PPR, vent’anni di resistenza. Lunga vita al Piano. Il Piano Paesaggistico Regionale compie vent’anni. Vent’anni in cui ha resistito a tentativi di svuotamento e aggiramento. Vent’anni in cui ha salvato la Sardegna dalla cementificazione. Italia Nostra Sardegna continua a difendere il PPR, ripetendo come un mantra che le tutele non si devono depotenziare, ma rafforzare ed estendere.
Fin dal suo nascere il Piano Paesaggistico Regionale Sardo fu censurato dalla parte politica che lo avversava come un “paradosso pianificatorio”! Pochi giorni dopo la sua approvazione nel 2006 era già sotto assedio: ricorsi al TAR, al Consiglio di Stato, al Presidente della Repubblica. Come ricordò Renato Soru in Consiglio regionale nel 2011: «Il PPR è stato presentato come “un mostro giuridico”, invece ha resistito a centinaia di ricorsi. Non c’è probabilmente una norma in tutta Italia che abbia resistito a una tale quantità di ricorsi».
La bocciatura del referendum abrogativo
A stretto giro era seguita la legittimazione popolare con la bocciatura da parte dei Sardi di quel referendum abrogativo proposto e sostenuto da una destra organica agli interessi della speculazione immobiliare, con l’intento di dar luogo a quell’indissolubile asse cementizio che avrebbe dovuto aprire la strada al sacco delle coste sarde. Un sigillo democratico e plebiscitario, quello della volontà popolare dei Sardi, che nessuna Giunta, di qualsiasi colore politico essa sia, potrà nel futuro mai pensare nemmeno di scalfire. In questi venti anni infatti, tutte le Giunte regionali che si sono succedute hanno provato a mettere mano a quel Piano. Sempre con il pretesto dichiarato di “migliorarlo”, sempre con l’intento sotteso di indebolirlo, sempre fallendo.
I tentativi di manomissione del PPR
E’ il caso forse di rievocarli questi illustri esecutivi:
La Giunta Cappellacci con il “Piano Paesaggistico dei Sardi”, un goffo tentativo semantico, presentato come “aggiornamento” approvato in fretta e furia dalla Giunta senza neppure completare la procedura di Valutazione Ambientale Strategica. Fallì miseramente.
La Giunta Pigliaru con la maldestra e non riuscita introduzione di modifiche strutturali, che avrebbero snaturato l’impianto del Piano.
La Giunta Solinas, con il ricorso al subdolo strumento della deroga, per consentire l’edificazione di strutture sul bagnasciuga, purché di lusso. Un attacco diretto alle coste sarde, mascherato da sviluppo turistico. Altro flop clamoroso.
Il prezzo della tutela è la vigilanza eterna
Amministrazioni regionali, che perseguivano uno scopo comune bipartisan: recidere le maglie ferree della tutela! Anche se tutti i tentativi sono miseramente naufragati, la lezione che ne deve trarre la “costante resistenziale sarda” non può essere più chiara: il prezzo della tutela è la vigilanza eterna, perché la speculazione è sempre in agguato ed ogni cedimento partorisce mostri di cemento!
Secondo una vulgata, addotta anche dai Sindaci nel corso dei recenti incontri, la maggior parte dei Comuni sardi non avrebbe adeguato i propri strumenti urbanistici per la farraginosità delle norme tecniche di attuazione del PPR. Niente di più falso. La verità è che l’assenza della conformità dei PUC al PPR ha consentito alle amministrazioni locali di godere di un’ampia franchigia nell’applicazione dei numerosi e devastanti Piani casa che si sono succeduti in questi anni. In altri casi i PUC, pur se adottati dai Consigli Comunali, non sono stati poi approvati dalla Regione perché privi di coerenza con le norme sovraordinate.
I risultati del PPR
L’eloquenza dei dati è inequivocabile: densità edilizie scandalosamente superiori alle norme vigenti e previsioni di insediamenti lungo la fascia costiera talvolta doppie rispetto a quella previste dal PPR. Senza tema di essere smentiti si può dunque affermare che il Piano Paesaggistico non solo non genera un freno ad uno sviluppo edilizio in linea con la normativa vigente, ma che costituisce l’unico argine al dilagare della speculazione.
Bastano pochi ma significativi esempi a dimostrarlo.
