Italia Nostra Palermo ospita il Club del Fornello di Rivalta nel giorno del riconoscimento UNESCO della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità e rilancia l’impegno per il futuro a trasmettere ai giovani la cultura del patrimonio italiano, materiale e immateriale.
Mercoledì 10 dicembre, nella sede palermitana di Italia Nostra, si respirava un’atmosfera di festa e di condivisione attorno a uno dei piatti più amati della città: lo sfincione, simbolo dello street food locale e protagonista delle tavole della Vigilia di Natale. Per l’occasione, Italia Nostra Palermo ha ospitato le socie della sezione palermitana del Club del Fornello di Rivalta, che hanno portato teglie fumanti di sfincione, creando subito un clima di calore autentico.
L’evento di Italia Nostra Palermo con il Club del Fornello di Rivalta

L’incontro, ultimo degli appuntamenti del ciclo di conferenze prima delle festività natalizie, è stato aperto da Adriana Chirco, presidente di Italia Nostra Palermo che ha accolto i presenti sottolineando l’importanza di ritrovarsi attorno a una tradizione gastronomica che è parte integrante dell’identità cittadina e ha ricordato come questi momenti di incontro contribuiscano alla tutela non solo dei monumenti, ma anche delle tradizioni immateriali che rendono viva la città. La Chirco ha poi invitato Gabriella La Rosa, presidente del Club del Fornello di Rivalta di Palermo, a presentare le consocie intervenute e a raccontare la storia del Club nato nel castello di Rivalta a Piacenza nel 1977, l’associazione che riunisce donne appassionate di cucina con l’obiettivo di salvaguardare la tradizione gastronomica italiana attraverso convivialità, cultura e solidarietà con l’impegno a tramandare ricette, memoria e storia familiare. Non a caso, ha aggiunto, “proprio oggi infatti l’UNESCO ha dichiarato la cucina italiana patrimonio immateriale dell’umanità”.
L’intervento del dott. Giovanni Gatto
Il cuore dell’evento è stato l’intervento del dott. Giovanni Gatto, socio di Italia Nostra, stimato gastroenterologo, esperto di dieta mediterranea e appassionato divulgatore delle tradizioni culinarie locali. Con l’ausilio di slide e di un linguaggio chiaro e coinvolgente, Gatto ha accompagnato il pubblico in un viaggio nella storia dello sfincione, ricordandone le probabili origini nel Monastero di San Vito e sottolineando come questo “pane condito” sia nato dalla volontà di rendere speciali i giorni di festa con ingredienti semplici e poveri.
Il dott. Gatto, che ha preparato una sua versione dello sfincione, ha poi illustrato le principali varianti della ricetta, spiegandone i contesti e i significati. La versione palermitana classica, morbida e alta, con salsa di pomodoro, cipolla stufata, acciughe, origano, pezzi di caciocavallo e la caratteristica spolverata di pangrattato “a muddica”, che regala croccantezza e Lo sfincione bianco, tipico di Bagheria, privo di pomodoro e condito con ricotta o tuma, cipolle e formaggi, emblema della cucina contadina natalizia più delicata.
La degustazione
A conclusione dell’intervento una degustazione, da tutti molto apprezzata, ha reso evidente quanto tradizione, gusto e convivialità siano inscindibili e facciano parte di una “cultura locale” da salvaguardare e portare avanti.
Il saluto della Presidente Chirco
Nel saluto conclusivo, la presidente Adriana Chirco ha rinnovato gli auguri ai soci di Italia Nostra per le prossime attività e ha condiviso il suo impegno per immaginare futuri progetti dedicati soprattutto alle nuove generazioni, come è stato espressamente richiesto dal nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante l’incontro in occasione delle celebrazioni dei 70 anni di Italia Nostra. Un impegno che vede e vedrà coinvolti i soci per la tutela delle bellezze monumentali, paesaggistiche e delle tradizioni, anche quelle culinarie e da oggi ancor di più costituiscono il patrimonio vivo dell’identità di un popolo.
Il nostro “sfincione” ha rappresentato molto più di un piatto tipico, ma un ponte fra passato e futuro, un simbolo di comunità e un tassello della cultura italiana.
Antonella Caradonna




