Un appello formale al Ministro della Cultura per riconsiderare il progetto delle archeo-stazioni di Chiesa Nuova e Castel Sant’Angelo, nel cuore del centro storico di Roma. È quanto emerge dalla LETTERA APERTA AL MINISTRO GIULI, sottoscritta da Italia Nostra – Sezione di Roma insieme a numerose associazioni e comitati cittadini.
Al centro della richiesta, la necessità di una variante costruttiva che riduca l’impatto ambientale, paesaggistico e culturale di interventi ritenuti eccessivamente invasivi in aree di straordinario valore storico e urbano, comprese nel perimetro UNESCO e sottoposte a vincoli monumentali.
Cantieri e impatti: le criticità segnalate
Le preoccupazioni nascono dall’avvio delle attività preparatorie nei cantieri, come l’installazione – già a partire dal 30 aprile – di grandi silos per la gestione dei fanghi bentonitici in Piazza della Chiesa Nuova.
Si tratta di strutture funzionali alla realizzazione dei diaframmi delle future stazioni, che comportano scavi di notevole entità: a Chiesa Nuova si prevede un intervento esteso per oltre 66 metri di lunghezza e 33 di larghezza, con profondità significative, mentre per Castel Sant’Angelo lo scavo potrebbe raggiungere i 44 metri.
L’impatto non riguarda solo le piazze ma anche il Parco della Mole Adriana, dove ampie porzioni verrebbero destinate alle attività di cantiere, incidendo su un’area recentemente oggetto di interventi di restauro con fondi giubilari.
Il nodo metodologico: tutela o trasformazione?
Le archeo-stazioni si basano su uno scavo archeologico “a cielo aperto” e sulla successiva realizzazione di una struttura in cemento armato con metodologia “top and down”, finalizzata – secondo i promotori – alla valorizzazione dei reperti rinvenuti.
Tuttavia, questa impostazione suscita forti riserve nel mondo accademico e associativo. L’archeologo Filippo Coarelli ha espresso dubbi sulla reale efficacia di tali interventi, sottolineando il rischio di smontare e ricostruire strutture antiche, con il pericolo di generare “falsi” e comprometterne l’autenticità.
Un modello non replicabile
Secondo i firmatari, l’applicazione estensiva del cosiddetto “modello San Giovanni” – adottato per altre stazioni della linea C – non può essere automaticamente replicata nel centro storico senza valutare caso per caso le specificità archeologiche e urbanistiche.
La realizzazione di “mega stazioni” viene così considerata incompatibile con una moderna cultura della conservazione, oltre che potenzialmente dannosa per l’equilibrio idrogeologico, il paesaggio urbano e il patrimonio ambientale.
La proposta: una variante sostenibile
Da qui la richiesta di una variante progettuale che ridimensioni gli interventi, limitandoli alla funzionalità del trasporto pubblico e riducendone l’impatto complessivo.
Una modifica in tal senso avrebbe, secondo i promotori, effetti positivi su più fronti: riduzione dei costi, tutela del patrimonio arboreo del centro storico, contenimento dei tempi di realizzazione e minore impatto sulla vivibilità urbana.
In particolare, viene evidenziato il rischio di perdita irreversibile di alberature e di aumento delle cosiddette “isole di calore”, con conseguenze sulla salute dei cittadini e sulla qualità della vita.
Un appello istituzionale per il centro storico
L’iniziativa si configura come un appello istituzionale affinché venga garantita la piena tutela dell’integrità paesaggistica e culturale di luoghi simbolo della città, come Piazza della Chiesa Nuova e il Parco della Mole Adriana.