- Tuvixeddu: il colle e la più importante necropoli punica del mondo antico sono oggi salvi grazie al vincolo imposto dal PPR.
- Tuerredda: il regista Milani e la sua narrazione della resilienza del sardo Ovidio ha emozionato l’Italia con “La vita va così”. Il film però tace su di un retroscena cruciale: non fu solo la resistenza individuale di Marras a fermare il resort, ma anche la salvifica applicazione della legge Salvacoste e del PPR, nonchè l’impegno indefesso di Italia Nostra.
- Nuraxi Figus (Gonnesa): il TAR Sardegna ha salvato il nuraghe dall’impatto dell’eolico. Il sindaco Pietro Cocco ha dichiarato: «Ci siamo dotati di un piano urbanistico, adeguato al piano paesaggistico regionale, che prevede la possibilità di installare impianti fotovoltaici solo sui tetti. Un’azienda ha contestato la nostra scelta e il Tar ci ha dato ragione».
La vicenda di Cala Finanza: è il più recente tentativo di deregulation (in sintesi le ZES) finalizzato al depotenziamento della tutela. Un resort di lusso da realizzare in un’area classificata come zona H di salvaguardia dal PUC di Loiri Porto San Paolo, adeguato al PPR. La Regione ha presentato ricorso al TAR contro la decisione del Governo, che ha ignorato i pareri contrari formulati da tutte le Amministrazioni competenti. Italia Nostra e altre associazioni interverranno nel procedimento ad adiuvandum, mentre la petizione popolare ad opponendum ha superato le 100.000 adesioni.
Le richieste di Italia Nostra alla Regione Sardegna
Dopo l’annuncio iniziale di voler estendere il PPR alle zone interne nel tentativo di dotare di maggiore resilienza il quadro normativo teso a disciplinare la diffusione delle rinnovabili (la c.d legge sulle aree idonee), la Regione Sardegna sembra voler mutare indirizzo politico parlando di “aggiornamento”, una variazione semantica che apre al ciclico riproporsi di derive interpretative: rendere il PPR più “flessibile”, attualizzarlo e trasformarlo in un “motore di sviluppo” ecc.
Parole che sentiamo da vent’anni e che, tradotte, significano sempre la stessa cosa: allargare le maglie della tutela. Negli incontri pubblici è stata del tutto latente la declaratoria di indirizzi politici regionali e quindi labili sono apparsi i confini entro cui circoscrivere e orientare il confronto.
Come Italia Nostra abbiamo a più riprese poste le stesse domande semplici e dirette:
Vogliamo lasciare intatte e se mai rafforzare le norme di tutela sulla fascia costiera previste nel vigente PPR?
Vogliamo estendere il PPR anche alle zone interne?
Vogliamo usare l’esperienza di questi anni e le vicende di Cala Finanza per rafforzare lo strumento della pianificazione paesaggistica e le garanzie dello Statuto per preservare il paesaggio e l’ambiente della Sardegna?
Vogliamo blindare il paesaggio e l’ambiente della Sardegna, mettendoli in sicurezza dall’attacco della deregolamentazione normativa futura e dalle mire della speculazione?
Per farlo, sarà necessario introdurre uno strumento di pianificazione integrativo capace di irrobustire le tutele esistenti e prevenire il riproporsi di vecchie derive interpretative, fenomeni purtroppo già noti e ciclici.
In tal caso Italia Nostra Sardegna c’è e contribuirà attivamente al processo di revisione proposto dalla Regione con la sua voce, le sue proposte e con sua presenza critica scevra da ogni interesse materiale. In caso contrario non consentiremo che venga tradita l’eredità dei Salzano, dei Settis, dei Magnaghi, dei Savi, dei Camarda, padri storici della cultura nazionale, che ci hanno consegnato il più bel Piano Paesaggistico italiano a tutela di un straordinario patrimonio naturale e antropico che come Associazione sentiamo l’obbligo di consegnare ai figli di tutti i Sardi.
Difenderlo non è dunque conservatorismo: è ancor più scegliere un futuro culturale nonchè economico per i Sardi e la Sardegna che metta al centro il paesaggio, l’ambiente e l’identità, piuttosto che consegnarlo allo sperpero ed allo sfregio per il sadico godimento di pochi.
Al punto in cui siamo deve essere questa classe politica a dover scegliere da che parte stare!

