Italia Nostra

Data: 31 Luglio 2017

Svendiarte: con la probabile fiducia al Ddl Concorrenza, domani il Senato autorizzerà la svendita del nostro patrimonio artistico

Roma, 31.07.2017 – Approda domani al Senato per l’approvazione finale con probabile voto di fiducia il DDL concorrenza che fra molte norme giuste che rimuovono ostacoli al libero dispiegarsi della concorrenza a tutto favore dei cittadini, ne contiene alcune decisamente inique che depauperano il patrimonio culturale, che è di tutti, a esclusivo vantaggio di una ristretta e privilegiata lobby, quella dei mercanti d’arte, degli antiquari e delle grandi case d’aste internazionali.

Diversamente da quanto scritto e propagandato, Italia Nostra sin dal primo momento ha sottolineato la gravità di quanto il Governo si accinge a trasformare in legge evidenziando come le modifiche al codice dei beni culturali introdotte dal DDL concorrenza non rappresentano infatti una semplificazione delle regole relative alla circolazione internazionale dei beni culturali bensì un’eliminazione a monte dei controlli in uscita che lo Stato (evidentemente un competitor delle case d’aste) deve svolgere in applicazione dei compiti di tutela affidatigli dall’articolo 9 della Costituzione.

Se i beni che costituiscono il patrimonio culturale nazionale non possono lasciare in via definitiva il Paese, va da sé che per farli liberamente uscire bisognava rivedere il concetto di bene culturale, restringendolo e amputando ampi e importanti segmenti del patrimonio oggi protetto. Ed è esattamente ciò che è stato fatto.

Per liberalizzare l’uscita fuori dai confini del Paese di opere d’arte eseguite nel biennio 1947-1967 (opere che raggiungono sul mercato estero, ma anche nostrano, quotazioni da capogiro) si è dunque deciso di eliminare dal patrimonio culturale tutti indiscriminatamente i beni culturali compresi fra l’attuale soglia temporale di tutela (50 anni) e la prossima 70 anni. La norma non riguarda solo i beni mobili di proprietà privata che tanto interessano i mercanti d’arte, ma tutti i beni mobili, compresi quelli pubblici, delle fondazioni, degli enti ecclesiastici, e gli immobili (che di certo non sono esportabili).

La norma non riguarda solo l’esportazione ma tutte le attività di tutela. Da domani tutte le migliori opere di architettura, design, pittura, scultura, grafica, ecc. realizzate fra il 1947 e il 1967 dai più importanti maestri del Novecento italiano da Gio Ponti allo Studio BBPR, da Fontana a Carrà, Melotti, Guttuso, De Chirico, da Balla a Burri, dai fratelli Castiglioni a Marzo Zanuso, ecc. saranno libere non solo di uscire dal territorio nazionale senza alcun vincolo o controllo, ma anche di essere demolite, distrutte, danneggiate, adibite ad usi impropri, commerciate senza tracciabilità, restaurate, spostate e trasformate senza controllo.

Solo perché favorisce il mercato dell’arte.

Domani basterà dunque una semplice autodichiarazione per portare all’estero capolavori epocali del secondo ‘900 italiano che oggi dovremmo trattenere sul territorio invitando il grande pubblico internazionale ad ammirarli in patria. Ma non è tutto. Domani basterà una semplice autodichiarazione (prodotta ovviamente da chi chiede l’uscita) che le cose che si vogliono esportare valgono meno di 13500 euro per poterle liberamente trasferire oltreconfine indipendentemente dall’età e dall’autore (che potrebbe anche essere un genio assoluto della storia dell’arte Michelangelo, Raffaello, Caravaggio). Il tutto senza che gli uffici esportazione del Ministero dei beni culturali, che oggi controllano tutti i beni in uscita di autore non vivente e con più di 50 anni, possano mettere parola dal momento che non potranno più vedere i beni dal vivo.

Oltre il danno c’è anche la beffa. È stato infatti fatto di recente notare, durante il secondo passaggio del DDL alla Camera, che la prevista introduzione del registro elettronico consultabile in tempo reale dalle soprintendenze, che avrebbe dovuto in qualche modo mitigare il devastante effetto dell’uscita libera e indiscriminata mediante autocertificazione, consentendo la convocazione per tempo dei beni sospettati di essere stati ingiustamente stimati sotto soglia, è inapplicabile e ineffettiva. Questo registro che dal 1931 i mercanti d’arte erano obbligati a tenere in base al Testo unico delle leggi sulla pubblica sicurezza (TULPS) e che ai sensi dell’articolo 63 del codice dei beni culturali era periodicamente controllato anche dalle soprintendenze, è stato infatti abolito dal Decreto Legislativo 222/2016 entrato in vigore lo scorso dicembre.

ITALIA NOSTRA – ufficio stampa cell. 335.1282864  mariagrazia.vernuccio@gmail.com

 

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