiche, architettoniche, paesaggistiche e antropologiche delle varie regioni d’Italia.
Se il nostro patrimonio culturale viene compromesso con provvedimenti (statali o regionali) improntati a superare gli strumenti di tutela dei cosiddetti “gioielli di famiglia” (come sta avvenendo in tante realtà italiane) si andrà a perdere quella “biblioteca diffusa” su cui si è formata la nostra nazione diventando punto di riferimento nel mondo in tanti settori dell’arte, della moda, del costume e della cultura in generale (quindi per le economie correlate) per cui l’istituzione del Ministero del “Made in Italy” può trovare ragione di esistere.
Entrando nel merito del ruolo e dell’operatività delle Soprintendenze è doveroso affermare che, oltre alle funzioni svolte dal Ministero a livello centrale, chi è preposto ad operare sul “fronte” nell’istruire e controllare ciò che avviene sul territorio sono le Soprintendenze che, a seguito di alcuni suoi pareri, spesso sono sottoposte a critiche da parte di certi operatori economici e di alcuni amministratori non sempre motivati a salvaguardare le risorse culturali, paesaggistiche ed ambientali.
Pertanto sopprimere le Soprintendenze significherebbe rimuovere dai territori chi ha conoscenza dei beni del territorio in cui opera disponendo degli strumenti specifici per tutelarli. Se ciò non fosse significherebbe che tali compiti verrebbero svolti a livello centrale rendendo così più distante lo Stato dai cittadini e dai territori con l’adozione di provvedimenti standardizzati e avulsi dai contesti, proprio al contrario di quelle “ragioni” che vengono rivendicate da qualche forza politica che, con il federalismo, cerca di tutelare esclusivamente di qualche regione a scapito di altre.
Per tali ragioni respingiamo con forza le spocchiose declamazioni di Salvini e – nel contempo – gli chiediamo di adoperarsi affinchè i beni culturali e naturali, che sono la principale risorsa del nostro Paese, siano adeguatamente tutelati, a prescindere dalle appartenenze partitiche di ogni Governo, sapendo valorizzare tutte le professionalità che operano nelle istituzioni centrali e periferiche.
Il Segretario della Giunta Il Presidente
Marcello Seclì Mario Fiorella





